E’ uno degli affreschi più famosi di Palazzo Te posto al centro della volta a schifo decorata con figurine a stucco. Ne troviamo una replica all’interno del Palazzo Ducale di Sabbioneta nella galleria degli Antenati.
Tra i santi e le ricorrenze di questo mese legate alla Diocesi ma non solo ricordo: 4 marzo Martedì Grasso 5 marzo Mercoledì delle Ceneri 12 marzo Commemorazione del Preziosissimo Sangue 15 marzo San Longino 18 marzo Sant’Anselmo patrono di Mantova 19 marzo Beata Elisabetta Picenardi
Oggi parliamo di via Pastro, che si apre al fianco della chiesetta della Madonna del Terremoto per sbucare in vicolo della Mainolda. Quando la si imbocca da piazza Canossa si ha una splendida vista del cupolone di Sant’Andrea, uno dei tanti scorci che rendono Mantova immediatamente riconoscibile (lo si vede nel quadro di Giancarlo Businelli che fa da copertina a questo post).
Ma forse non tutti sanno chi era Luigi Pastro (1822-1915), una vicenda in cui la grande storia si intreccia con una sorprendente curiosità letteraria.
La camera delle imprese presenta un fregio dove i putti reggono dei tondi con le imprese della famiglia Gonzaga. L’unico tondo diverso è quello nell’immagine di copertina che presenta lo stemma dei Gonzaga nel 1530.
Tra i santi di questo mese ricordo: 9 febbraio Santa Apollonia 13 febbraio Dedicazione della cattedrale e della concattedrale 24 febbraio Beato Marco Marconi
La toponomastica – cioè l’insieme dei nomi attribuiti a strade, piazze e luoghi – racconta spesso la storia dei territori meglio di molti libri. I nomi cambiano nel tempo seguendo i mutamenti politici, religiosi e culturali: celebrano personaggi, cancellano memorie scomode, segnano l’inizio di nuove epoche. Ogni variazione non è mai neutra, ma riflette equilibri di potere, ideologie dominanti e persino mode del momento.
Quando si entra nella Camera degli Sposi si ha sempre paura di disturbare. I personaggi sulla parete sono impegnati in un dialogo silenzioso e solo la piccola nana ci osserva curiosa fissandoci negli occhi. Il vero protagonista è in ogni caso il marchese Ludovico II, seduto in veste da camera con il suo cane Rubino che sbuca da sotto la sedia.
Alzi la mano chi non ha mai sognato di interagire con lui e con gli altri personaggi affrescati da Anfrea Mantegna. Ecco perché ho immaginato di riuscire a strappargli un’intervista durante l’ultima edizione del Festivaletteratura. Di seguito trovate il testo integrale dell’intervista pubblicata su La Voce di Mantova di lunedì 8 settembre 2025 a pagina 11 .
Mantova e il Festivaletteratura visti da Ludovico II Gonzaga
“Bello l’evento, ma gli scrittori passano senza lasciare traccia. In città c’è troppo silenzio”
L’INTERVISTA IMPOSSIBILE di Giacomo Cecchin
C’è chi, durante Festivaletteratura, si aggira tra piazze e cortili con il badge al collo e chi invece preferisce osservarci dall’alto, incorniciato per sempre negli affreschi di Mantegna. Quest’anno però la curiosità di vedere Mantova “in diretta”, ha convinto Ludovico II Gonzaga a scendere un momento dalla parete della Camera degli Sposi. Si è sistemato la veste, ha dato una carezza a Rubino, il cane fedele che veglia sotto la sedia, e si è infilato tra le vie e tra i lettori, i volontari con le magliette blu e gli scrittori. A noi della Voce di Mantova è toccata la fortuna di incontrarlo per una chiacchierata informale. Il marchese, con la calma di chi ha visto passare papi, imperatori e artisti geniali ma intrattabili, ha accettato di raccontarci cosa pensa della città di oggi e del Festival. Il tono? Lo stesso di cinque secoli fa: diretto, ironico e con quel pizzico di nostalgia che solo un Gonzaga può concedersi.
La domanda può sembrare provocatoria, eppure la storia italiana – così ricca di splendori e di capitali improvvisamente decadute – mostra che, in alcuni momenti, un centro urbano può davvero perdere il proprio ruolo vitale, politico e simbolico. Non sempre si tratta di una distruzione fisica totale: talvolta la città resta intatta nelle sue architetture, ma viene privata della funzione che la teneva viva. In altri casi, come insegna la storia, alla morte segue una rinascita.
Basti pensare a Milano, rasa al suolo nel 1162 dall’imperatore Federico Barbarossa e capace, nel giro di pochi decenni, di tornare protagonista della storia italiana ed europea. Oppure a Roma, piegata dal terribile Sacco del 1527 a opera dei Lanzichenecchi dell’imperatore Carlo V: una ferita profonda, demografica e morale, dalla quale però la città seppe risollevarsi, reinventando il proprio ruolo di capitale spirituale e artistica nel pieno della Controriforma.
Accanto a queste storie di rinascita, esistono però città che, una volta colpite, non si sono più davvero risvegliate. Non sono morte del tutto: si sono piuttosto “addormentate”, sospese in una lunga attesa. È il destino che accomuna Mantova (1630), Ferrara (1597), Urbino (1625) e Piacenza (1547): quattro capitali rinascimentali che in momenti diversi hanno perso la loro centralità politica.
A volte la storia reale riesce a superare l’immaginazione. È il caso di un episodio poco noto ma straordinario che si svolse alla fine del Trecento, quando ambizioni politiche, ingegneria idraulica e la forza incontrollabile della natura si intrecciarono dando vita a quello che potremmo definire, senza esagerare, un vero e proprio tsunami fluviale.
La Camera degli Sposi – conosciuta anche come Camera Picta – è un ambiente del Palazzo Ducale di Mantova affrescato da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. È considerata una delle realizzazioni più alte e innovative del Quattrocento italiano, non solo per la perfezione del linguaggio prospettico, ma anche per la profondità narrativa delle scene che coinvolgono la famiglia Gonzaga e la loro corte in un racconto figurativo unico.
Oggi la Rocchetta di Sparafucile è una presenza discreta ma suggestiva: ultimo frammento superstite del sistema difensivo del ponte di San Giorgio, nel corso dei secoli è stata avamposto militare, poi ostello, e oggi attende una nuova destinazione. Ciò che continua a colpire, però, è il suo nome: Sparafucile, l’oste-sicario tra i personaggi più oscuri e memorabili dell’opera Rigoletto di Giuseppe Verdi.
Non è un caso isolato. A Mantova si incontrano la Casa di Rigoletto, la Cattedrale, il Palazzo del Duca di Mantova (l’attuale Palazzo Ducale): luoghi reali e immaginari che si intrecciano fino a rendere inevitabile la domanda: Mantova è davvero la città verdiana per eccellenza?