A volte per comprendere a pieno un evento storico non serve leggere libri su libri ma basta incappare nella canzone giusta come “6 minuti all’alba” di Enzo Jannacci.
Basta ascoltarla per capire tutto il dramma che l’Italia ha vissuto l’8 settembre con un Paese allo sbando perché chi comandava non ha saputo affrontare la situazione con responsabilità e dignità. Nel testo c’è tutto: la stanchezza della guerra, la voglia di libertà, il combattere per i propri ideali e morire per questo.
Un capolavoro che ogni volta che si ascolta mette i brividi.
Ecco cosa diceva Jannacci quando introduceva la canzone nei concerti:”Vorrei dedicare questa canzone a mio padre, è importante ricordare visto che oggi c’è chi confonde la Repubblica di Salò con la Repubblica di San Marino” (citazione da questo sito).
La musica è di Enzo Jannacci mentre il testo, davvero suggestivo nel suo mix di dialetto e italiano, lo scrisse insieme a Dario Fo (lo trovate qui).
Pur amando molto le canzoni di Enzo Jannacci questa non la conoscevo ed è stato grazie a Silver che l’ho scoperta. Durante un incontro Guido Silvestri mi ha parlato di questo testo e in particolare ricordava la frase con cui il morituro risponde all’offerta della sigaretta da parte di un ufficiale:
“Entra un ufficiale; m’offre da fümà…Grazie, ma non fumo prima di mangià”.
Da quando l’ho ascoltata ho pensato che sarebbe una delle canzoni da far ascoltare quando uno prova a raccontare cosa è stato l’8 settembre nel nostro Paese.
La potete ascoltare qui: versione da disco, versione live
Vott setémber sunt scapaa, ho finì de faa el suldaa
08 sabato Set 2018
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In quest’estate troppo calda e che invita a rallentare perchè non riscoprire alcune curiosità su Palazzo Te, la villa di Federico II Gonzaga dedicata all’ozio creativo. Ecco allora sull’ultimo numero di MCG (
Solo gli inglesi si permettono di giocare con i mostri sacri del teatro e della letteratura e questo Shakespeare in love è la dimostrazione che il meccanismo funziona.
Il fatto che il 25 luglio sia la festa di San Giacomo Maggiore ha fatto dimenticare a molti l’altro santo che proteggeva i pellegrini e si festeggiava lo stesso giorno, tra l’altro uno dei più importanti nel Medio Evo tanto da essere rappresentato su molti muri esterni delle chiese (e capirete poi il perché).
Un tempo ai bambini e alle bambine si dava il nome del santo del giorno in cui nascevano creando a volte abbinamenti alquanto impegnativi cui si suppliva con un secondo nome. Altre volte si sceglievano nomi molto diffusi a livello di famiglia per esserlo stato di nonni, bisnonni o addirittura padri (e questo è il mio caso).
Oggi sono cinquant’anni che se n’è andato Giovannino Guareschi. In effetti non dovrei pubblicare un post nel giorno dell’anniversario della morte avvenuta a Cervia il 22 luglio del 1968: a Giovannino l’anniversario sarebbe andato sicuramente di traverso, tanto più che aveva scritto “Non muoio neanche se mi ammazzano” quando rinchiuso in un lager nazista diceva che sarebbe tornato a tutti i costi per rivedere il figlio.
Misura per misura non è una delle commedie più rappresentate di William Shakespeare e questo è tanto più vero per la stagione del Teatro Romano a Verona*.
Da questo numero de La Reggia (per la disponibilità del presidente Gianpiero Baldassari e del direttore Franco Amadei, che ringrazio) pubblicherò una serie di testi sulle particolarità di Palazzo Ducale.



Anche in passato si sentiva il bisogno di ricaricare le batterie: ecco Palazzo Te è un luogo di svago. Se fossimo a Ferrara diremmo che è una “delizia” come ad esempio Schifanoia che già nel nome racconta il suo scopo. Invece siamo a Mantova dove il marchese e poi duca Federico II commissiona a Giulio Romano la costruzione di una villa fuori città “dove andare a cena per ispasso” scriverà Vasari.