I Sacri Vasi non sono solo la reliquia venerata nella cripta della Basilica di Sant’Andrea. I Sacri Vasi sono una sorta di sigillo sulla città di Mantova e secondo mons. Roberto Brunelli la vera scintilla all’origine della diocesi e di tutto quello che è venuto dopo.
Oggi lo chiamerebbero BRAND, utilizzato non solo nel sigillo della diocesi mantovana, ma anche dai Gonzaga sulle monete e un po’ ovunque in città sotto forma di formelle e non solo. Questa reliquia del Sangue di Cristo o, per essere più precisi, la terra del calvario imbevuta del sangue del redentore è la più antica esistente e per il simbolo a cui rimanda la più importante per i cristiani.
Per provare a riscoprire il legame tra i Sacri Vasi e Mantova ecco allora un itinerario per le vie alla scoperta delle formelle che ricordano la reliquia e che si trovano in giro per le vie e non solo. Per trovarle è sufficiente provare ad osservare i muri, i portoni dei palazzi e non farsi accecare dalla forza dell’abitudine.
Vi propongo un viaggio in 5 tappe più un giardino segreto per approfondire la storia della Reliquia in questi giorni di Pasqua.
Oggi è sant’Anselmo per I mantovani, san Cirillo per tutti gli altri e la giornata mondiale del riciclo per quelli che “a me i santi non interessano, mi piacciono di più i briganti”.
Per Mantova è una festa importante e anche io ci sono particolarmente legato: l’apertura dell’urna in duomo, un santo che pochi conoscono e la sensazione di festa che mi accompagna da quando andavo a scuola.
Sant’Anselmo è un patrono curioso (ne ho parlato qui) ma soprattutto è un santo in cammino, itinerante e per questo ne ho parlato insieme ad Andrea Piazza nel suo IN CAMMINO CON MATILDE, un podcast di viaggio sulla Via Matildica del Volto Santo.
Per chi volesse ascoltare la puntata la trova a questo link e per chi si trova meglio con le parole scritte ecco di seguito il testo su Sant’Anselmo da Lucca. L’immagine di copertina è un’opera che è esposta al Museo Diocesano di Mantova realizzata dal pittore Domenico Fetti: Madonna con bambino tra i santi Anselmo e Carlo Borromeo (con uno splendido panorama di Mantova vista dal ponte di San Giorgio).
Per i mantovani sant’Anselmo è il patrono della loro città. Per tutti gli altri quando si parla di Sant’Anselmo invece si fa riferimento al religioso della prova ontologica dell’esistenza di Dio. Tra l’altro questi due Anselmi sono contemporanei, vivono entrambi nell’undicesimo secolo. oggi noi parliamo dell’Anselmo mantovano, quello che è definito Anselmo da Baggio, mentre il santo omonimo è accompagnato dall’appellativo della sua città d’origine Aosta. Ma torniamo al nostro Anselmo da Baggio che è patrono di Mantova pur non essendone mai stato vescovo. La sua città vescovile era infatti Lucca.
Avete mai pensato a cosa succederebbe se i vostri figli vi invitassero a scegliere tra di loro qual è il vostro preferito? Se volete provare l’emozione senza doverlo fare non potete mancare allo spettacolo “I figli del capitano Verne”.
Scoprirete allora cosa succede quando Giulio Verne incontra i protagonisti dei suoi romanzi che si mettono in gara per conquistare il posto di personaggio preferito dal narratore. Lo abbiamo scritto io e Elena Benazzi (da cui è partita l’idea) e l’abbiamo intitolato: I FIGLI DEL CAPITANO VERNE – Dove si racconta delle imprese dei figli e di un padre che viaggia in poltrona. Sabato 3 febbraio ore 20.30 all’Oratorio di Marengo in via Riccardo Bacchelli, 36.
L’ingresso è libero grazie al patrocinio e organizzazione di: Circolo fotografico La Ghiacciaia, Parrocchia di San Valentino, Avis di Marengo e Comune di Marmirolo.
Tra le cose che ho fatto quest’anno mi è capitato anche di presentare un gioco a tema mantovano. Sto parlando di Föra i Bèsi, realizzato da Laura Nardi, disegnato da Jlenia Camocardi e prodotto dall’azienda Demoela.
E’ una sorta di Monopoli in salsa mantovana come dice bene anche il sottotitolo: “Mantovani si nasce, ricchi si diventa”.
La presentazione è stata organizzata dalla casa editrice Il Rio ed è stata molto divertente.
I podcast sono una delle cose che mi piace di più ascoltare e di solito lo faccio camminando.
Quindi quando Andrea Piazza mi ha chiesto di partecipare al suo podcast In cammino con Matilde non mi sono fatto pregare. Ho preparato quindi una serie di contributi che abbiamo chiamato Santi in Cammino e che raccontano di quei santi che hanno fatto del viaggio una delle loro occupazioni fondamentali.
Il podcast è ideato, condotto e camminato da Andrea Piazza con la collaborazione di Monica Battisti e di Giacomo Cecchin. E’ una delle cose più belle che mi è capitata in questo 2023.
L’inizio dell’anno è il momento dei progetti futuri ma anche di guardarsi indietro e vedere cosa si è realizzato. E questa è una delle cose a cui tengo di più quest’anno perché mi sono divertito molto a farla insieme ad un amico come Graziano Menegazzo, per persone che stimo come Sandro e Francesca Ghirardini (che ha realizzato lo splendido tableau con tutti gli elementi iconici della basilica che fa da copertina a questo post) e conoscendo nuovi amici come Alberto Bertini.
L’obiettivo era quello di raccontare il marketing girando intorno, andando dentro e salendo sulla cupola della Basilica di Sant’Andrea. Un’abbazia benedettina che ha tantissimo da raccontare e che i mantovani spesso danno per scontata.
Il risultato è un percorso che vi porta a scoprire come la comunicazione entri in tutti i progetti e il marketing è davvero un modo per “vendere” una storia al cliente.
Il primo post dell’anno è per me un modo di rimettere ordine negli anniversari che si festeggeranno nel 2024. Vi propongo allora una serie di eventi da festeggiare o ricordare nel 2024, un elenco sintetico e non esaustivo. Mi piacerebbe fare qualcosa per Isabella d’Este e Giulio Romano a Mantova e forse per Marco Polo e Ludovico Ariosto: staremo a vedere. E’ un gioco quello degli anniversari che piace tantissimo a noi italiani per questo anche a voi avete qualcosa da aggiungere? Buon divertimento. (qui trovate gli anniversari del 2023, 2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017, 2016, 2015.
Quando si avvicina l’anno nuovo ci sono due categorie di persone: quelle che vanno subito a vedere come cadono le festività per organizzare i ponti festivi e quelli che li verificano solo al rientro al lavoro perché farlo prima porta sfortuna.
Io non rientro in nessuna delle due categorie: a me piace osservare il calendario per vedere dove, nella settimana, cadono i giorni che per me hanno un significato (e poi naturalmente anch’io vado a vedere i ponti…).
Quest’anno è bisestile e il 29 febbraio cade di giovedì (sto già facendo la lista di cose che faccio ogni 4 anni proprio questo giorno) mentre per i ponti le notizie non sono buone: il 25 aprile e il 1 maggio sono a metà settimana, mentre il 2 giugno e l’8 dicembre cadono di domenica e il 15 agosto non conta (perché ditemi chi non va in ferie ad agosto). Unico ponte possibile è quello del 1° novembre che cade di venerdì.
E poi c’è il patrono che per quelli di Mantova è Sant’Anselmo da Baggio e cade di lunedì 18 marzo e quindi va bene per allungare il fine settimana.
Come ogni anno rinnovo la tradizione di pubblicare la classifica dei post più letti del 2023. Ci sono due conferme e un ritorno. Al momento sul blog sono pubblicati 847 articoli.
Il dialetto mantovano non è più così utilizzato come un tempo ma ci sono delle espressioni che sono rimaste nella parlata dei mantovani. Sono quelle che se le senti non puoi che essere a Mantova oppure identificano i nativi quando sono in giro per l’Italia e per il mondo.
Una di queste è “Tafat” che è l’abbreviazione di un modo di dire molto volgare che vi spieghiamo più avanti. Tra l’altro si tratta di un palindromo perfetto, da pronunciare sia da destra che da sinistra, ma questo non centra con il significato.
Quando sentite un mantovano dire Tafat è importante coglierne anche l’intonazione e l’espressione non verbale per capire come va inteso. Ecco tre modalità con cui di solito si utilizza (ma ci sono sicuramente altre sfumature che al momento mi sfuggono):
1. Tafat – SORPRESA: pronunciato con la seconda a un po’ più lunga e con l’intonazione in lieve salita. E’ la classica espressione di stupore e sorpresa. Facciamo alcuni esempi. Siete alla Fiera delle Grazie e il vostro compagno di pellegrinaggio si è già mangiato almeno 10 fette di cotechino. Qui ci sta proprio un bel Tafat, come a dire, “che Dio ti conservi la vista che per l’appetito…”
2. Tafat – INTERCALARE: pronunciata con nonchalance e quasi senza intonazione. E’ un modo di riempire gli spazi senza dare particolare significato all’espressione. E’ difficile fare degli esempi ma quando incontrate un TAFATTISTA capirete bene cosa intendiamo.
3. Tafat: pronunciato con la seconda a molto breve e con un’intonazione quasi da frustata. E’ un modo di mandarti a quel paese ma senza farti intuire cosa sta dietro all’espressione completa. Qui possiamo anche evitare gli esempi visto che soprattutto in auto, a Mantova, i Tafat si sprecano.
Forse potremmo avvicinare questa guida di stile sul tafat alla famosa lezione di Rocco Schiavone sulla differenza tdi significato tra due espressioni romane molto colorite (la trovate qui https://www.youtube.com/watch?v=_Z_B_kBO7mM) certo è che si tratta di un suono che identifica il mantovano all’estero.
L’espressione completa è “cla vaca at tà fat” che tradotta in italiano vuol proprio dire “quella vacca che ti ha fatto” (fatto nel senso di partorito). E’ un espressione pesante perché fa illazioni sulla vita privata, non certo perfetta, della madre della persona a cui è rivolta.
Alcuni dicono che oramai è passata ad un’espressione di saluto (come dice Patrizio Roversi), un po’ come nel caso di “Cat végna un cancar”, ma non ci farei troppo conto.
Se proprio volete sperimentare e mettervi alla prova utilizzate Tafat nella forma di sorpresa e solo con amici fidati!
– Tafat per tutti i non mantovani è il nome della figlia di Re Salomone TAFAT (תַפָט, Tafàt; etimologia incerta, forse dal verbo ףטנ, natàf, “gocciolare”) “Ben-Abinadab, in tutta la regione di Dor; Tafat, figlia di Salomone, era sua moglie”. – 1Re 4:11. Secondo 1Re 4:7 “Salomone aveva dodici prefetti su tutto Israele, i quali provvedevano al mantenimento del re e della sua casa”; si trattava di dodici ufficiali che governavano Israele. Ogni funzionario aiutava il re e il suo seguito “per un mese all’anno” (1Re 4:7). Tafat, figlia di Salomone, era sposata con uno di quei funzionari.