Tag
Antonio Galli Bibiena, Giacomo Cecchin, Le finestre del Teatro Bibiena, Mantova Segreta, Mozart a Mantova, Teatro Bibiena, Teatro scientifico, Telemantova

Lo sapevate che anche i teatri hanno le finestre? Questo è vero soprattutto per il Teatro Bibiena che proprio perché destinato ad un utilizzo anche come aula scientifica aveva bisogno di luce naturale e diretta.
Giacomo Cecchin vi fa scoprire le finestre del Teatro scientifico e vi accompagna in un percorso che vi fa scoprire tutti i luoghi di questo splendido edificio.
Nella puntata di Mantova Segreta saliremo fino al loggione ed entreremo nel palco23 d’onore prima di arrivare alle finestre che sono proprio dietro la scena fissa che chiude il palcoscenico. Alla fine saliremo insieme a voi sul palcoscenico per farvi diventare protagonisti della puntata.
Qui potete vedere l’intera puntata mentre di seguito guardate il trailer di lancio di Mantova Segreta dedicata alla riscoperta del Teatro Bibiena.
Per approfondire su questo blog:
– I luoghi della musica: un nuovo progetto con Oficina Ocm e AmaDeus exMantova
– Mozart a Mantova con Giacomo Cecchin: la prima puntata di Mantova Segreta


Federico II Gonzaga è l’ultimo marchese di Mantova e il primo duca Gonzaga. E’ il figlio maschio tanto atteso da Isabella d’Este che punta tutto su di lui, insieme al marito Francesco II. Il ragazzo viene educato ad un futuro di grandezza e sarà spesso fuori Mantova come ostaggio: prima del papa Giulio II a Roma e poi del re Francesco I in Francia. E’ un uomo che si lascia guidare dalle passioni e in questo è il contrario dell’attento calcolo politico della madre Isabella d’Este. Lo prova il suo abbandonarsi all’amore per Isabella Boschetti, la sua amante favorita, che lo porta a sposarsi a ben 30 anni con il rischio di morire senza una discendenza e di lasciar spazio ai fratelli.
I giardini Nuvolari a Porta Pradella sono poco frequentati rispetto ad altri spazi verdi di Mantova. Anche Tazio Nuvolari, la statua che oggi dà il nome a questo spazio verde, gli volta le spalle. E pensare che i documenti ci dicono che quando furono creati con la demolizione del rivelino di porta Pradella dovevano continuamente intervenire sulle panchine per l’usura dovuta all’uso frequente. Forse a renderli solitari è il fatto di essere circondati da strade e rotonde che li fanno sembrare più piccoli di quel che realmente sono o forse è che dopo il recupero del lungolago è lì che i mantovani vanno a camminare per sentirsi lontani dal traffico. Eppure questi giardini offrono sorprese che non ti aspetti e ci sono ancora le panchine dove fermarsi a leggere un libro, le statue che ti osservano seriose e un piccolo corso d’acqua con un ponte che lo supera.
Tra il 1700 e il 1800 molte delle chiese mantovane hanno cambiato faccia, o dovremmo dire facciata. I parrocchiani e i sacerdoti volevano avere un luogo di culto aggiornato ai dettami dell’epoca e quindi al tardo barocco o al neoclassico.
