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Giovanna Rosa, Giuseppe Verdi, La Fenice, Mantova, Museo del Rigoletto, Nicola Zanella, Palazzo Castiglioni, Rigoletto, Teatro La Fenice, Venezia
Dal 2013 non è mai uscita dalla top ten delle opere liriche più rappresentate al mondo*; il suo nome è sinonimo di Mantova e dei Gonzaga**; la donna è mobile è una delle arie più conosciute e utilizzate, anche e soprattutto inserita nella colonna sonora dei film***.
Stiamo parlando di Rigoletto, l’opera di Giuseppe Verdi che insieme alla Traviata e al Trovatore fa parte della cosiddetta Trilogia popolare. Ebbene nonostante questa incredibile popolarità, nonostante a Mantova siano presenti tutti i luoghi dell’opera verdiana, nella nostra città non esiste un museo dedicato a Rigoletto.
La lacuna è stata colmata da Nicola Zanella e Giovanna Rosa con una collezione davvero unica al mondo ora esposta nelle sale al pianterreno di Palazzo Castiglioni, in pieno centro.
L’interesse dell’esposizione nasce dal fatto che non si limita a presentare un solo punto di vista sull’opera di Giuseppe Verdi ma, come nella tradizione del collezionismo, offre una panoramica di tutto quello che fa riferimento al buffone di Verdi: dai costumi agli spartiti, dai manifesti alle recensioni, dagli autografi dei più importanti cantanti di tutte le epoche a oggetti d’uso quotidiano come, forse il pezzo più particolare dell’esposizione, una scatoletta di carne in scatola recuperata sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale e che riporta l’immagine del compositore di Busseto e di Rigoletto.
Sarebbe bello che una collezione di questo tipo trovasse una collocazione permanente a Mantova, magari in una location legata all’opera di Verdi e desse il via ad una valorizzazione di Rigoletto come strumento di promozione turistica della città. Ma forse sono proprio le cose facili a diventare difficili per noi italiani. Eppure questa storia del buffone, del duca e di Gilda colpisce al cuore chiunque la legga e Verdi compie un vero e proprio capolavoro non solo inserendo alcune tra le arie più cantabili e orecchiabili della storia dell’opera lirica ma anche inserendo un vero e proprio meccanismo a orologeria che conduce al climax finale senza un attimo di respiro. I dodici rintocchi della mezzanotte e la voce del duca che da lontano intona la Donna è mobile e rivela che il corpo nel sacco non è il suo sono momenti che non si dimenticano. Nel museo di Rigoletto di Nicola Zanella e di Giovanna Rosa segnaliamo alcuni oggetti assolutamente da non perdere, almeno a nostro parere: il costume di scena di Gilda che si traveste da uomo del 1860, la recensione di Rigoletto all’indomani della prima assoluta alla Fenice avvenuta l’11 marzo del 1851, un programma di sala inglese dell’8 giugno 1940 (l’Italia sarebbe entrata in guerra 2 giorni dopo)****, un bozzetto per il personaggio di Monterone dipinto da Franco Zeffirelli e la scatoletta di carne (già citata) che ricorda come l’opera e Verdi fossero da sempre considerati simboli della cultura italiana contro il nemico.
Il Museo Rigoletto a Palazzo Castiglioni visitabile con ingresso a 3 euro (gratis fino a 18 anni) rimarrà aperto fino al 12 maggio con i seguenti orari: da martedì a venerdì
dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Chiuso lunedì.
* La statistica viene dal sito Opera Base ed è interessante notare che l’opera più rappresentata al mondo è comunque italiana e sempre di Giuseppe Verdi ed è La Traviata.
** E’ in interessante notare che nel libretto di Rigoletto si citano Mantova e il duca ma non si fa mai il nome della famiglia Gonzaga. Unamotivazione possibile per questa assenza la trovate qui.
*** La donna è mobile è una delle arie più citate nelle colonne sonore dei film, soprattutto quelli americani quando devono citare l’Italia o la sua cultura. Ad esempio nel film “Sapori e dissapori” (qui ne trovate una descrizione). Senza dimenticare la famosa scena di Pretty Woman quando Julia Roberts assiste alla rappresentazione della Traviata e si commuove profondamente perchè si immedesima nella protagonista. “la reazione della gente che vede l’opera per la prima volta è molto drammatica: o la amano o la detestano” dice Richard Gere a Julia Roberts. (qui potete vedere la scena).
**** Una curiosità del programma di sala inglese è che vengono segnalate le misure di sicurezza in caso di allarme aereo. L’organizzazione del teatro dice che “lo spettacolo sarà interrotto per 5 minuti per poi ricominciare”. Della serie: Siamo inglesi e non permettiamo alla guerra di interferire con le nostre abitudini.
Per approfondire su questo blog sul tema di Rigoletto potete leggere anche:
– Rigoletto secondo Corraini: un bel libro davvero!
– 5 storie d’amore a San Valentino tra Gonzaga, Shakespeare e Rigoletto
– Federico II o Vincenzo I: qual è il duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi?
– Sparafucile o Saltabadil: note e appunti in merito a Rigoletto, Mantova e Parigi
– Rigoletto, Verdi e Dan Brown
Giacomo Cecchin (domenica 7 aprile 2019 – visitata sabato 6 aprile 2019)
Siete mai saliti sul palcoscenico di un Teatro d’Opera?
“Parla le lingue e conquisterai il mondo”, questo di solito ti dicono i genitori per stimolarti a studiare. E questo avranno detto al futuro imperatore Carlo V papà e mamma che nel suo caso erano Filippo il Belllo d’Asburgo e Giovanna la Pazza di Castiglia e d’Aragona. Il ragazzo prese sicuramente a cuore il suggerimento diventando l’imperatore sui cui domini non tramontava mai il sole.
Gli Arazzi raffaelleschi del Palazzo Ducale di Mantova sono tra gli oggetti più preziosi contenuti nella reggia gonzaghesca. Eppure sono anche tra i meno osservati dai turisti (ne parlavo già qui in un altro post dedicato agli arazzi) posti come sono al termine del lungo percorso di visita. E’ vero che oggi apprezziamo di più tele ed affreschi rispetto alle statue o agli arazzi e questo sembra dimostrato dalle presenze alle mostre. Oggi vorrei invitarvi a riscoprire almeno 5 storie che raccontano delle vicende degli arazzi, di come sono arrivati a Mantova e di come se ne sono andati per poi ritornare (definitivamente) a Palazzo Ducale.
Oggi è la festa di Sant’Antonio Abate (quello del porcellino o quello del chisol per i Mantovani). E’ un santo antichissimo e molto venerato e la sua immagine si trova ancora in molte stalle a protezione del bestiame (
Segnalo volentieri un articolo pubblicato sul numero 4/2018 de La Reggia, la rivista ufficiale della Società per il Palazzo Ducale, relativo alla possibile identificazione della nana ritratta nella scena di famiglia della Camera degli Sposi.


“Come passa il tempo…” è la frase che più spesso si sente dire quando in Italia i giornali celebrano un anniversario. Il nostro Paese infatti è noto per l’assoluta impreparazione con cui arriva alle date e alle ricorrenze più importanti. Ecco allora un elenco sintetico e non esaustivo per non perdersi alcuni degli anniversari da festeggiare o ricordare nel 2019 (ho scelto solo gli anni tondi, 50 o 100 e ne aggiungerò altri nel corso dell’anno). Io vorrei lavorare su Leonardo (500 anni dalla morte), Napoleone (250 anni dalla nascita), sulla finta pace del 1919 e su Mantova1519. E voi?
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