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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: storia dell’arte

Due “Cene in Emmaus”, una sola lezione: guardare meglio. Caravaggio tra Londra e Milano

06 lunedì Apr 2026

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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Oggi è il lunedì dell’Angelo o Pasquetta come la chiamiamo in Italia, è il momento dell’apparizione dell’Angelo al sepolcro vuoto del Cristo.

Io però oggi vorrei ricordare un altro episodio, Emmaus, e soprattutto le due versioni che ne trae Caravaggio.

Il racconto, presente nel Vangelo secondo Luca, che si svolge dopo la crocifissione.
Due discepoli stanno lasciando Gerusalemme, delusi e disorientati.
Lungo la strada incontrano un viandante e iniziano a parlare con lui.
Non lo riconoscono.
Arrivati a Emmaus, si fermano a cena.
Ed è lì, in un gesto semplice — lo spezzare il pane — che accade qualcosa:
improvvisamente capiscono che quell’uomo è Cristo risorto.

Ma nello stesso istante… scompare.
È una scena potentissima perché parla di riconoscimento tardivo:
non vediamo davvero finché non siamo pronti a farlo.

Ed è esattamente questo momento che Caravaggio sceglie — e reinventa — nelle sue due versioni.

C’è una lezione su come cambiamo noi.
Creatività: stessa scena, due verità
Londra (1601–1602, commissione di Ciriaco Mattei)
Milano (1606, durante la fuga da Roma, senza committenza documentata)

Nella prima:
gesto teatrale
luce intensa
dettagli ricchi
È il momento della rivelazione.

Nella seconda:
gesti trattenuti
luce più scura
meno elementi
È il momento del dopo. Più umano, più silenzioso.

Non cambia la storia. Cambia lo sguardo.

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L’Annunciazione: quando il limite diventa creatività

25 mercoledì Mar 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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25 marzo, festa dell’Annunciazione della Vergine

Oggi, 25 marzo, la Chiesa celebra la festa dell’Annunciazione della Vergine, uno degli episodi più rappresentati della storia dell’arte occidentale. Pochi elementi essenziali – l’angelo, Maria, l’annuncio divino – costituiscono una struttura narrativa rigidissima, ripetuta per secoli. Ed è proprio questo limite iconografico ad aver generato una straordinaria varietà di soluzioni artistiche, dimostrando come i vincoli non soffochino la creatività, ma la stimolino.

A Mantova non occorre andare lontano per incontrare un’Annunciazione di grande intensità. Basta entrare nella Basilica Palatina di Santa Barbara, dove le ante dell’organo dipinte da Fermo Ghisoni, collaboratore di Giulio Romano, offrono una lettura raffinata e colta del tema. Mons. Roberto Brunelli, in un saggio pubblicato nei Quaderni di San Lorenzo, descrive l’opera come «un angelo di elegante levità e una Vergine quasi annichilita dal suo strepitoso annuncio». È un’Annunciazione giocata sul silenzio, sulla sospensione emotiva, sull’interiorità del momento.

Lo stesso episodio, però, può essere rappresentato in modi radicalmente diversi.

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Scrivere sui muri? da Palazzo Te alla Domus Aurea una moda che non cambia

09 venerdì Gen 2026

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, Storia Locale

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Passeggiando tra palazzi storici e monumenti antichi capita spesso di imbattersi in scritte incise o tracciate sui muri, talvolta sopra affreschi di grande valore. La reazione più comune è un coro di insulti rivolti ai vandali di turno, a chi — spesso “ad altezza di imbecille” — ha voluto lasciare traccia del proprio passaggio. Eppure non tutti sanno che questa abitudine ha radici molto lontane nel tempo.

Basti pensare alle scritte ancora visibili nel Camarone dei Giganti di Palazzo Te o a quelle sulla volta della Domus Aurea di Nerone: testimonianze che, oggi, sono diventate documenti storici a tutti gli effetti.

Le firme degli artisti nella Domus Aurea

Nel caso romano, le scritte hanno un valore del tutto particolare. Riportano infatti i nomi di celebri pittori del Quattrocento che, calandosi letteralmente “in grotta” per esplorare gli ambienti sotterranei della Domus Aurea, rimasero affascinati dalle pitture romane del I secolo d.C.

Tra le firme compaiono nomi fondamentali per la storia dell’arte come Raffaello, Michelangelo e Pinturicchio. Queste tracce sono preziosissime perché ci dicono esattamente quali artisti ebbero accesso diretto alle decorazioni antiche.

La firma di Pinturicchio, Bernardino di Betto, è resa ancora più curiosa da un’aggiunta tanto infamante quanto enigmatica: sotto il suo nome qualcuno scrisse l’epiteto “sodomita”. Uno scherzo crudele di un allievo? Un attacco di un rivale? Qualunque sia la risposta, da cinque secoli quella parola continua ad alimentare dubbi e pettegolezzi postumi sulle abitudini dell’artista.

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Buon Natale da Giacomo Cecchin e Mantovastoria con una Natività di Lorenzo Lotto (che un tempo era a Mantova)

24 mercoledì Dic 2025

Posted by mantovastoria in Articoli

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16th-century painting, A Masterpiece for Milan, Apocryphal Gospels, art history, art sacré, arte sacra, Évangiles apocryphes, Buon Natale da Mantovastoria, Christ Child, Christmas, collection des Gonzague, collectionnisme renaissant, collezionismo rinascimentale, Diocesan Museum of Milan, Enfant Jésus, Gesù Bambino, Giacomo Cecchin, Giuseppe, Gonzaga, Gonzaga collection, histoire de l’art, iconografia della Natività, iconographie de la Nativité, Italian Renaissance, levatrice, Lorenzo Lotto, Mantoue, Mantova, Mantova Segreta, Mantovastoria, Mantua, Maria Vergine, midwife, Musée diocésain de Milan, Museo Diocesano di Milano, Natale, National Picture Gallery of Siena, Natività, Nativité, Nativity, Nativity iconography, Noël, peinture du XVIe siècle, Pinacoteca Nazionale di Siena, Pinacothèque nationale de Sienne, pittura del Cinquecento, religious art, Renaissance collecting, Renaissance italienne, restauro 2018, Rinascimento italiano, sage-femme, Saint Joseph, storia dell’arte, Un capolavoro per Milano, Un chef-d’œuvre pour Milan, Vangeli apocrifi, Vierge Marie, Virgin Mary

E’ tornato Natale e come di consueto colgo l’occasione per fare gli auguri ai lettori di Mantovastoria con una immagine della natività. Stavolta ho scelto un’opera di Lorenzo Lotto, che forse proviene da Mantova, è conservata a Siena e può essere vista fino al 1 febbraio 2026 a Milano.

Ogni Natale il Museo Diocesano di Milano fa una scelta controcorrente. Nessun accumulo di capolavori, ma un solo dipinto, spesso di piccole dimensioni, talvolta poco noto, sempre capace di catturare l’attenzione. È una formula ormai riconoscibile, che invita il pubblico a ragionare di qualità e non di quantità.

E anche quest’anno la scelta sorprende e convince allo stesso tempo con la Natività di Lorenzo Lotto, proveniente dalla Pinacoteca Nazionale di Siena e protagonista di Un capolavoro per Milano.

Una Natività diversa e suggestiva

Quella dipinta da Lotto nel 1525 non è una Natività nel senso consueto del termine. L’artista sceglie di rappresentare un episodio raro, ispirato ai Vangeli apocrifi: il primo bagno di Gesù bambino. Maria è chinata sulla tinozza, concentrata in un gesto di cura quotidiana; il neonato si ritrae dall’acqua fredda con un movimento naturale, quasi improvviso. Accanto a loro compare una figura insolita, un’anziana levatrice, assente nei Vangeli canonici ma centrale nella scena.

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