La toponomastica – cioè l’insieme dei nomi attribuiti a strade, piazze e luoghi – racconta spesso la storia dei territori meglio di molti libri. I nomi cambiano nel tempo seguendo i mutamenti politici, religiosi e culturali: celebrano personaggi, cancellano memorie scomode, segnano l’inizio di nuove epoche. Ogni variazione non è mai neutra, ma riflette equilibri di potere, ideologie dominanti e persino mode del momento.
Quando si entra nella Camera degli Sposi si ha sempre paura di disturbare. I personaggi sulla parete sono impegnati in un dialogo silenzioso e solo la piccola nana ci osserva curiosa fissandoci negli occhi. Il vero protagonista è in ogni caso il marchese Ludovico II, seduto in veste da camera con il suo cane Rubino che sbuca da sotto la sedia.
Alzi la mano chi non ha mai sognato di interagire con lui e con gli altri personaggi affrescati da Anfrea Mantegna. Ecco perché ho immaginato di riuscire a strappargli un’intervista durante l’ultima edizione del Festivaletteratura. Di seguito trovate il testo integrale dell’intervista pubblicata su La Voce di Mantova di lunedì 8 settembre 2025 a pagina 11 .
Mantova e il Festivaletteratura visti da Ludovico II Gonzaga
“Bello l’evento, ma gli scrittori passano senza lasciare traccia. In città c’è troppo silenzio”
L’INTERVISTA IMPOSSIBILE di Giacomo Cecchin
C’è chi, durante Festivaletteratura, si aggira tra piazze e cortili con il badge al collo e chi invece preferisce osservarci dall’alto, incorniciato per sempre negli affreschi di Mantegna. Quest’anno però la curiosità di vedere Mantova “in diretta”, ha convinto Ludovico II Gonzaga a scendere un momento dalla parete della Camera degli Sposi. Si è sistemato la veste, ha dato una carezza a Rubino, il cane fedele che veglia sotto la sedia, e si è infilato tra le vie e tra i lettori, i volontari con le magliette blu e gli scrittori. A noi della Voce di Mantova è toccata la fortuna di incontrarlo per una chiacchierata informale. Il marchese, con la calma di chi ha visto passare papi, imperatori e artisti geniali ma intrattabili, ha accettato di raccontarci cosa pensa della città di oggi e del Festival. Il tono? Lo stesso di cinque secoli fa: diretto, ironico e con quel pizzico di nostalgia che solo un Gonzaga può concedersi.
La Camera degli Sposi – conosciuta anche come Camera Picta – è un ambiente del Palazzo Ducale di Mantova affrescato da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. È considerata una delle realizzazioni più alte e innovative del Quattrocento italiano, non solo per la perfezione del linguaggio prospettico, ma anche per la profondità narrativa delle scene che coinvolgono la famiglia Gonzaga e la loro corte in un racconto figurativo unico.
Mantova entra di diritto nella tragedia di Romeo e Giulietta secondo William Shakespeare: qui Romeo si rifugia in esilio, compra il veleno e riceve la “fake news”, la notizia più sbagliata della storia del teatro. Ma tra Shakespeare che copia da Bandello e Dickens che ci stronca, Mantova non esce proprio benissimo.
Lo sapevi che a Mantova Romeo compra il veleno?
Nella tragedia più famosa del mondo, l’esilio di Romeo lo porta diritto a Mantova. Qui riceve la notizia della morte (finta) di Giulietta e qui da uno speziale mantovano acquista la pozione micidiale che lo condanna (forse merito anche della grande rivalità tra Mantova e Verona visto che la vendita del veleno era vietata soprattutto se non avevi la ricetta). Altro che finti balconi veronesi: noi abbiamo una vera farmacia letteraria (che nella città del Festivaletteratura non può mancare).
Frate Lorenzo non aveva WhatsApp
Se Shakespeare avesse scritto oggi la storia di Romeo e Giuletta, la tragedia durerebbe la metà. Un messaggino del frate Lorenzo e Romeo avrebbe saputo che Giulietta non era morta. Ma senza quel “piccolo dettaglio”, addio capolavoro shakespiriano. Morale: i drammi del Bardo funzionano solo offline.