Buon Natale a tutti con un’antichissima immagine della Natività che si trova nel Duomo di Mantova. Si tratta di un bassorilievo posto sul fronte di un sarcofago paleocristiano, collocato nella navatella destra della cattedrale tra l’altare intitolato a S.Eligio e quello dedicato a S.Luigi Gonzaga.
Le edicole sono indispensabili. Da noi infatti mancano le strade ampie e circondate da villette con il prato all’inglese. Forse è per questo che abbiamo le edicole e non i ragazzini in bicicletta che lanciano il giornale sulla soglia di casa. Non parliamo poi della posta che funziona a singhiozzo (a Mantova un eufemismo per questo periodo) e recapita i quotidiani in ritardo rendendo anacronistiche le notizie. L’edicola invece è sempre lì, che ci aspetta al solito posto: per questo ha successo.
Matera ha vinto il titolo di capitale europea della cultura 2019. Mantova è stata esclusa già alla prima selezione (era il 15 novembre 2013). E oggi? cosa pensiamo di fare per il 2019? Perchè non pensare che se i progetti presentati nel dossier di candidatura erano davvero buoni non possano essere realizzati in ogni caso? Provate a ragionare su cos’era Mantova nel 1519 e su cosa potremmo celebrare nel 2019.
Il rapporto tra Mantova e Shakespeare è fatto di citazioni fugaci come all’interno della Bisbetica domata o dei Due gentiluomini di Verona oppure la città diventa luogo importante come esilio di Romeo dopo l’uccisione di Tebaldo. E’ qui che Romeo viene a rifugiarsi su indicazione di frate Lorenzo e proprio qui riceverà la terribile notizia della morte della sua Giulietta.
La struttura delle città nasce dal luogo in cui sono costruite ma anche e soprattutto dagli uomini che ci hanno vissuto, dalle loro aspirazioni e dai loro obiettivi. La conversazione approfondisce i rapporti tra Mantova e la storia degli Ordini religiosi (benedettini, francescani, domenicani e gesuiti) e dei loro conventi e monasteri sotto il profilo della struttura urbanistica.
La copertina della Guida di Mantova di Ercolano Marani
Sono vent’anni che è morto ma chi si occupa per professione o per passione della storia di Mantova non può non incontrarlo. Il nome del prof. Ercolano Marani esce dalle bibliografie, appare nei libri e negli articoli a sua firma e in particolare, nel mio particolare ricordo, è legato a due elementi: i saggi su “Vie e piazze di Mantova” pubblicati su Civiltà Mantovana e la guida illustrata di Mantova.
Il nome di Mantova è pronunciato in quasi tutti i teatri del mondo quando guardando in alto, sopra il palcoscenico, si indica la mantovana, un tendaggio di rifinitura che attraversa l’arco scenico sopra il sipario. Naturalmente il nome della nostra città ricorre anche in commedie, tragedie e svariate opere teatrali e liriche ma effettivamente è solo visitandola che se ne possono cogliere pienamente i caratteri fortemente teatrali. Basti pensare alle piazze mantovane, veri e propri palcoscenici su cui si sono recitati alcuni tra i più importanti momenti della storia cittadina. Piazza grande di San Pietro, l’attuale piazza Sordello, vede la cacciata dei Bonacolsi nel quadro di Domenico Morone che rappresenta il colpo di stato gonzaghesco del 1328. Nulla può togliere tuttavia alla piazza il suo essere palcoscenico del potere dei Gonzaga e allo stesso tempo sagrato della cattedrale: un microcosmo che trova il suo eguale in scala minore in piazza Canossa. Peccato sia stata demolita l’esedra cinquecentesca che univa la facciata di Palazzo ducale al Duomo, chiudendo scenograficamente questo spazio urbano.
Vincenzo Gonzaga(1587-1612) sembra quasi un personaggio da romanzo se si scorrono gli avvenimenti che ne hanno costellato la vita: l’uccisione dell’”Ammirabile” Giacomo Critonio, lo scozzese James Cricthon così apprezzato dal padre duca Guglielmo e così detestato dal giovane Vincenzo; la liberazione del poeta Torquato Tasso dall’Ospedale di S.Anna a Ferrara; due matrimoni inframmezzati da una prova di virilità; tre crociate contro i turchi; un ordine cavalleresco personale; una brama di acquisizione di opere d’arte che culminerà con l’acquisto della Morte della Vergine di Caravaggio e con Rubens pittore di corte per una decina d’anni; la ricerca di un rimedio per la perduta virilità. Se tutte queste cose non fossero documentate si stenterebbe a crederle.
La Cattedrale di San Pietro (meglio nota ai mantovani come il Duomo) custodisce almeno 7 corpi incorrotti di santi e beati strettamente legati alla chiesa mantovana. E proprio il 1 novembre in occasione della festività di tutti i santi i sepolcri che contengono le reliquie sono aperti e offerti alla venerazione dei fedeli.
Il rio per gli italiani è un piccolo fiumicello ma per i mantovani è il canale che taglia a metà la città, collegando il lago superiore al lago inferiore e offrendo alcuni tra gli scorci più pittoreschi di Mantova.
Purtroppo alcune scelte urbanistiche del primo dopoguerra hanno portato alla copertura di un tratto del Rio e hanno trasformato per sempre il rapporto tra i cittadini e questo corso d’acqua, nascondendolo alla vista e costringendo ad un percorso ad ostacoli che lo volesse seguire dall’inizio alla fine.