Una splendida serata per raccontare la storia della Villa Favorita e del suo committente Ferdinando Gonzaga quella che si è tenuta giovedì 7 aprile proprio alla Favorita davanti a oltre 300 persone. Pubblico di seguito l’articolo uscito su InformaPorto- Giugno 2016 che riassume i principali temi trattati durante la conferenza.
Ai tempi di internet e dei cellulari ci si stupisce di come fossero lente le comunicazioni nei tempi andati e di come un invenzione come il telegrafo ottico fosse considerata una rivoluzione ai tempi di Napoleone. Proprio l’imperatore, così attento alle necessità di essere informato prima degli altri, sfruttò un’invenzione dei fratelli La Chappe del 1791 per collegare in tempi molto rapidi Parigi e Venezia. Cosa c’entra Mantova in tutto ciò? La linea del telegrafo di Napoleone passava proprio di qui.
Sono arrivati i piumini, come popolarmente si chiamano le infiorescenze dei pioppi, che fanno piangere gli allergici, sembrano nevicate di primavera e accendono la fantasia degli imbecilli che a volte gli danno fuoco creando non pochi problemi.
Eppure dietro questo fenomeno naturale c’è uno dei miti più poetici che si conosca che racconta la storia di Fetonte, un ragazzo imprudente, del dio Sole, un padre che non sa dire di no, e delle Eliadi, sorelle inconsolabili per la scomparsa del fratello. Un mito legato all’Eridano, il nostro fiume Po, dove Fetonte cade e annega e pertanto profondamente padano. Se ne trovano due versioni: una di Giulio Romano (vedi disegno a fianco) nella stanza delle Aquile a Palazzo Te e l’altra a Sabbioneta nella stanza dei miti a Palazzo Giardino.
Ma cosa sono i piumini nel mito? Continua a leggere →
Mantova è un rebus per gli italiani che spesso non sanno dove collocarla (gli stessi milanesi a volte si confondono ma si sa per loro il mondo finisce a Porta Romana). Per questo a volte finiamo in Veneto o spesso in Emilia ma quasi mai in Lombardia. E’ una storia a sé che viene dalle vicende dei Gonzaga che hanno mantenuto indipendente la loro enclave dal 1328 al 1708 quando si chiude il loro dominio con la morte di Ferdinando Carlo, l’ultimo duca che già aveva lasciato la città nel 1707. Forse da qui, dal Sacco del 1630 e dalla nebbia che tutto avvolge deriva anche una sorta di tristezza dei mantovani che me li fa definire degli emiliani di cattivo umore (parafrasando un celebre detto di Jean Cocteau). E questa dei mantovani tutti tristi viene stigmatizzata anche in alcune filastrocche. Ne riportiamo una e si tratta di decidere cosa avremmo preferito essere invece di tristi tra “tuti matti” e “Brusa Cristi”. Voi? io un’idea ce l’ho!
Venesiani gran signori, Padovani gran dottori Vicentini magna gatti Veronesi tutti matti Bergamaschi brusa Cristi Mantovani tutti tristi.
N.B Il testo della filastrocca è tratto da G.Tassoni – Proverbi e indovninelli.Folklore mantovano, Firenze, Olschki 1955, p.187. Il proverbio in veneto finisce anche a volte con Trevisani radicioni, con Rovigo no me intrigo.
Come l’anno scorso ho provato a verificare le ricorrenze che si potrebbero celebrare nel 2016. E’ solo un gioco anche se sappiamo come, soprattutto in Italia, un anniversario diventi il modo di creare comitati, premi, mostre e manifestazioni.
Sono ancora convinto che la storia vada approfondita indipendentemente dagli anniversari ma il gioco può essere interessante anche solo per mettere ordine nelle proprie reminescenze storiche. Io quest’anno mi dedicherò ad approfondire i quattrocento anni dalla morte di William Shakespeare (1616) e la terza guerra di indipendenza con Mantova italiana (1866). A livello mantovano invece approfondirò Mantova 1516 (qui trovate alcuni articoli già usciti sul blog) quando la città era capitale di per sé (500 anni prima della Mantova 2016).
Ecco quello che esce ragionando per periodi di 50 anni (fermandomi al 1066) senza pretese di completezza. E voi? Aggiungereste qualcosa?
Oggi a sedici anni i ragazzi sono ancora a scuola e difficilmente hanno già le idee chiare sul loro futuro. Nel 1516 invece poteva capitare che a 16 anni uno fosse già re e un altro si stesse preparando a diventare marchese. E’ il caso di Carlo d’Asburgo, futuro imperatore, e di Federico Gonzaga, prima marchese e poi duca di Mantova. Nascono entrambi nel 1500 e le loro vite proseguono parallele salvo poi incrociarsi per questioni politiche e di ambizione. Entrambi saranno a Mantova nel marzo del 1530, quando la nostra città diventa per alcuni giorni il centro del mondo, o meglio il suo ombelico (l’ombelico del mondo: vi ricorda qualcosa? Altrimenti provate a seguire questo link.) Ma andiamo con ordine.
Nel 1707 l’ultimo dei Gonzaga lascia Mantova: Ferdinando Carlo fugge a Venezia per poi morire avvelenato a Padova nel 1708. E’ una fine ingloriosa per la famiglia che ha dominato Mantova per oltre tre secoli. Per chi volesse approfondire il tema segnalo un mio articolo pubblicato su La Reggia, la rivista della Società per il Palazzo Ducale di Mantova. Un’ultima curiosità: l’ultimo duca di Mantova è quello che rimane al potere più a lungo tra tutti i suoi antenati: ben 42 anni. La dimostrazione che la qualità di un governante si misura dal valore delle cose che fa e non dal tempo di permanenza al comando. Qui trovate l’articolo impaginato e di seguito riportiamo il testo.
Mantova è una Brigadoon padana e ne sono ancora più convinto in questi giorni di nebbia costante che impedisce di orientarsi e impone una grande iniezione di fiducia a chi attraversando il ponte di San Giorgio sembra non arrivare mai alla città, impossibilitato a coglierne il profilo. Ma perchè Mantova è una Brigadoon padana e soprattutto cosa potrebbe fare l’anno di Mantova 2016, capitale italiana della cultura, per cambiare le cose?
Mantova ha vinto il titolo di capitale italiana della cultura 2016. Dopo essere stata esclusa dalla corsa per la capitale europea della cultura (esclusa già alla prima selezione ed era il 15 novembre 2014, vinse poi Matera) oggi possiamo invece festeggiare. Ma a mio parere non dobbiamo vedere questo titolo come un riconoscimento di qualcosa ma come un invito a tornare ad essere quello che la città era nel suo passato: una vera piccola capitale. Se torniamo indietro al 1516 cos’era Mantova allora?
E’ proprio così. Il grande drammaturgo non finisce di stupire e seppur ridotto, sintetizzato, in pillole riesce ancora a coinvolgere il pubblico. In particolare la storia di Enrico V colpisce per la sua attualità e per come ancora oggi sa parlare al cuore degli uomini. Riportiamo di seguito l’articolo uscito sulla Gazzetta di Mantova di lunedì 26 ottobre 2015 in merito alla rievocazione della battaglia di Agincourt e il programma di sala distribuito per l’occasione in formato sfogliabile.