Le letture e gli ascolti del 2021: una lista sintetica

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La mia libreria inquadrata dalla memopolaroid

Quando si arriva alla fine dell’anno ci si guarda indietro e per me è consuetudine condividere con i lettori di Mantovastoria le mie letture, gli ascolti e  tutto quello che mi ha colpito nel 2021. Eccovi la mia selezione 2021. Si parte.
Saggio – Contaminati (Giulio Xhaet) (B)
Romanzi – Sharpe’s assassins (Bernard Cornwell)
Teatro – Miracoli metropolitani (Carrozzeria Orfeo) – lo vorrei vedere al Teatro Sociale di Mantova nel 2022 (è vero che non è il 2021 ma con la situazione attuale del teatro si fa quel che si può)
Varie – La pratica (Seth Godin) (B)
Riletture – Di notte sotto il ponte di pietra – Leo Perutz (B)
BlogDesigner in gioco
Il classico da leggere per il 2021 – Anna Karenina

L’idea della lista mi è venuta dal sito di Austin Kleon (qui trovate la sua lista delll’autunno 2021)

Qui trovate le mie liste degli anni passati: 2020, 2019, 2018, 201720162015  e 2014.

La (B) indica che il testo si può trovare nella biblioteca Baratta di Mantova o in una delle biblioteche della provincia di Mantova.

La foto di questo post è stata scattata nel 2020 per l’edizione del festival Fumana, gli immaginari delle pianure (la spiegazione la trovate qui). 

Giacomo Cecchin

Il bilancio di Mantovastoria: i post più letti del 2021

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L'interno della cupola del duomo di Mantova

Come ogni anno rinnovo la tradizione di pubblicare la classifica dei post più letti del 2021. Ci sono delle conferme e una new entry. Eccoli qui in sequenza:
1. Sant’Antoni dalla barba bianca, fame catar quelo che me manca; (nel 2020 sempre al primo posto)
2. I 5 laghi di Mantova tra ponti, dighe e coccodrilli (nel 2020 sempre al secondo posto)
3. Il cielo in una stanza: la Camera degli Sposi di Andrea Mantegna

Qui potete leggere le classifiche degli anni passati: 2020, 2019, 2018, 2017 e 2016.

La foto del post è come sempre di Giovanna Caleffi.

L’estro del lato destro: le internazionali!

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La foto dell'intervista doppia a Elena Leoni e Eleonora Buratto.

Conoscete le storie e la gente dell’Oltrepò? Eccovi un’intervista doppia a due ragazze che portano il nome dell’Oltrepò nel mondo: sono Elena Leoni e Eleonora Buratto.

Le ho intervistate insieme a Graziano Menegazzo per un progetto dal titolo “L’ESTRO DEL LATO DESTRO“, sottotitolo “un PO di storie”, coordinato dall’ottima Valeria Longhi.

Abbiamo girato 5 interviste doppie su incarico del Consorzio Oltrepò e per questo siamo andati a caccia di storie e di persone disposte a mettersi in gioco in un’intervista doppia, leggera e divertente, che vi racconta un luogo, il lato destro del fiume Po, che è tutto da scoprire.
La seconda intervista doppia è intitolata LE INTERNAZIONALI e vede protagoniste Elena Leoni e Eleonora Buratto.
Non perdetevi le loro risposte!

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Le storie al centro: una splendida passeggiata per i 25 anni di C.a.s.a. San Simone

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Le Storie al Centro è stato uno dei progetti più belli che mi sia capitato di seguire in questo 2021 che si avvia alla conclusione. L’idea era di ricordare i 25 anni di storia di C.a.s.a. San Simone con una passeggiata in giro per Mantova.

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Ramarri saettanti per il brand di Federico II

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 Il ramarro è un piccolo rettile molto veloce e scattante ed è una caratteristica che troviamo anche in quelli che affollano Palazzo Te.

Questa impresa appartenuta al marchese (e poi duca) Federico II sbuca infatti da pareti e soffitti, pavimenti e camini e rappresenta una sorta di “brand” del figlio di Isabella d’Este.

Nella cinquina numero 25 del libro Mantova, 5 cose che so di lei, andiamo a caccia di ramarri tra le stanze dell’appartamento destinato al duca.

I miei ramarri preferiti sono quelli che scendono dai due lati della cappa del camino che si trova nella camera delle Aquile, la stanza da letto di Federico II. Si distendono con la bocca aperta pronti a catturare un insetto. Sopra di loro si srotola il cartiglio con il motto che dice Quod Huuic Deest Me Torquet (quello che a lui manca mi tormenta).

La prossima volta che entrate a Palazzo Te provate a inseguire i ramarri e vi accorgerete che ce ne sono molti di più di quello che pensate.

E con questa pillola su Palazzo Te si chiude il nostro racconto dell’avvento augurando questa volta non solo “buona passeggiata” ma anche e soprattutto un sereno NATALE!
(e da qui parte l’avventura dei 12 giorni di Natale).

Per approfondire:
Il ramarro su wikipedia
Il ramarro dal sito delle Regione Emilia Romagna
Un safari tra gli animali gonzagheschi di Palazzo Te: torna Mantovagando su MCG

Il calendario dell’Avvento con “Mantova, 5 cose che so di lei”

24. Se a Mantova, un tempo, un viaggiatore…
23. La Rotonda di San Lorenzo in breve
22. Mi ritrovai per una Mantova oscura…
21. Alle Grazie tra pellegrini e coccodrilli
20. Mantova, una Cinecittà sulle rive del Mincio…
19. I mantovani durante il Festivaletteratura e come distinguerli dai turisti
18. Alzare gli occhi a Mantova per meravigliarsi (QUASI) a ogni passo
17. Matilde, la Gran Contessa tra Mantova e Canossa
16. Farmacisti mantovani, reali e immaginari, tra Romeo Montecchi e Vincenzo Gonzaga
15. Passeggiando in bicicletta…in discesa a Mantova
14. Quando a Mantova alzare gli occhi regala sorprese
13. Palazzo Ducale: per capire quanto è grande meglio girarci intorno
12. Palazzo Te: le curiosità partono dal nome e arrivano ad una grotta
11. Sant’Anselmo, patrono di Mantova che non viene da Aosta ed era vescovo ma di Lucca
10. Arazzi veri e finti arazzi: tra Raffaello e Felice Campi
9. Quando a Mantova c’erano cavalieri e draghi ma mancavano le principesse
8. Una passeggiata nel Ghetto ebraico con 5 curiosità da scoprire

Un buon Natale da Mantovastoria con un presepe domenicano

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La natività del Beato Angelico dal convento domenicano fiorentino di San Marco

Quest’anno facciamo gli auguri di Natale ai nostri lettori scegliendo un presepe particolare: la Natività dipinta dal Beato Angelico per il convento domenicano di San Marco a Firenze.

Perché un affresco fiorentino e qual é il legame con Mantova?

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Se a Mantova, un tempo, un viaggiatore…

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Piazza Erbe a Mantova con le luminarie natalizie

Oggi i viaggiatori scrivono su Trip Advisor le loro impressioni di viaggio mentre un tempo rimanevano confinate nei loro diari e nelle lettere che spedivano a casa durante il percorso.

Questo ha salvato Mantova da una serie di commenti molto pesanti per quanto riguarda il clima (più favorevoli invece i pareri sul profilo visto dai laghi…)

Nella cinquina numero 24 del libro Mantova, 5 cose che so di lei proviamo a ricordare alcuni dei viaggiatori passati per la nostra città.

Buona lettura e…buona Vigilia!

Per approfondire:
Una Mantova letteraria: spunti e suggerimenti per storie e scoperte
Giacomo Cecchin vi accompagna alla scoperta della Mantova di Dickens
Giacomo Cecchin e il profilo di una Mantova Segreta immersa nella nebbia
Charles Dickens e il suo viaggio in Italia

La Rotonda di San Lorenzo in breve

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La Rotonda di San Lorenzo con le decorazioni natalizie

La Rotonda di San Lorenzo è la chiesa più amata dai mantovani e la più frequentata dai turisti.

E’ un elemento inconfondibile della cartolina più famosa di Mantova eppure per almeno tre secoli scomparve dalle mappe e dalla vista dei viaggiatori che passavano per la città.

Ne parliamo nella cinquina numero 23 del libro Mantova, 5 cose che so di lei, evidenziando alcune date che hanno cambiato la storia di questo “meteorite” romanico in un piazza gotica e rinascimentale.

Provate a immaginare se fossero esistiti i selfie a partire dalla fine del 1500. Ebbene la Rotonda non sarebbe entrata nelle fotografie scattate da Rubens, dai Mozart o da Dickens che invece avrebbero visto i portoni del Ghetto ebraico.

La prossima volta che passate davanti alla scalinata più amata dai bambini mantovani provate a immaginare Piazza Erbe senza la Rotonda. Scommetto che non ce la fate ma pensate che per tre secoli lì c’erano delle botteghe e di San Lorenzo rimaneva solo una cappella in Sant’Andrea e la dedicazione della parrocchia.

Per approfondire:
La città che cambia: chi ha visto la Rotonda di San Lorenzo che compare e scompare nei secoli?
Il punto preciso (a Mantova) dove fare un viaggio nel tempo in verticale
La macchina del tempo? A Mantova esiste e si chiama Catasto Teresiano
La Rotonda di San Lorenzo su wikipedia

Mi ritrovai per una Mantova oscura…

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Una delle celle del Castello di San Giorgio che accolsero i Martiri di Belfiore

Lo sapevate che a Mantova durante il Risorgimento c’erano più carceri che alberghi?

E che c’era anche il Palazzo del Diavolo?

Nella cinquina numero 22 del libro Mantova, 5 cose che so di lei, vi facciamo fare un viaggio nella Mantova oscura, quella della periferia, quella dei delitti e delle pene.

Tutti sanno che all’ultimo piano del Castello di San Giorgio c’erano le carceri dei Martiri di Belfiore ma forse pochi conoscono il nome del Carcere della Mainolda, che si trovava nella via omonima. Per chi passa da quelle parti basta alzare gli occhi e vedere la lapide che lo ricorda.

Se ci fosse stata una classificazione delle prigioni austriache con le stelline, il carcere della Mainolda ne avrebbe prese cinque visto dal lato dei secondini e 0 per i prigionieri.

Se invece volete sapere dov’era il Palazzo del Diavolo, questa volta non vi sveliamo niente, dovrete trovare le informazioni sul libro!

Per approfondire:
5 carceri storiche a Mantova tra Gonzaga, Austriaci e conventi
5 altri luoghi che rendono la storia di Mantova un po’ più oscura
Giacomo Cecchin racconta le Carceri dei Martiri di Belfiore su Mantova Segreta
I Martiri di Belfiore sulla Treccani on-line

Alle Grazie tra pellegrini e coccodrilli

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Il sagrato del Santuario delle Grazie

E’ strano parlare del Santuario delle Grazie a dicembre: per i Mantovani il giorno giusto è il 15 di agosto, la festa dell’Assunta, quando migliaia di pellegrini arrivano al Santuario e dopo essere stati in chiesa fanno colazione con il famoso panino con il cotechino.

Nella cinquina numero 21 del libro Mantova, 5 cose che so di lei, raccontiamo 5 stranezze di questo santuario mariano, un tempo convento francescano.

Per tutti la chiesa delle Grazie è quella del coccodrillo appeso al centro della navata e dei manichini dell’impalcata lignea.
Per tutti i mantovani è il luogo di pellegrinaggio per eccellenza, anche se non ci si sofferma quasi più a guardare la ricchezza di particolari.

Forse non tutti sanno che il Santuario delle Grazie appare in una scena di uno dei film più famosi del secolo scorso: Novecento di Bernardo Bertolucci. Il regista fece realizzare un pavimento sopraelevato in modo che gli attori recitassero al livello delle statue dell’impalcata lignea.

Non ci credete? Provate a rivedere il film.

Per approfondire:
Due castelli e una chiesa: l’archistar Bartolino e il santuario delle Grazie
5 tappe per un pellegrinaggio alle Grazie tra domenicani, francescani e miracoli lacustri
Francesco I Gonzaga e il “mal della pietra” del quarto capitano del popolo di Mantova
il sito ufficiale del Santuario delle Grazie