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In questi giorni danteschi ho parlato con Paolo Bertelli della Voce di Mantova e ne è uscita questa intervista. La trovate su La Voce di Mantova di venerdì 26 marzo 2021 a pagina 18 ma per i lettori pigri ve la riporto di seguito.
A Mantova con Dante Alighieri come guida
Tra curiosità ed evidenze sui passi del poeta
Nell’anno del settecentenario dalla morte di Dante Alighieri facciamoci questa domanda: il sommo poeta passò per Mantova? Probabilmente sì. Anche se di documenti certi non ne abbiamo lo stesso Dante ne fa cenno nella sua Quaestio de acqua et terra dove parla di un’idea nata durante una disputa a Mantova. E poi come possiamo pensare che Dante non passi per la città che ha dato i natali a Virgilio, suo modello di scrittura e sua guida nel viaggio attraverso Inferno e Purgatorio? Ne parliamo con Giacomo Cecchin, giornalista e guida turistica, che ha provato a immaginarsi un percorso nella Mantova degli inizi del 1300 con Dante come guida. Continua a leggere
Quando nel 1540 muore Federico II e il primogenito Francesco diventa duca a soli 7 anni. Sarà una meteora perché per 10 anni sarà sotto la tutela della madre Margherita e degli zii Ercole e Ferrante.


Federico II Gonzaga è l’ultimo marchese di Mantova e il primo duca Gonzaga. E’ il figlio maschio tanto atteso da Isabella d’Este che punta tutto su di lui, insieme al marito Francesco II. Il ragazzo viene educato ad un futuro di grandezza e sarà spesso fuori Mantova come ostaggio: prima del papa Giulio II a Roma e poi del re Francesco I in Francia. E’ un uomo che si lascia guidare dalle passioni e in questo è il contrario dell’attento calcolo politico della madre Isabella d’Este. Lo prova il suo abbandonarsi all’amore per Isabella Boschetti, la sua amante favorita, che lo porta a sposarsi a ben 30 anni con il rischio di morire senza una discendenza e di lasciar spazio ai fratelli.
I giardini Nuvolari a Porta Pradella sono poco frequentati rispetto ad altri spazi verdi di Mantova. Anche Tazio Nuvolari, la statua che oggi dà il nome a questo spazio verde, gli volta le spalle. E pensare che i documenti ci dicono che quando furono creati con la demolizione del rivelino di porta Pradella dovevano continuamente intervenire sulle panchine per l’usura dovuta all’uso frequente. Forse a renderli solitari è il fatto di essere circondati da strade e rotonde che li fanno sembrare più piccoli di quel che realmente sono o forse è che dopo il recupero del lungolago è lì che i mantovani vanno a camminare per sentirsi lontani dal traffico. Eppure questi giardini offrono sorprese che non ti aspetti e ci sono ancora le panchine dove fermarsi a leggere un libro, le statue che ti osservano seriose e un piccolo corso d’acqua con un ponte che lo supera.
Tra il 1700 e il 1800 molte delle chiese mantovane hanno cambiato faccia, o dovremmo dire facciata. I parrocchiani e i sacerdoti volevano avere un luogo di culto aggiornato ai dettami dell’epoca e quindi al tardo barocco o al neoclassico.