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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

mantovastoria

Archivi autore: mantovastoria

Sant’Antoni dalla barba bianca, fame catar quelo che me manca…

17 giovedì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Antonio Abate, Antonio da Padova, fame catar quelo che me manca, Padova, Sant'Antoni dalla barba bianca, Sant'Antonio abate, Sant'Antonio da Padova, Siqueris

Oggi è la festa di Sant’Antonio Abate (quello del porcellino o quello del chisol per i Mantovani). E’ un santo antichissimo e molto venerato e la sua immagine si trova ancora in molte stalle a protezione del bestiame (qui potete leggere come il santo divenne protettore degli animali).
Oggi però vorrei ricordare che c’è anche un altro Antonio veneratissimo ed è Antonio da Padova che si festeggia il 13 giugno. Alcuni infatti confondono le due figure e a Padova c’è un proverbio che dimostra come sia difficile distinguerli a volte.
“Sant’Antoni dalla barba bianca,
fame catar quelo che me manca”. Continua a leggere →

Giacomo Cecchin vi porta nel Dietro le quinte del Teatro Sociale, un’altra puntata di Mantova Segreta

11 venerdì Gen 2019

Posted by mantovastoria in le 5 cose..., Mantova Segreta

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Buca del Suggeritore, Dietro le quinte, Dietro le quinte del Teatro Sociale, Foyer, Giacomo Cecchin, Golfo Mistico, La Scala di Mantova, Loggia, Loggione, Mantova Segreta, Palcoscenico, Ridotto, Sipario, Sottopalco, Teatro di tradizione, Teatro Sociale, Telemantova

Giacomo Cecchin porta Mantova Segreta nel dietro le quinte del Teatro Sociale (qui potete vedere tutta la puntata) in un itinerario inconsueto che passando dal sottopalco ed infilandosi nella buca del suggeritore, sbuca nel golfo mistico e sale dalla platea, su su fino al loggione per poi salire sul palcoscenico e sentire l’emozione degli attori che vedono aprirsi il sipario. Eccovi l’incipit della puntata:
“Bentornati a Mantova Segreta, una Trasmissione Che prova a raccontare i lati meno conosciuti della città Oppure quelli che sono sotto gli occhi di tutti Per questo Spesso Non si conoscono . Oggi parliamo di teatri in una città che che ne ha più di quelli che pensate e ci andremo a scoprire quelli più piccoli ma non per questo più importanti. Abbiamo deciso di partire dal più grande e dal più scenografico il Teatro Sociale, la Scala dei mantovani. La facciata è inconfondibile posta al termine di corso Pradella con queste colonne che reggono un timpano triangolare e che richiamano l’antica grecia. Fu l’architetto Luigi Canonica a progettare il teatro nel 1822 e ancora oggi il Sociale, come familiarmente lo chiamano  mantovani, è uno dei teatri di tradizione italiani come la Scala appunto, il regio di Parma, il comunale di Bologna o il San Carlo di Napoli. Ma perché nel 1822 decidono di costruire il teatro in questa parte della città, poco prima del Rio che scorreva proprio qui davanti…” Continua a leggere →

La nana della Camera degli Sposi si chiamava Lucia, una nuova ipotesi del prof. Rodolfo Signorini

06 domenica Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Gonzaga, Palazzo Ducale

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camera degli sposi, La Reggia, Nana, Nana Lucia, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Rodolfo Signorini

Segnalo volentieri un articolo pubblicato sul numero 4/2018 de La Reggia, la rivista ufficiale della Società per il Palazzo Ducale, relativo alla possibile identificazione della nana ritratta nella scena di famiglia della Camera degli Sposi.
Il prof. Rodolfo Signorini, storico che da sempre si occupa del capolavoro del Mantegna, ha infatti proposto Lucia come nome della nana, identificandola con una delle accompagnatrici di Barbarina Gonzaga nel suo viaggio verso il Wuttenberg dove avrebbe sposato Eberardo I.
Ecco l’incipit dell’articolo che potete leggere nella versione integrale su La Reggia 4/2018. Continua a leggere →

La dodicesima notte ovvero la vigilia dell’Epifania (on the twelve days of Christmas my true love gave to me…)

05 sabato Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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Colonia, Federico Barbarossa, I cantori della stella, I dodici giorni di Natale, I Re Magi, I Re Magi in Alto Adige, La Dodicesima Notte, Le reliquie dei Re Magi, On the twelve days of Christmas

La conoscete la tradizione dei “Dodici giorni di Natale”? E la canzone “On the twelve days of Christmas”? E avete mai passato i giorni prima dell’Epifania in Alto Adige?
Se le risposte sono tre noi allora potrebbe interessarvi questo post e iniziamo con ordine.
1. I dodici giorni di Natale – in realtà si tratta di una tradizione tipicamente anglosassone e celebra i 12 giorni dopo il Natale che si concludono con l’Epifania. Non c’è chiarezza sul primo giorno di Natale, ovvero se sia il 25 dicembre o il 26 dicembre. Nel primo caso la dodicesima notte è quella del 5 gennaio, la vigilia dell’Epifania. Se si conta dal 26 dicembre invece la notte del dodicesimo giorno è quella del 6 gennaio (per i cattolici le festività per il Natale terminano con la domenica successiva all’epifania dove si ricorda il battesimo del Cristo.
Per approfondire sui dodici giorni di Natale.
2. La canzone On the Twelve days of Christmas – i 12 giorni di Natale sono anche l’oggetto di una delle più famose canzoni natalizie. E’ un classico delle feste e il testo segue un ritmo molto antico e parla dei dodici doni che un innamorato riceve dalla sua bella. Ogni strofa aggiunge un dono fino ad arrivare a quello che viene consegnato per la dodicesima notte che sono dodici suonatori di tamburo che stanno suonando.
Qui potete approfondire anche i possibili riferimenti religiosi di quella che in realtà è una filastrocca infantile. Qui invece potete ascoltarne una versione musicale.
3. i Re Magi in Alto Adige – nei giorni subito dopo Natale in tutte le valli dell’Alto Adige potete vedere alcuni ragazzi (soprattutto ragazze) vestiti come i Re Magi e con un bastone che porta in cima una stella. Sono i Re Magi che vanno in giro per le case cantando e consegnando i doni in ricordo di quello che fecero i re venuti dall’Oriente per il Cristo. Con un gessetto scrivono 20-C+M+B-19 sullo stipite della porta di casa. Le tre lettere che sembrano ricordare i tradizionali nomi dei Re Magi significano Christus Mansionem Benedicat ovvero Cristo Benedica questa casa. Se vi dovesse capitare di incontrare questi gruppi di ragazzini non perdete l’occasione di ascoltarli e di fare un’offerta. Con il ricavato si finanziano progetti umanitari in giro per il mondo.
Per approfondire qui trovate il sito ufficiale dell’iniziativa (in tedesco).
Per approfondire sui Re Magi potete leggere questo articolo sul blog: I Re Magi: il viaggio delle reliquie tra doni, spostamenti e furti

Un’ultima curiosità: la Dodicesima Notte è anche il titolo di una famosa commedia di William Shakespeare (leggete la pagina di wikipedia dedicata all’opera)

Giacomo Cecchin

Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori: la seconda puntata su La Reggia (n. 4/2018)

04 venerdì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Palazzo Ducale, Storia Locale

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Cortile dei Cani, Cortile del Frambus, Cortile delle 8 facce, Cortile di Castello, Cortile di Santa Croce, Dentro il Palazzo ducale visto da fuori, La Reggia, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Piazza Castello, Società per il Palazzo Ducale, Vòlto oscuro

La prossima domenica 6 gennaio l’ingresso a Palazzo Ducale sarà gratuito ma in realtà non occorre pagare il biglietto per rendersi conto delle dimensioni e della storia della reggia dei Gonzaga: basta passeggiare per i suoi cortili e per le piazze oggi aperte al pubblico.
Di seguito trovate la seconda parte di un itinerario pubblicato su La Reggia, il giornale ufficiale della Società per il Palazzo Ducale (qui potete leggere la puntata precedente).
Nei prossimi numeri usciranno altri articoli dedicati alla reggia, tutti pensati con la filosofia del “Lo sapevate che?”, una sorta di Palazzo Ducale in pillole per farvi venire voglia di fare le uniche due cose che servono per conoscerlo meglio: frequentarlo più spesso e iscrivervi alla Società per il Palazzo Ducale.
Qui trovate gli articoli pubblicati sino ad ora:
I nani di Mantova su La Reggia: spigolature “nanesche” a Palazzo Ducale
Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori: un nuovo articolo per La Reggia

Di seguito il testo integrale dell’articolo pubblicato sul n. 4/2018 della Reggia (ringrazio il presidente Gianpiero Baldassari e il direttore Fausto Amadei per l’ospitalità).

Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori (II parte)
Nello scorso numero della Reggia abbiamo parlato di alcuni dei cortili interni di Palazzo Ducale (Cortile d’Onore e della Cavallerizza) e degli spazi di grandi dimensioni che, aperti oggi al pubblico o addirittura al traffico veicolare, hanno perso il loro carattere chiuso ed esclusivo. Oggi partiamo proprio da una delle piazze più note, piazza Castello, per arrivare poi a descrivere alcuni dei cortili ricavati dalle sistemazioni intervenute a seguito dell’aggiunta di edifici successivi e per questo a volte di forma irregolare.
Lo spazio detto oggi Piazza Castello era uno spazio aperto che era chiamato prato di Castello o prato dei cannoni e costituiva il luogo principe per le parate e per le esercitazioni militari. La sua trasformazione con un portico a serliana di ispirazione giuliesca avvenne ad opera di Giovan Battista Bertani per la venuta a Mantova di Filippo II di Spagna, figlio dell’imperatore Carlo V. Se ne vede una splendida immagine in uno degli otto teleri realizzati da Tintoretto per l’Appartamento Grande di Castello, commissionati dal duca Guglielmo Gonzaga. In questo dipinto si ha modo di vedere la prima versione della piazza e salta all’occhio il fatto che manchi la parte superiore e l’esedra, particolari realizzati successivamente ad opera di Bernardino Facciotto, che incontreremo anche quando parleremo del cortile delle otto facce o degli orsi. Piazza Castello è uno degli spazi più incredibili della Reggia, oggi utilizzata per gli incontri principali del Festivaletteratura e un tempo per spettacoli che sfruttavano come fondale l’emiciclo, che ha anche la finzione di avvicinare alla piazza l’imponente volume del Castello di San Giorgio. I torrioni della fortezza di Bartolino da Novara emergono sopra il corridore che corre tutto attorno alla piazza insieme alle due “cube” le cupole della basilica di Santa Barbara e allo splendido campanile del Bertani. Sul lato della piazza dove non troviamo il portico era posto l’edificio delle stalle di castello, modificato poi in epoca guglielmina. Passiamo ora agli altri cortili interni della reggia ed entriamo nel Castello di San Giorgio passando sopra il ponte in pietra che ha sostituito l’antico ponte levatoio. Qui troviamo il cortile interno della fortezza con un portico ingentilito dall’intervento di Luca Fancelli su disegni di Andrea Mantegna. Su uno dei lati del cortile il portico regge un poggiolo che costituiva un collegamento all’aperto probabilmente tra l’appartamento di Ludovico II e quello della marchesa. Le modifiche al castello rientrano nei lavori iniziati per trasformare il maniero quattrocentesco in una dimora adatta ad ospitare un signore rinascimentale e che vedranno non solo la realizzazione della Camera degli Sposi ma anche di una cappella decorata dalle tavole di Andrea Mantegna. Uscendo dal cortile verso piazza Castello, a sinistra si imbocca lo scalone che conduce alla sala di Manto e da lì nella camera dei cavalli dove si trova uno degli ingressi al cortile dei cani. Il nome di questo piccolo giardino deriva dalla tradizione che voleva che Isabella d’Este vi seppellisse i suoi cagnolini. Questo spazio è circondato dall’appartamento grande di Castello, dalle stanze dette dell’appartamento del Tasso e dall’appartamento di Troia. Prima della ristrutturazione voluta dal duca Guglielmo con la costruzione delle sale dei Capitani, dei Marchesi e dei Duchi qui si trovava una sorta di terrazza o belvedere verso il lago. Oggi il giardino, che ha una forma di trapezio rettangolo, è decorato da aiuole  e piccole siepi di bosso e presenta al centro su una piccola colonna il busto del poeta Virgilio. Per chi volesse individuare il cortile dei cani dall’esterno del Palazzo Ducale dovrebbe guardare l’edificio a sinistra del Castello: il giardino si trova in corrispondenza della cosiddetta Loggia del Tasso. E’ il momento di andare verso gli altri cortili che descriveremo in questo articolo e per farlo usciamo dal castello e dirigiamoci verso piazza Santa Barbara. Qui subito sulla destra troviamo un portone dietro cui si cela un cortile triangolare con degli alberi al centro, uno di quegli spazi strani prodotti dalle aggiunte e trasformazioni successive che hanno trasformato il Palazzo Ducale in un vero e proprio palinsesto, continuamente riscritto dalle generazioni successive dei Gonzaga. E’ il cortile del Frambus, un nome che ricorda il frambos dialettale, ovvero la pianta del lampone. Da qui possiamo arrivare allo spazio con il nome più strano tra quelli della reggia gonzaghesca: si tratta del cosiddetto cortile degli Orsi (così viene definito  nel 1908 dall’architetto Achille Patricolo) meglio noto come cortile delle otto facce. Si tratta di un luogo dovuto all’intervento dell’architetto Bernardino Facciotto che si trova davanti al problema di dare una forma regolare ad uno spazio irregolare con il vincolo del muro delle stalle di castello. Lo risolve dando una forma di ottagono allungato allo spazio circondato da un porticato che riprende la decorazione a bugnato della casa mantovana di Giulio Romano. Su questo cortile si affacciano la sala dello Specchio, recentemente riscoperta e dovuta proprio ad un intervento di Bernardino Facciotto, e il giardino pensile costruito per volere del duca Guglielmo da Pompeo Pedemonte. Tra l’altro il cortile delle otto facce e il “giardino in aria” sono collegati da una scala molto particolare e suggestiva: si tratta infatti di una scala che sale a triangolo in un altro di quegli spazi irregolari che rendono il Palazzo Ducale una specie di gioco ad incastri che riserva sorprese ad ogni angolo. Ci spostiamo ora nel cortile di Santa Croce prima di chiudere con una piccola sorpresa. Si tratta di uno spazio che si raggiunge dal portico della Magna Domus anche se oggi il portale che vi conduce è occupato dalla biglietteria di Palazzo Ducale. Per arrivarci bisogna quindi attraversare l’appartamento vedovile di Isabella d’Este di cui costituisce una specie di atrio all’aperto. Si tratta di uno spazio che ha un porticato su uno dei tre lati e prende il suo nome dall’antica chiesa di Santa Croce in corte, costruita all’epoca di Gianfrancesco Gonzaga. Oggi della chiesa rimangono le tracce di un rosone sulla facciata che si apriva sul cortile ed alcune colonne. La chiesa era ancora attiva alla fine del 1500 come risulta da una visita pastorale del 1575. Il cortile di Santa Croce è uno spazio poco noto ai visitatori di Palazzo Ducale ma si tratta di un luogo molto suggestivo anche perché, come scrivevo, costituisce uno degli accessi all’appartamento vedovile di Isabella d’Este, abitato dalla marchesa trasferitasi in Corte Vecchia dopo la morte del marito Francesco I Gonzaga nel 1519. Una curiosità interessante è che all’interno del cortile si trova oggi la colonna edificata dal Papa Pio II Piccolomini nell’area del Gradaro a marcare il luogo del martirio di San Longino. E concludiamo con la piccola sorpresa di cui vi accennavamo: tra cortili e piazze terminiamo invece on un passaggio ricavato tra il Castello, il corridoio di Santa Barbara e la Basilica Palatina. Si tratta del cosiddetto Vòlto oscuro. Se ne può vedere l’uscita dalla cancellata che si apre sulla sinistra della facciata della chiesa di Santa Barbara. E’ una vista suggestiva dove dietro il passetto areo che collega il Palazzo ducale alla basilica si intravedono i finestroni della Sala di Mantova sotto cui si apre una specie di galleria che sbuca di fianco al fossato del Castello. Sarebbe bello che tra le tante aperture programmate per ricostruire il rapporto tra la città e la reggia ci fosse anche questa. Sarebbe un modo di redimere questo percorso che un tempo portò le orde dei Lanzichenecchi all’interno del palazzo per un saccheggio indiscriminato e che oggi invece potrebbe condurre i turisti nel cuore del complesso gonzaghesco in una sorta di viaggio nel tempo alla scoperta della meravigliosa storia del Palazzo Ducale.

I cortili e le piazze descritte nell’articolo: 1 piazza Castello; 2 cortile di Castello; 3 Cortile dei Cani; 4 Cortile del Frambus; 5 Cortile delle 8 facce; 6. Vòlto oscuro. Il cortile di Santa Croce è fuori dall’immagine.
Giacomo Cecchin

Giacomo Cecchin racconta la Mantova domenicana nella nuova puntata di Mantova Segreta

03 giovedì Gen 2019

Posted by mantovastoria in le 5 cose..., Mantova Segreta

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A Mantova per Ognissanti, Dentro il Palazzo ducale visto da fuori, Giacomo Cecchin, Halloween, I passaggi segreti urbani, Il Quartiere latino di Mantova, L'isola degli Studi e i Gesuiti, Mantova Segreta, Maria Onesta Tamassia, Rosanna Golinelli, Su e giù dai ponti del Rio, Telemantova

Mantova ha perso una grande parte del suo patrimonio culturale con la demolizione o la chiusura di molti dei monasteri, conventi e chiese che affollavano il centro cittadino. Eppure di tracce ce ne sono ancora molte ed è davvero interessante passeggiare per Mantova alla ricerca delle tracce di ordini religiosi importanti come ad esempio quello dei domenicani. La Mantova domenicana (o quello che ne resta) è proprio al centro della puntata di Mantova Segreta che potete guardare a questo link. Continua a leggere →

Paolo Cevoli: mi piace vedere il lato comico della vita – un’intervista su MantovaChiamaGarda

02 mercoledì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli

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Apindustria Confimi Mantova, Assessore alle Varie ed Eventuali, Comune di Roncofritto, Intervista, MantovaChiamaGarda, Palmiro Cangini, Paolo Cevoli, Roncofritto, Zelig

A volte capitano le occasioni e uno non deve lasciarsele sfuggire. Tra queste metto la possibilità di intervistare Paolo Cevoli, un imprenditore prestato al cabaret (come dice lui), che ha animato la serata degli auguri di Apindustria Confimi Mantova.
Ecco qui di seguito il testo completo (mentre qui potete sfogliare l’intera rivista o leggere la mia rubrica Mantovagando).

Paolo Cevoli, mi piace vedere il lato comico della vita
Per molti è il comico di Zelig, per tutti invece è Palmiro Cangini, l’assessore alle attività varie ed eventuali di Roncofritto Superiore, un paese dell’entroterra romagnolo. Questo è infatti il personaggio che ha reso famoso Paolo Cevoli, romagnolo di Riccione, che passa dallo Zelig, il locale, per poi approdare a Zelig, la trasmissione televisiva. Famosi gli slogan dell’Assessore tra cui ricordiamo “Fatti e non pugnette” oppure “Con questo cosa voglio dire? Non lo so. Però c’ho ragione e i fatti mi cosano” e la sua spalla Claudio Bisio, costretto a scrivere improbabili lettere e preda delle sfuriate di Cangini. Tuttavia sbaglia chi considera Paolo Cevoli semplicemente un comico anche perché in realtà la sua esperienza professionale nasce nel settore della ristorazione e solo per una serie di coincidenze approda sul palcoscenico. Ma lo chiediamo direttamente a lui in questa intervista che riserva non poche sorprese. Continua a leggere →

Correva l’anno 2019…tra Leonardo, Armstrong e Napoleone

01 martedì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità

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2019, anniversari, celebrazioni, date da ricordare, Led Zeppelin, Negroni, ricorrenze

“Come passa il tempo…” è la frase che più spesso si sente dire quando in Italia i giornali celebrano un anniversario. Il nostro Paese infatti è noto per l’assoluta impreparazione con cui arriva alle date e alle ricorrenze più importanti. Ecco allora un elenco sintetico e non esaustivo per non perdersi alcuni degli anniversari da festeggiare o ricordare nel 2019 (ho scelto solo gli anni tondi, 50 o 100 e ne aggiungerò altri nel corso dell’anno). Io vorrei lavorare su Leonardo (500 anni dalla morte), Napoleone (250 anni dalla nascita), sulla finta pace del 1919 e su Mantova1519. E voi?
Buon divertimento.
(qui trovate gli anniversari del 2018, 2017, 2016, 2015. Continua a leggere →

Letture del 2018 con uno sguardo al 2019

31 lunedì Dic 2018

Posted by mantovastoria in Libri

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2018, 2019, Alessandro Barbero, Alessandro Obino, Austin Kleon, Gabriele Romagnoli, Guido Conti, Letture, Libri, Marcel Proust, Robert Louis Stevenson

Quanti libri leggete all’anno? Siete di quelli che “tutto è meglio piuttosto che leggere un libro” oppure “Quanto mi piacerebbe leggere, ma non ho tempo” o infine “Mi chiedo spesso come occupano il tempo le persone che non leggono”.
Io appartengo alla terza categoria e alla fine dell’anno provo a selezionare le letture che mi hanno colpito di più.
Eccovi la selezione 2018 con uno sguardo al 2019. Si parte.
Saggio – In questo mondo di leader (Alessandro Obino) (B) – Caporetto (Alessandro Barbero) (B)
Romanzi – Quando il cielo era il mare e le nuvole balene (Guido Conti) (B)
Teatro – Animali da Bar (Carrozzeria Orfeo) – Canto di Natale (adattamento di Chiara Prezzavento, interpretazione Accademia Campogalliani – qui ne trovate una recensione)
Varie – Senza bagaglio a mano – Gabriele Romagnoli (B) – Norvegian Wood – Lars Mytting (B)
Riletture – L’Isola del Tesoro  – Robert Louis Stevenson (B)
Blog – Ninja Marketing
Il classico da leggere per il 2019 – Mi riprometto ancora di leggere Alla Ricerca del Tempo Perduto di Marcel Proust (prima o poi ce la farò!). L’anno prossimo mi dedicherò anche alle letture su Leonardo (cinquecentenario dalla morte) e mi piacerebbe leggere Anna Karenina.

L’idea della lista mi è venuta dal sito di Austin Kleon (qui trovate la sua lista 2018)

Qui trovate le mie liste degli anni passati: 2017, 2016, 2015  e 2014.

L’immagine del post è presa dalla Biblioteca di Coimbra, un luogo fantastico dove la lotta agli insetti che mangiano la carta è fatta utilizzando dei pipistrelli che vivono dentro la biblioteca.

La (B) indica che il testo si può trovare nella biblioteca Baratta di Mantova o in una delle biblioteche della provincia di Mantova.

Giacomo Cecchin

5 luoghi cavallereschi a Mantova e dintorni tra cavalieri, reliquie e armature

30 domenica Dic 2018

Posted by mantovastoria in Curiosità, le 5 cose..., Storia Locale

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Armatura, Armature, Basilica di Sant'Andrea, Cavalieri, Collare, Collare dell'Ordine del Redentore, Crociati, Museo Diocesano, Museo diocesano Francesco Gonzaga, Ordine del Redentore, Palazzo della Ragione, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Pisanello, Reliquie dei Sacri Vasi, Sacri Vasi, Sala del Pisanello, Santo Graal, Santuario delle Grazie, Templari

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, questo l’incipit dell’Orlando Furioso che Ludovico Ariosto leggeva in anteprima a Isabella d’Este qui a Mantova. Solo per questo la città potrebbe essere definita cavalleresca ma in realtà c’è molto di più a caratterizzarla in tal senso. Basti pensare ai cavalieri della tavola rotonda che cercano il Graal (e il Graal è a Mantova dicono i Gonzaga) e sono dipinti negli affreschi di Pisanello, ai cavalieri dell’Ordine del Redentore che hanno i Sacri Vasi nel medaglione o alle armature del Museo Diocesano e agli ex voto del Santuario di Santa Maria delle Grazie. Mantova è piena di riferimenti cavallereschi e allora eccovi un percorso in 5 tappe alla ricerca dei cavalieri a Mantova (itinerario da realizzare con in sottofondo la lettura dell’Orlando Furioso o dell’Innamoramento di Orlando – per saperne di più cliccate qui).

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