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Aldous Huxley, Benvenuto Cellini, Charles Dickens, Francesco Petrarca, Mantova su Trip Advisor, Torquato Tasso
Mantova non ha mai goduto di commenti molto positivi da parte dei viaggiatori o di chi vi ha soggiornato. O meglio si va da quelli entusiastici come nel caso di Torquato Tasso o a quelli tombali come per Benvenuto Cellini o Charles Dickens. In effetti il clima non è dei migliori e nei tempi andati era facilissimo prendere la febbre terzana o quartana come capitò anche a Carlo Goldoni o altre malattie dovute, come nel caso di Casanova, a frequentazioni allegre e poco sicure. Certo se fosse già esistito Trip Advisor alcuni di questi commenti non avrebbero deposto a favore di Mantova ma sarebbero sicuramente stati controbilanciati dagli altri. Sarebbe interessante che ogni autore sbarcato a Festivaletteratura in queste 20 edizioni ci avesse lasciato la sua opinione sulla città: avrebbe fatto la felicità dei turisti e di chi scrive guide letterarie. Eccovi allora 5 commenti su Mantova che non troverete su Trip Advisor. Continua a leggere
La salamandra (o il ramarro come sarebbe più corretto chiamarlo dal punto di vista araldico) è una delle imprese più note di Federico II Gonzaga, figlio di Isabella d’Este e del marchese Francesco II Gonzaga. Questo piccolo animaletto lo si trova un po’ dappertutto a Palazzo Te, la villa estiva realizzata da Giulio Romano poco fuori dalle mura di Mantova, sull’isola del Tejeto. A volte la salamandra sbuca dai soffitti oppure scende dai camini, la si trova affrescata sulle pareti oppure sul pavimento. Non sempre è accompagnata dal cartiglio che riporta il motto in latino “Quod huuic deest me torquet” (ciò che a lei manca mi tormenta). Ebbene perché non ci divertiamo a scoprire le 5 salamandre che occhieggiano nell’appartamento di Federico II Gonzaga a Palazzo Te? Ecco dove le potete trovare.
Oggi 25 luglio è la festa di San Giacomo il maggiore, il santo dei pellegrini, quello di Santiago de Compostela che richiama migliaia di persone ogni anno sul cosiddetto Cammino (qui potete trovare le informazioni da
Le baruffe chiozzotte in prima nazionale al Teatro Romano sono uno spettacolo da non perdere, per il ritmo, il divertimento che si intuisce degli interpreti e la musicalità della lingua veneziana e del dialetto chioggiotto. Non ci si lasci fuorviare dalla scenografia essenziale con alcune pedane in legno, delle sedie e dei teloni grezzi a fare da quinte: spesso queste scelte minimaliste preludono a rivisitazioni moderne che nulla hanno a che vedere con il testo originale. Invece qui è il contrario: basta che entrino in scena le attrici per portarci nei campielli di Chioggia e in quella civiltà della conversazione in strada che ci fa sentire in Italia con le donne e i vecchi seduti fuori dalla porta a raccontarsela. Basta che si alzino i teli dello sfondo e sono le vele che annunciano l’arrivo di una tartana e siamo al porto con i pescatori che rientrano dal mare e la litania dei nomi veneti del pescato. Basta che scendano le lenzuola dall’alto e ci si ritrova nei campielli di laguna dove si stende il bucato tra una casa e l’altra e il filo funziona ancora una volta come telegrafo per notizie e conversazioni.
Mantova è una città il cui centro storico sembra ancora come ai tempi del Rinascimento. In realtà molte cose sono cambiate a partire per esempio dalla demolizione delle mura nel secolo scorso. I cambiamenti sono legati alle motivazioni più diverse come ad esempio per la cinta muraria la volontà di allargare la città, o danni da bombardamenti come per il ponte dei Mulini o a progetti di miglioramento urbano come nel caso del Rio ma soprattutto delle demolizioni del Ghetto. Proprio di queste ultime parliamo nella cinquina di oggi che affronta la storia del quartiere riservato agli ebrei che costituiva nei secoli scorsi il centro finanziario della città visto che il divieto per i cristiani del prestito ad interesse (ostacolo superato dai francescani con l’invenzione del Monte di Pietà). Ecco allora 5 luoghi da riscoprire prima e dopo lo sventramento del ghetto ebraico.
Arte, fotografia, cinema: una passeggiata tra i secoli per capire che le immagini sono sempre tra noi e occorre avere tutti gli strumenti per saperle leggere.
Un’altra buona notizia per Mantovagando che da trasmissione radiofonica sbarca anche sulla carta stampata con il magazine MantovaChiamaGarda.
Spesso noi mantovani ci dimentichiamo che le guerre del Risorgimento furono combattute tutte tra il Garda e il fiume Po sulle rive del Mincio. Nomi come Goito, Curtatone e Montanara, Monzambano li si trova ricordati nelle vie di tutte le città d’Italia, senza dimenticare che Solferino non è solo una stazione della metropolitana parigina ma anche uno dei nomi scritti sotto a Parigi sotto l’Arco di Trionfo come vittoria dell’esercito francese.
Il Palazzo ducale di Mantova è “una città nella città” secondo la celebre definizione che Baldassarre Castiglione attribuisce in realtà al palazzo di Federico da Montefeltro a Urbino. Eppure la reggia dei Gonzaga è proprio uno spazio a sé stante, costruito nei secoli collegando edifici un tempo isolati e realizzando l’attuale insieme labirintico di più di 35.000 metri quadrati. Una delle immagini che meglio offre questa idea del Palazzo ducale di Mantova è quella che si trova nella veduta a volo d’uccello della mappa realizzata alla metà del 1600 da Gabriele Bertazzolo. Lì si vedono anche le porte che chiudevano gli accessi alla corte che, pensate un po’, erano 5. Allora proviamo a riscoprire queste cinque porte del Palazzo ducale che si possono ancora individuare passeggiando attorno al perimetro della reggia dei Gonzaga.