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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi della categoria: Articoli

Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori: la seconda puntata su La Reggia (n. 4/2018)

04 venerdì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Palazzo Ducale, Storia Locale

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Cortile dei Cani, Cortile del Frambus, Cortile delle 8 facce, Cortile di Castello, Cortile di Santa Croce, Dentro il Palazzo ducale visto da fuori, La Reggia, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Piazza Castello, Società per il Palazzo Ducale, Vòlto oscuro

La prossima domenica 6 gennaio l’ingresso a Palazzo Ducale sarà gratuito ma in realtà non occorre pagare il biglietto per rendersi conto delle dimensioni e della storia della reggia dei Gonzaga: basta passeggiare per i suoi cortili e per le piazze oggi aperte al pubblico.
Di seguito trovate la seconda parte di un itinerario pubblicato su La Reggia, il giornale ufficiale della Società per il Palazzo Ducale (qui potete leggere la puntata precedente).
Nei prossimi numeri usciranno altri articoli dedicati alla reggia, tutti pensati con la filosofia del “Lo sapevate che?”, una sorta di Palazzo Ducale in pillole per farvi venire voglia di fare le uniche due cose che servono per conoscerlo meglio: frequentarlo più spesso e iscrivervi alla Società per il Palazzo Ducale.
Qui trovate gli articoli pubblicati sino ad ora:
I nani di Mantova su La Reggia: spigolature “nanesche” a Palazzo Ducale
Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori: un nuovo articolo per La Reggia

Di seguito il testo integrale dell’articolo pubblicato sul n. 4/2018 della Reggia (ringrazio il presidente Gianpiero Baldassari e il direttore Fausto Amadei per l’ospitalità).

Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori (II parte)
Nello scorso numero della Reggia abbiamo parlato di alcuni dei cortili interni di Palazzo Ducale (Cortile d’Onore e della Cavallerizza) e degli spazi di grandi dimensioni che, aperti oggi al pubblico o addirittura al traffico veicolare, hanno perso il loro carattere chiuso ed esclusivo. Oggi partiamo proprio da una delle piazze più note, piazza Castello, per arrivare poi a descrivere alcuni dei cortili ricavati dalle sistemazioni intervenute a seguito dell’aggiunta di edifici successivi e per questo a volte di forma irregolare.
Lo spazio detto oggi Piazza Castello era uno spazio aperto che era chiamato prato di Castello o prato dei cannoni e costituiva il luogo principe per le parate e per le esercitazioni militari. La sua trasformazione con un portico a serliana di ispirazione giuliesca avvenne ad opera di Giovan Battista Bertani per la venuta a Mantova di Filippo II di Spagna, figlio dell’imperatore Carlo V. Se ne vede una splendida immagine in uno degli otto teleri realizzati da Tintoretto per l’Appartamento Grande di Castello, commissionati dal duca Guglielmo Gonzaga. In questo dipinto si ha modo di vedere la prima versione della piazza e salta all’occhio il fatto che manchi la parte superiore e l’esedra, particolari realizzati successivamente ad opera di Bernardino Facciotto, che incontreremo anche quando parleremo del cortile delle otto facce o degli orsi. Piazza Castello è uno degli spazi più incredibili della Reggia, oggi utilizzata per gli incontri principali del Festivaletteratura e un tempo per spettacoli che sfruttavano come fondale l’emiciclo, che ha anche la finzione di avvicinare alla piazza l’imponente volume del Castello di San Giorgio. I torrioni della fortezza di Bartolino da Novara emergono sopra il corridore che corre tutto attorno alla piazza insieme alle due “cube” le cupole della basilica di Santa Barbara e allo splendido campanile del Bertani. Sul lato della piazza dove non troviamo il portico era posto l’edificio delle stalle di castello, modificato poi in epoca guglielmina. Passiamo ora agli altri cortili interni della reggia ed entriamo nel Castello di San Giorgio passando sopra il ponte in pietra che ha sostituito l’antico ponte levatoio. Qui troviamo il cortile interno della fortezza con un portico ingentilito dall’intervento di Luca Fancelli su disegni di Andrea Mantegna. Su uno dei lati del cortile il portico regge un poggiolo che costituiva un collegamento all’aperto probabilmente tra l’appartamento di Ludovico II e quello della marchesa. Le modifiche al castello rientrano nei lavori iniziati per trasformare il maniero quattrocentesco in una dimora adatta ad ospitare un signore rinascimentale e che vedranno non solo la realizzazione della Camera degli Sposi ma anche di una cappella decorata dalle tavole di Andrea Mantegna. Uscendo dal cortile verso piazza Castello, a sinistra si imbocca lo scalone che conduce alla sala di Manto e da lì nella camera dei cavalli dove si trova uno degli ingressi al cortile dei cani. Il nome di questo piccolo giardino deriva dalla tradizione che voleva che Isabella d’Este vi seppellisse i suoi cagnolini. Questo spazio è circondato dall’appartamento grande di Castello, dalle stanze dette dell’appartamento del Tasso e dall’appartamento di Troia. Prima della ristrutturazione voluta dal duca Guglielmo con la costruzione delle sale dei Capitani, dei Marchesi e dei Duchi qui si trovava una sorta di terrazza o belvedere verso il lago. Oggi il giardino, che ha una forma di trapezio rettangolo, è decorato da aiuole  e piccole siepi di bosso e presenta al centro su una piccola colonna il busto del poeta Virgilio. Per chi volesse individuare il cortile dei cani dall’esterno del Palazzo Ducale dovrebbe guardare l’edificio a sinistra del Castello: il giardino si trova in corrispondenza della cosiddetta Loggia del Tasso. E’ il momento di andare verso gli altri cortili che descriveremo in questo articolo e per farlo usciamo dal castello e dirigiamoci verso piazza Santa Barbara. Qui subito sulla destra troviamo un portone dietro cui si cela un cortile triangolare con degli alberi al centro, uno di quegli spazi strani prodotti dalle aggiunte e trasformazioni successive che hanno trasformato il Palazzo Ducale in un vero e proprio palinsesto, continuamente riscritto dalle generazioni successive dei Gonzaga. E’ il cortile del Frambus, un nome che ricorda il frambos dialettale, ovvero la pianta del lampone. Da qui possiamo arrivare allo spazio con il nome più strano tra quelli della reggia gonzaghesca: si tratta del cosiddetto cortile degli Orsi (così viene definito  nel 1908 dall’architetto Achille Patricolo) meglio noto come cortile delle otto facce. Si tratta di un luogo dovuto all’intervento dell’architetto Bernardino Facciotto che si trova davanti al problema di dare una forma regolare ad uno spazio irregolare con il vincolo del muro delle stalle di castello. Lo risolve dando una forma di ottagono allungato allo spazio circondato da un porticato che riprende la decorazione a bugnato della casa mantovana di Giulio Romano. Su questo cortile si affacciano la sala dello Specchio, recentemente riscoperta e dovuta proprio ad un intervento di Bernardino Facciotto, e il giardino pensile costruito per volere del duca Guglielmo da Pompeo Pedemonte. Tra l’altro il cortile delle otto facce e il “giardino in aria” sono collegati da una scala molto particolare e suggestiva: si tratta infatti di una scala che sale a triangolo in un altro di quegli spazi irregolari che rendono il Palazzo Ducale una specie di gioco ad incastri che riserva sorprese ad ogni angolo. Ci spostiamo ora nel cortile di Santa Croce prima di chiudere con una piccola sorpresa. Si tratta di uno spazio che si raggiunge dal portico della Magna Domus anche se oggi il portale che vi conduce è occupato dalla biglietteria di Palazzo Ducale. Per arrivarci bisogna quindi attraversare l’appartamento vedovile di Isabella d’Este di cui costituisce una specie di atrio all’aperto. Si tratta di uno spazio che ha un porticato su uno dei tre lati e prende il suo nome dall’antica chiesa di Santa Croce in corte, costruita all’epoca di Gianfrancesco Gonzaga. Oggi della chiesa rimangono le tracce di un rosone sulla facciata che si apriva sul cortile ed alcune colonne. La chiesa era ancora attiva alla fine del 1500 come risulta da una visita pastorale del 1575. Il cortile di Santa Croce è uno spazio poco noto ai visitatori di Palazzo Ducale ma si tratta di un luogo molto suggestivo anche perché, come scrivevo, costituisce uno degli accessi all’appartamento vedovile di Isabella d’Este, abitato dalla marchesa trasferitasi in Corte Vecchia dopo la morte del marito Francesco I Gonzaga nel 1519. Una curiosità interessante è che all’interno del cortile si trova oggi la colonna edificata dal Papa Pio II Piccolomini nell’area del Gradaro a marcare il luogo del martirio di San Longino. E concludiamo con la piccola sorpresa di cui vi accennavamo: tra cortili e piazze terminiamo invece on un passaggio ricavato tra il Castello, il corridoio di Santa Barbara e la Basilica Palatina. Si tratta del cosiddetto Vòlto oscuro. Se ne può vedere l’uscita dalla cancellata che si apre sulla sinistra della facciata della chiesa di Santa Barbara. E’ una vista suggestiva dove dietro il passetto areo che collega il Palazzo ducale alla basilica si intravedono i finestroni della Sala di Mantova sotto cui si apre una specie di galleria che sbuca di fianco al fossato del Castello. Sarebbe bello che tra le tante aperture programmate per ricostruire il rapporto tra la città e la reggia ci fosse anche questa. Sarebbe un modo di redimere questo percorso che un tempo portò le orde dei Lanzichenecchi all’interno del palazzo per un saccheggio indiscriminato e che oggi invece potrebbe condurre i turisti nel cuore del complesso gonzaghesco in una sorta di viaggio nel tempo alla scoperta della meravigliosa storia del Palazzo Ducale.

I cortili e le piazze descritte nell’articolo: 1 piazza Castello; 2 cortile di Castello; 3 Cortile dei Cani; 4 Cortile del Frambus; 5 Cortile delle 8 facce; 6. Vòlto oscuro. Il cortile di Santa Croce è fuori dall’immagine.
Giacomo Cecchin

Paolo Cevoli: mi piace vedere il lato comico della vita – un’intervista su MantovaChiamaGarda

02 mercoledì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli

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Apindustria Confimi Mantova, Assessore alle Varie ed Eventuali, Comune di Roncofritto, Intervista, MantovaChiamaGarda, Palmiro Cangini, Paolo Cevoli, Roncofritto, Zelig

A volte capitano le occasioni e uno non deve lasciarsele sfuggire. Tra queste metto la possibilità di intervistare Paolo Cevoli, un imprenditore prestato al cabaret (come dice lui), che ha animato la serata degli auguri di Apindustria Confimi Mantova.
Ecco qui di seguito il testo completo (mentre qui potete sfogliare l’intera rivista o leggere la mia rubrica Mantovagando).

Paolo Cevoli, mi piace vedere il lato comico della vita
Per molti è il comico di Zelig, per tutti invece è Palmiro Cangini, l’assessore alle attività varie ed eventuali di Roncofritto Superiore, un paese dell’entroterra romagnolo. Questo è infatti il personaggio che ha reso famoso Paolo Cevoli, romagnolo di Riccione, che passa dallo Zelig, il locale, per poi approdare a Zelig, la trasmissione televisiva. Famosi gli slogan dell’Assessore tra cui ricordiamo “Fatti e non pugnette” oppure “Con questo cosa voglio dire? Non lo so. Però c’ho ragione e i fatti mi cosano” e la sua spalla Claudio Bisio, costretto a scrivere improbabili lettere e preda delle sfuriate di Cangini. Tuttavia sbaglia chi considera Paolo Cevoli semplicemente un comico anche perché in realtà la sua esperienza professionale nasce nel settore della ristorazione e solo per una serie di coincidenze approda sul palcoscenico. Ma lo chiediamo direttamente a lui in questa intervista che riserva non poche sorprese. Continua a leggere →

Correva l’anno 2019…tra Leonardo, Armstrong e Napoleone

01 martedì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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2019, anniversari, celebrazioni, date da ricordare, Led Zeppelin, Negroni, ricorrenze

“Come passa il tempo…” è la frase che più spesso si sente dire quando in Italia i giornali celebrano un anniversario. Il nostro Paese infatti è noto per l’assoluta impreparazione con cui arriva alle date e alle ricorrenze più importanti. Ecco allora un elenco sintetico e non esaustivo per non perdersi alcuni degli anniversari da festeggiare o ricordare nel 2019 (ho scelto solo gli anni tondi, 50 o 100 e ne aggiungerò altri nel corso dell’anno). Io vorrei lavorare su Leonardo (500 anni dalla morte), Napoleone (250 anni dalla nascita), sulla finta pace del 1919 e su Mantova1519. E voi?
Buon divertimento.
(qui trovate gli anniversari del 2018, 2017, 2016, 2015. Continua a leggere →

E’ tempo di classifiche: i post più letti del 2018

28 venerdì Dic 2018

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festivaletteratura, I 5 laghi di Mantova, I mantovani e il Festivaletteratura, Le stranezze di Palazzo Ducale

La fine dell’anno è il momento dei bilanci e allora eccovi i post più letti del 2018 con due conferme sul podio e una new entry: il che vuol dire che abbiamo oramai degli evergreen che non passano di moda. Eccoli in sequenza:
1. Come sembrare mantovano in 5 semplici mosse durante il Festivaletteratura (post al primo posto anche nel 2017)
2. 5 stranezze da non perdere a Palazzo ducale tra nani, arazzi e giardini pensili (nel 2017 al terzo posto)
3. I 5 laghi di Mantova tra ponti, dighe e coccodrilli (nel 2017 al quinto posto)

Il post sul Festivaletteratura è tornato a colpire i lettori soprattutto in occasione della settimana letteraria. Gli altri due invece hanno numeri costanti durante tutto l’anno.
Qui trovate la classifica 2017 e qui invece le posizioni del 2016.

Buon Natale con la Natività di Caravaggio (in attesa di ritrovarla…)

25 martedì Dic 2018

Posted by mantovastoria in Articoli, Libri

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Carabinieri, Caravaggio, COMANDO CARABINIERI PER LA TUTELA DEL PATRIMONIO CULTURALE, Il Caravaggio rubato, Leonardo Sciascia, Luca Scarlini, Michelangelo Merisi, Nativita', Oratorio di San Francesco, Palermo, Sabbioneta, Una storia senza nome

La Natività è una delle immagini più rappresentate dagli artisti di ogni secolo. Mantovastoria sceglie di augurare un buon Natale ai suoi lettori con un’opera di Caravaggio che purtroppo fu rubata nel 1969 e non è ancora stata recuperata. La tela si trovava a Palermo e fu realizzata da Michelangelo Merisi per l’Oratorio della Confraternita di San Francesco nella chiesa di San Lorenzo. Questa Compagnia di laici si dedicava alla sepoltura dei morti poveri e di quelli ammazzati.
Il furto avvenne nella notte tra il 17 e il 18 ottobre del 1969 ad opera della Mafia e da allora se ne sono perse le tracce. Continua a leggere →

Canto di Natale: una straordinaria interpretazione della Campogalliani, una splendida regia e una versione molto efficace

16 domenica Dic 2018

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A Christmas Carol, Accademia Campogalliani, Canto di Natale, Charles Dickens, Chiara Prezzavento, Ebenezer Scrooge, Fantasma di Canterville, Maria Grazia Bettini, Michael Caine, Muppet, Teatrino d'Arco, Topolino

Un altro spettacolo di Natale da non perdere al Teatrino d’Arco: Canto di Natale di Charles Dickens segue il Fantasma di Canterville dell’anno scorso (ne potete leggere una recensione qui). Là una farsa nello stile tutto inglese degli spettacoli delle feste, oggi invece il racconto natalizio per antonomasia, quello che vede Scrooge passare dall’avversione al Natale alla pienezza dello spirito natalizio grazie all’intervento di un fantasma e dei natali passati, presenti e futuri.
Se la versione del Fantasma di Canterville era incantevole, questo Canto di Natale è davvero magico come solo i classici sanno essere e in una versione, interpretazione, allestimento e regia davvero splendidi*. Tutti abbiamo letto la storia di Scrooge e l’abbiamo vista in miriadi di versioni: dal cinema ai cartoni, dai pupazzi ai fumetti**. Tuttavia questa versione teatrale ha davvero qualcosa in più: ti fa entrare davvero nello studio di Scrooge, ti porta nella Londra dell’Ottocento, in uno di quei quadretti natalizi che sembrano presi dalle figurine dei carillon o dalle illustrazioni di Natale.
Ma come quelli rimangono solo belli da vedere, il Canto di Natale dell’Accademia Campogalliani è tutto da vivere. Continua a leggere →

Giacomo Cecchin su MCG parla di spettri e di Mantova che, a volte, sembra la Scozia

09 domenica Dic 2018

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Gonzaga, le 5 cose..., Storia Locale

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Agnese Visconti, Bonifacio di Canossa, Ferdinando Carlo Gonzaga, James Chricton, Mantovagando, MCG, Passerino Bonacolsi, Spettri, Spettri a Mantova

Torna la rubrica Mantovagando su MCG di Dicembre-Gennaio (la rivista la potete sfogliare qui) e stavolta parliamo di spettri.
Forse non tutti sanno che Mantova è anche città di spettri e che il 31 dicembre allo scoccare del nuovo anno si possono ancora trovare in giro per la città (questa naturalmente è una mia idea, non suffragata da fatti concreti ma trattandosi di spiriti…). In realtà sappiamo bene che i fantasmi ce li creiamo da soli ma perché non provare a riscoprire quelle storie irrisolte che, se fossimo in Scozia, davvero sarebbero piene di mistero e di spiriti e richiamerebbero in città miriadi di turisti. Eccone allora almeno 5 che raccontano di delitti, esecuzioni e uccisioni (e non abbiamo preso in considerazione i fratricidi gonzagheschi)… Continua a leggere →

Cherchez Clinio Cottafavi: dov’è finito il busto di Piazza Pallone?

18 domenica Nov 2018

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Clinio Cottafavi, Gianpiero Baldassari, La Reggia, Palazzo Ducale, piazza pallone, Società per il Palazzo Ducale, Statue erranti

Dov’è finito il busto di Clinio Cottafavi? Venerdì mattina 16 novembre stavamo girando una puntata di Mantova Segreta sulle statue erranti di Mantova (ne potete leggere qui su questo blog), quelle statue che sono state spostate in altri luoghi nel corso della storia.
Ebbene è capitata una di quelle esperienze che qualcuno chiama coincidenze e altri serendipity: quando siamo stati in piazza Pallone per filmare il busto di Clinio Cottafavi (già fotografato quando era caduto sul prato alcuni mesi fa), il busto era sparito.
Chissà dove se n’è andato, visto che la statua non è nemmeno dotata di gambe.
Una telefonata al presidente della Società per Palazzo Ducale, Gianpiero Baldassari, ha in parte chiarito il caso: il busto dovrebbe essere in un magazzino della Tea in attesa di essere ricollocato in piazza.
Certo che non vi nascondo che andare alla ricerca delle statue erranti e non trovarne una perché è andata da qualche altra parte è stato davvero straniante.
Cherchez Clinio Cottafavi e speriamo di trovarlo a breve e di poterlo rivedere in piazza Pallone.
Per approfondire:
– Clinio Cottafavi: chi era costui? Note a margine di un episodio di vandalismo urbano
– Clinio Cottafavi, l’infaticabile (La Reggia)
– Le statue erranti: il post e la puntata di Mantovagando (in attesa di quella su Mantova Segreta)

lunedì 11 novembre 1918: anche l’Europa fa la pace ma Wilfred Owen non la vedrà

11 domenica Nov 2018

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Eugenio Montale, Filippo Tommaso Marinetti, Giuseppe Ungaretti, Poppy Day, Prima Guerra Mondiale, Rupert Brooke, Seamus Heaney, Sigfried Sassoon, Wilfred Owen

Per una volta l’Italia è arrivata prima: l’armistizio con l’Austria Ungheria che chiude la Grande Guerra è di domenica 3 novembre e entra in vigore il 4 novembre (qui potete leggere l’articolo del blog dedicato al centenario della fine della guerra sul fronte italiano). Tutti gli altri Paesi coinvolti invece festeggiano la fine della guerra l’11 novembre, il giorno di San Martino.
Ancora oggi infatti i vincitori e in particolare gli inglesi, i francesi e i belgi fanno festa in occasione di quello che viene chiamato con nomi diversi (in Inghilterra ad esempio è anche ricordato come Poppy Day, giorno dei papaveri) ma che celebra la fine della Prima Guerra Mondiale*.
Oggi però vorrei ricordare Wilfred Owen, un poeta inglese (uno dei tanti poeti di guerra**), che combattè durante la Prima Guerra Mondiale e morì per ironia della sorte lunedì 4 novembre 1918: una sola settimana prima della fine della guerra.
Si tratta davvero di una tragica coincidenza: l’uomo che aveva cantato dell’inutilità della guerra, che aveva messo a nudo “le vecchie bugie” che raccontavano di un conflitto pulito, eroico ed epico, che aveva visto morire tanti suoi commilitoni non riuscì a salutare la pace. Continua a leggere →

Vittorio Veneto o Caporetto? a 100 anni dalla fine della Grande Guerra è tempo di approfondire

04 domenica Nov 2018

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24 maggio, Alessandro Barbero, Caporetto, Festival della Mente, Giuseppe Gerola, Giuseppe Prezzolini, Il Piave, Prima Guerra Mondiale, Vittorio Veneto

«Se volessi esprimermi paradossalmente, direi che Caporetto è stata una vittoria, e Vittorio Veneto una sconfitta per l’Italia. Senza paradossi si può dire che Caporetto ci ha fatto bene e Vittorio Veneto del male; che Caporetto ci ha innalzati e Vittorio Veneto ci ha abbassati, perché ci si fa grandi resistendo ad una sventura ed espiando le proprie colpe, e si diventa invece piccoli gonfiandosi con le menzogne e facendo risorgere i cattivi istinti per il fatto di vincere». Giuseppe Prezzolini
E’ da questa citazione che si dovrebbe partire per provare a capire cosa è stata per l’Italia la Prima Guerra Mondiale. Prezzolini evidenzia quello che un po’ ci caratterizza: per tirare fuori il meglio dobbiamo essere messi alle corde (la resistenza sul Piave ne è la prova), quando invece vinciamo tiriamo fuori il peggio. Continua a leggere →

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