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Le torri del profilo di Mantova, Mantova una Manhattan padana, Torre dei Gambulini, Torre del Podestà, Torre della Gabbia, Torre dello Zuccaro, Torre di Sant'Alò, Torri di Mantova

Mantova era una Manhattan padana (cit. Philippe Daverio), circondata dall’acqua e piena di torri a dimostrazione della potenza delle famiglie dominanti. La vista del profilo della città dai laghi doveva essere simile al tracciato di un elettrocardiogramma. Oggi molte torri non esistono più e quelle rimaste sono, in alcuni casi, più basse di prima a causa di crolli, fulmini o semplicemente per decisioni politiche. Ma soprattutto manca un belvedere, una torre che come quella degli Asinelli per Bologna o il Campanile di Giotto per Firenze consenta di staccarsi dalla pianura e di godersi dall’alto il centro storico più bello del mondo. Ecco 5 delle torri mantovane per non parlare di quella del Salaro, della casa torre Bonacolsi e della casa torre Boateri di via Calvi.
Torre della Gabbia
Costruita dalla famiglia Acerbi torreggia (e come potrebbe fare altrimenti) tra piazza Sordello e via Cavour dove si nota la gabbia da cui viene il suo nome. Alta circa 55 metri la torre della Gabbia fu di proprietà degli Acerbi, dei Bonacolsi, dei Gonzaga e dei Guerrieri Gonzaga per essere poi ceduta al comune, attuale proprietario. Fu il duca Guglielmo nel 1576 ad inserire la gabbia dove venivano esposti i malfattori: posizione poco invidiabile ma almeno si evitano pietre e sputi destinati a coloro che venivano messi alla berlina a livelli più bassi. Dovrebbe diventare il belvedere della città.
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Vi segnalo un incontro per approfondire l’affascinante e ricca storia della Favorita, la villa costruita dal cardinale e poi duca Ferdinando Gonzaga a Porto Mantovano.

A Mantova la basilica concattedrale di S.Andrea è al centro dei riti pasquali. E’ proprio nella sua cripta seicentesca che, all’interno di un altare cassaforte, sono conservati i due Sacri Vasi contenenti la reliquia del Sangue di Cristo. Ma oggi siamo interessati alla terza cappella sulla destra e in particolare alla sua pala d’altare che è una copia dell’
La mostra di Forlì sul mito di Piero della Francesca non è fatta per persone legate alla classica idea di esposizione dove si trovano le opere principali di un artista e un percorso già tracciato in senso cronologico. 
