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“Studia le lingue, che ti serviranno nella vita”.
Quante volte l’abbiamo sentito dire? Di solito da un genitore, da un insegnante, da qualcuno che aveva ragione ma lo diceva nel momento sbagliato, cioè quando noi volevamo fare tutt’altro.
Nel caso di Carlo V, però, il consiglio sarebbe stato più che sensato. Anzi, indispensabile. Perché Carlo d’Asburgo non era destinato a governare un piccolo territorio, dove tutti parlavano più o meno allo stesso modo e si poteva risolvere tutto con un dialetto locale e un po’ di buona volontà. Carlo V si trovò a reggere un insieme immenso di terre, popoli, corti, eserciti, città, regni e interessi. Un impero talmente vasto da far nascere la celebre formula: “sui suoi domini non tramontava mai il sole”.
E infatti, quando si parla di Carlo V, si parla anche di lingue. Lingue da capire, da usare, da scegliere con prudenza. Perché nel Cinquecento una lingua non era soltanto uno strumento pratico. Era una dichiarazione politica, culturale, religiosa e sociale.
A Carlo V viene attribuita una delle frasi più fortunate della storia del multilinguismo europeo:
“Parlo spagnolo con Dio, italiano con le donne, francese con gli uomini e tedesco con il mio cavallo”.
Detta così, sembra una battuta da uomo potente che può permettersi tutto, anche di distribuire le lingue secondo simpatie, pregiudizi e cavalli. Ma proprio perché è una battuta, funziona. In poche parole racconta un mondo: la Spagna della fede e della monarchia cattolica, l’Italia della grazia e della cultura cortigiana, la Francia della conversazione politica, la Germania della durezza militare e imperiale.
Naturalmente bisogna fare attenzione: la frase è attribuita a Carlo V, ma la sua forma più nota circola in versioni diverse e non va presa come un virgolettato giornalistico. Non sappiamo se l’imperatore l’abbia davvero pronunciata così. Però sappiamo una cosa: è una frase troppo efficace per non essere usata come punto di partenza.
Chi era Carlo V?
Carlo V nacque a Gand nel 1500 e morì nel monastero di Yuste nel 1558. Era figlio di Filippo il Bello d’Asburgo e di Giovanna di Castiglia, detta la Pazza. Attraverso una serie di eredità dinastiche impressionanti, si trovò a riunire sotto di sé territori vastissimi.
Dai nonni paterni ricevette l’eredità asburgica e borgognona; da quelli materni l’eredità spagnola. Divenne sovrano dei Paesi Bassi, re di Spagna, re di Napoli, Sicilia e Sardegna, arciduca d’Austria e poi imperatore del Sacro Romano Impero.
Insomma: non proprio un curriculum da compilare in una pagina.
Carlo V fu uno dei grandi protagonisti del Cinquecento europeo. Dovette confrontarsi con Francesco I di Francia, con l’Impero ottomano di Solimano il Magnifico, con la Riforma protestante, con i principi tedeschi, con il papato, con le tensioni interne dei suoi domini e con la difficoltà, enorme, di governare territori lontanissimi tra loro.
Il suo regno fu una specie di puzzle politico in cui i pezzi non volevano sempre incastrarsi. E quando i pezzi parlano anche lingue diverse, il lavoro si complica parecchio.
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Cosa ne dite di fare un gioco sulla storia di Mantova? Se aveste una macchina del tempo dove vi piacerebbe andare? Eccovi la mia personale scelta sugli anni e gli avvenimenti da non perdere nella storia di Mantova. E’ il tema della pagina Mantovagando sull’ultimo numero della rivista MCG (
“Parla le lingue e conquisterai il mondo”, questo di solito ti dicono i genitori per stimolarti a studiare. E questo avranno detto al futuro imperatore Carlo V papà e mamma che nel suo caso erano Filippo il Belllo d’Asburgo e Giovanna la Pazza di Castiglia e d’Aragona. Il ragazzo prese sicuramente a cuore il suggerimento diventando l’imperatore sui cui domini non tramontava mai il sole.
Anche in passato si sentiva il bisogno di ricaricare le batterie: ecco Palazzo Te è un luogo di svago. Se fossimo a Ferrara diremmo che è una “delizia” come ad esempio Schifanoia che già nel nome racconta il suo scopo. Invece siamo a Mantova dove il marchese e poi duca Federico II commissiona a Giulio Romano la costruzione di una villa fuori città “dove andare a cena per ispasso” scriverà Vasari.
Oggi a sedici anni i ragazzi sono ancora a scuola e difficilmente hanno già le idee chiare sul loro futuro. Nel 1516 invece poteva capitare che a 16 anni uno fosse già re e un altro si stesse preparando a diventare marchese. E’ il caso di Carlo d’Asburgo, futuro imperatore, e di Federico Gonzaga, prima marchese e poi duca di Mantova.