5 commenti su Mantova che non trovate su Trip Advisor

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Mantova non ha mai goduto di commenti molto positivi da parte dei viaggiatori o di chi vi ha soggiornato. O meglio si va da quelli entusiastici come nel caso di Torquato Tasso o a quelli tombali come per Benvenuto Cellini o Charles Dickens. In effetti il clima non è dei migliori e nei tempi andati era facilissimo prendere la febbre terzana o quartana come capitò anche a Carlo Goldoni o altre malattie dovute, come nel caso di Casanova, a frequentazioni allegre e poco sicure. Certo se fosse già esistito Trip Advisor alcuni di questi commenti non avrebbero deposto a favore di Mantova ma sarebbero sicuramente stati controbilanciati dagli altri. Sarebbe interessante che ogni autore sbarcato a Festivaletteratura in queste 20 edizioni ci avesse lasciato la sua opinione sulla città: avrebbe fatto la felicità dei turisti e di chi scrive guide letterarie. Eccovi allora 5 commenti su Mantova che non troverete su Trip Advisor. Continua a leggere

5 ramarri o salamandre a Palazzo Te tra soffitti, camini e affreschi

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La salamandra (o il ramarro come sarebbe più corretto chiamarlo dal punto di vista araldico) è una delle imprese più note di Federico II Gonzaga, figlio di Isabella d’Este e del marchese Francesco II Gonzaga. Questo piccolo animaletto lo si trova un po’ dappertutto a Palazzo Te, la villa estiva realizzata da Giulio Romano poco fuori dalle mura di Mantova, sull’isola del Tejeto. A volte la salamandra sbuca dai soffitti oppure scende dai camini, la si trova affrescata sulle pareti oppure sul pavimento. Non sempre è accompagnata dal cartiglio che riporta il motto in latino “Quod huuic deest me torquet” (ciò che a lei manca mi tormenta). Ebbene perché non ci divertiamo a scoprire le 5 salamandre che occhieggiano nell’appartamento di Federico II Gonzaga a Palazzo Te? Ecco dove le potete trovare. Continua a leggere

San Giacomo: un santo, una chiesa scomparsa, un ponte e una cancellata

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Oggi 25 luglio è la festa di San Giacomo il maggiore, il santo dei pellegrini, quello di Santiago de Compostela che richiama migliaia di persone ogni anno sul cosiddetto Cammino (qui potete trovare le informazioni da wikipedia e sul sito Unesco) e che ha tra i suoi attributi il bordone (il bastone da viaggio), il mantello, il cappello e soprattutto la conchiglia detta in italiano cappasanta e in francese coquille saint Jacques. Anche a Mantova c’era una chiesa di San Giacomo che si trovava nei pressi del Rio, al termine dell’attuale corso Pradella. Continua a leggere

Baruffe chiozzotte da non perdere al Teatro Romano

Le baruffe chiozzotte in prima nazionale al Teatro Romano sono uno spettacolo da non perdere, per il ritmo, il divertimento che si intuisce degli interpreti e la musicalità della lingua veneziana e del dialetto chioggiotto. Non ci si lasci fuorviare dalla scenografia essenziale con alcune pedane in legno, delle sedie e dei teloni grezzi a fare da quinte: spesso queste scelte minimaliste preludono a rivisitazioni moderne che nulla hanno a che vedere con il testo originale. Invece qui è il contrario: basta che entrino in scena le attrici per portarci nei campielli di Chioggia e in quella civiltà della conversazione in strada che ci fa sentire in Italia con le donne e i vecchi seduti fuori dalla porta a raccontarsela. Basta che si alzino i teli dello sfondo e sono le vele che annunciano l’arrivo di una tartana e siamo al porto con i pescatori che rientrano dal mare e la litania dei nomi veneti del pescato. Basta che scendano le lenzuola dall’alto e ci si ritrova nei campielli di laguna dove si stende il bucato tra una casa e l’altra e il filo funziona ancora una volta come telegrafo per notizie e conversazioni.
Riuscita anche la scelta dei costumi e, superato il primo scoglio del veneziano stretto (per non parlare del chioggiotto) si è portati a seguire con piacere la musicalità della lingua e ci si perde nei dialoghi davvero ritmati.
Ottimo il cast di attrici e attori che sono perfetti per i loro personaggi, ottima la coreografia dei movimenti che dimostra un notevole lavoro di preparazione e una regia attenta al dettaglio. Si aggiungano poi le musiche e il ballo, soprattutto quello finale, che chiude in gloria questa commedia di Carlo Goldoni, davvero una delle più riuscite del commediografo veneziano.
Un’ultima notazione: nella vita per baruffare occorre essere almeno in due e non andare d’accordo. Per ricreare sulla scena la stessa sensazione occorre invece non solo essere in piena sintonia ma soprattutto aver provato talmente tanto da riuscire a simulare un’assoluta naturalezza come nella commedia dell’arte. Questo è quello che si è visto sul palco del Teatro Romano grazie ad un ottimo cast e ad una regia perfetta. Uno spettacolo pienamente riuscito.
Estate Teatrale Veronese
(Spettacolo visto giovedì 20 luglio 2017)

Giacomo Cecchin

5 luoghi “finanziari” da riscoprire a Mantova tra Ghetto, Rotonda e credito (la city della Manhattan padana)

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Mantova è una città il cui centro storico sembra ancora come ai tempi del Rinascimento. In realtà molte cose sono cambiate a partire per esempio dalla demolizione delle mura nel secolo scorso. I cambiamenti sono legati alle motivazioni più diverse come ad esempio per la cinta muraria la volontà di allargare la città, o danni da bombardamenti come per il ponte dei Mulini o a progetti di miglioramento urbano come nel caso del Rio ma soprattutto delle demolizioni del Ghetto. Proprio di queste ultime parliamo nella cinquina di oggi che affronta la storia del quartiere riservato agli ebrei che costituiva nei secoli scorsi il centro finanziario della città visto che il divieto per i cristiani del prestito ad interesse (ostacolo superato dai francescani con l’invenzione del Monte di Pietà). Ecco allora 5 luoghi da riscoprire prima e dopo lo sventramento del ghetto ebraico. Continua a leggere

Una storia delle immagini: un bel libro di Einaudi

Arte, fotografia, cinema: una passeggiata tra i secoli per capire che le immagini sono sempre tra noi e occorre avere tutti gli strumenti per saperle leggere.
Un bel libro questo dell’artista David Hockney e del critico d’arte Martin Gayford che parla di cultura in generale demolendo muri, attraversando specchi e evidenziano connessioni e intersezioni anche dove sembrano non essercene.
Il sottotitolo è evocativo: dalle caverne al computer e basta scorrere i titoli dell’indice per rendersi conto che si tratta di un modo diverso di affrontare questo tema. Ne riportiamo solo uno: Caravaggio ha inventato l’illuminazione hollywoodiana.
Ecco la citazione finale dell’artista David Hockney che parla di futuro e di progresso:
“La gente ama le immagini. Non scompariranno.Si pensava che il cinema avrebbe ucciso il teatro, ma il teatro esisterà sempre perchè è vivo. Il disegno e la pittura continueranno ad esistere, come il canto e la danza, perchè la gente ne ha bisogno. Sono assolutamente convinto che la pittura sarà importante in futuro. Se la storia dell’arte e la storia delle immagini si separeranno, avranno la meglio le immagini.
Nessuno mostra più grande interesse per l’avanguardia, che scopre di aver perso la propria autorevolezza.
Mi piace osservare il mondo; mi è sempre interessato capire come vediamo e cosa vediamo. Il mondo è entusiasmante, anche se tante immagini non lo sono. E proprio il nostro è un periodo esaltante nella storia delle immagini. L’arte fa progressi? Pochi lo sembrano, mi sembra. Ma perchè l’arte dovrebbe andare da qualche parte? l’arte non è finia, come non è finita la storia delle immagini. In certi periodi la gente si forma l’idea che tutto stia finendo. Non finisce affatto; semplicemente, va avanti, avanti, avanti.”
Per approfondire:
Dove trovare il libro: Einaudi, Recensione dal Domenicale, Biblioteca Baratta.
I siti degli autori David Hockney  Martin Gayford

5 balconi angolari in una Mantova da osservare con gli occhi all’insù

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Ci sono particolari di Mantova che segnaliamo in questa rubrica non per una valenza storica o turistica ma anche solo per invitarvi a passeggiare con gli occhi all’insù. E’ il caso di questa cinquina che evidenzia i balconi angolari, ovvero quelli che consentono una visione delle due vie su cui affaccia l’angolo di un palazzo. Ebbene anche a Mantova ce ne sono alcuni, a partire da quelli tipicamente medievali come il più famoso (che è quello di Palazzo Castiglioni) fino ad arrivare a quelli più moderni e smussati come quello che si trova all’inizio di via Roma. Senza dimenticarne uno “quasi angolare” e molto particolare che trovate sul fianco della chiesa di San Martino, verso via Corridoni. Eccovi allora 5 balconi angolari da osservare in una delle prossime passeggiate in città.

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Il Mincio mormorava: un fiume e tre guerre per l’Unità d’Italia

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Spesso noi mantovani ci dimentichiamo che le guerre del Risorgimento furono combattute tutte tra il Garda e il fiume Po sulle rive del Mincio. Nomi come Goito, Curtatone e Montanara, Monzambano li si trova ricordati nelle vie di tutte le città d’Italia, senza dimenticare che Solferino non è solo una stazione della metropolitana parigina ma anche uno dei nomi scritti sotto a Parigi sotto l’Arco di Trionfo come vittoria dell’esercito francese.
Ma non si ricordano solo le vittorie e allora perchè non pensare a Custoza dove abbiamo perso ben due volte: nel 1848 e nel 1866. Oggi su quelle strade corrono i cicloturisti provenienti da tutta Europa, spesso senza sapere niente della battaglie e scambiando gli ossari per semplici edifici marca cima.
E voi? Conoscete tutto delle tre guerre di indipendenza? Sapete che Mantova diventerà italiana solo nel 1866 con tutto il Veneto? Vi ricordate come mai abbiamo dovuto aspettare il 20 settembre (altro nome diffusissimo di via) del 1870 per conquistare Roma*?
Se volete saperne di più vi invito a fare due cose:
1. Ascoltare le tre splendide lezioni di Alessandro Barbero sulle guerre di indipendenza dal sito del Festival della mente di Sarzana.
I guerra di indipendenza
II guerra di indipendenza
III guerra di indipendenza
2. Leggere questo post dal blog sul perchè il Lugana è meglio del Custoza.

Buon Risorgimento a tutti.
Giacomo Cecchin

* Proprio a proposito della presa di Roma il cancelliere di ferro Otto von Bismarck avrebbe detto al principe ereditario Umberto, “Voi italiani siete il popolo delle tre S: con Solferino avete preso la Lombardia, con Sadowa avete preso il Veneto, con Sedan avete preso Roma. E nessuna delle tre S è stata opera vostra”.

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5 porte che chiudevano Palazzo ducale tra Lanzichenecchi, Teatri e Giardini

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Il Palazzo ducale di Mantova è “una città nella città” secondo la celebre definizione che Baldassarre Castiglione attribuisce in realtà al palazzo di Federico da Montefeltro a Urbino. Eppure la reggia dei Gonzaga è proprio uno spazio a sé stante, costruito nei secoli collegando edifici un tempo isolati e realizzando l’attuale insieme labirintico di più di 35.000 metri quadrati. Una delle immagini che meglio offre questa idea del Palazzo ducale di Mantova è quella che si trova nella veduta a volo d’uccello della mappa realizzata alla metà del 1600 da Gabriele Bertazzolo. Lì si vedono anche le porte che chiudevano gli accessi alla corte che, pensate un po’, erano 5. Allora proviamo a riscoprire queste cinque porte del Palazzo ducale che si possono  ancora individuare passeggiando attorno al perimetro della reggia dei Gonzaga. Continua a leggere