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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi della categoria: Curiosità

Una natività di Tintoretto per un Buon Natale di creatività

25 lunedì Dic 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità

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Tag

creativita', Domenico Tintoretto, Nativita', Scuola Grande di San Rocco, Tintoretto, Venezia

La Natività è uno dei temi più frequentati dalla pittura e dimostra come la creatività degli artisti nasca proprio dall’avere dei vincoli e non dalla libertà assoluta.

Basti pensare al fatto che i personaggi del presepe non cambiano e quindi bisogna ogni volta inventarsi qualcosa di nuovo per raccontare la storia di due genitori, un bimbo un po ‘speciale, una stella, un asino un bue e a volte dei pastori.

Ecco perché oggi per Natale vi segnalo questa natività di Tintoretto che si trova al piano nobile della Scuola Grande di San Rocco a Venezia .

E’ un presepe con soppalco che il pittore utilizza per dare maggiore vivacità alla scena e creare un gioco tra sopra e sotto, a mia conoscenza, mai visto prima.

Sotto ci sono i pastori, i popolani nella Venezia del XVI secolo, i vecchi asini e bue che in tal caso non riscaldano il bambino con il loro fiato ma con il calore che ha fatto sì che nelle nostre campagne le storie si raccontassero nella stalla.

Sopra invece la Sacra famiglia in posizione decentrata e con Maria che mostra il bambino avvolto in fasce e viene illuminata dalla luce che entra dal tetto di questa capanna in rovina. 

E ‘un dipinto che emoziona.

Come scriveva la poetessa Wisława Szymborska

“Alla nascita di un bimbo

il mondo non è mai pronto”.

Tanti auguri di Buon Natale.

Auguri di Natale con la cinquina sui tortelli di zucca: la numero 100!

24 domenica Dic 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, le 5 cose...

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Tag

Agriturismo Corte Mainolda, Le Tamerici, Panificio Freddi, Tortelli di zucca, Vigilia di Natale

Questa è una cinquina particolare non solo perché parla di tortelli di zucca il giorno della Vigilia di Natale ma anche perché è la numero 100, un traguardo che non avrei mai pensato di raggiungere quando 2 anni fa è partito questo gioco. Eppure il 24 dicembre è un giorno perfetto per i tortelli visto che il menù deve essere di magro e a Mantova questo vuol proprio dire tortelli di zucca. Tuttavia devo ammettere che in questa cinquina non si parlerà dei diversi tipi di ripieno o dei diversi tipi di condimento o dello spessore della pasta: su questi temi si rischia di crearsi nemici in ogni casa. La mia cinquina riguarda chi i tortelli li fa ma soprattutto chi i tortelli li mangia perché, come sempre accade in cucina, l’esperienza del cibo è data sì dalla qualità del prodotto ma soprattutto anche dal momento in cui si mangia, dalla compagnia a tavola e soprattutto dalla cultura di chi mangia. Eccovi allora la mia personale cinquina della Vigilia sui tortelli di zucca.

I tortelli della mamma – sono i tortelli migliori del mondo e sono inimitabili. Qui la qualità viene in secondo piano ed è l’emozione, l’amore e la storia familiare con cui sono conditi a fare la differenza. E’ un po’ come accade al critico gastronomico Ego quando il topolino gli propone come piatto la ratatouille e lui viene automaticamente ripiombato nell’infanzia, quando gliela faceva sua mamma. Quando a volte le mogli vengono affrontate con la classica frase “Ma quelli della mamma sono meglio (nel senso dei tortelli)” è inutile chiedere la ricetta: gli ingredienti che fanno la differenza tra i tortelli della mamma e quelli degli altri (fossero anche quelli de Il Pescatore di Runate) non si trovano al supermercato ma nel cuore di ognuno di noi.

I tortelli della moglie (o della suocera che è la stessa cosa) – sono quelli che vengono messi a paragone con quelli della mamma. Non potranno mai essere meglio ma diventeranno un nuovo classico da confrontare con quelli che si mangiano a casa di amici, si acquistano al negozio o al ristorante. E qui diventa anche fondamentale il condimento con varianti che individuano automaticamente la provenienza geografica della moglie. Ad esempio nel mio caso i tortelli di zucca della vigilia sono conditi con pomodoro in cui viene fatta cuocere la salsiccia che serve solo a profumare il sugo ma viene poi tolta prima di servirli (altrimenti il giorno di magro andrebbe a farsi benedire). Suggerisco di evitare, soprattutto alla Vigilia commenti del tipo “Ma mia madre ci metteva…” oppure “la pasta mi sembra troppo sottile”: sono scoppiate guerre per molto meno.

I tortelli del Ristorante – ognuno ha un suo ristorante preferito dove va  a mangiare i tortelli di zucca che devono essere il più simili possibili a quelli della mamma o della moglie oppure così diversi da non poter essere paragonabili. E qui si sprecano i commenti alla “Ma i tuoi sono meglio” o all’”Avrei messo più amaretto” oppure “ma gli è caduta dentro la noce moscata”, fino ai più raffinati che disquisiscono sulla tipologia di mostarda utilizzata per il ripieno “le mele campanine non erano della migliore annata”. Si suggerisce di cercare un ristorante che faccia i tortelli di zucca come si facevano in famiglia, magari con qualche difetto di forma ma con un ripieno e un condimento che nascono dal cuore e che facciano sentire a casa chi li mangia (naturalmente questo è un discorso che vale per i mantovani, mentre per i foresti ci sarà una prossima cinquina…). La mia scelta in questo caso va a
Corte Mainolda di Sarginesco.

I tortelli del negozio – questi sono i tortelli che tutti almeno una volta hanno comprato, vuoi perché non c’è più la mamma che li fa e la moglie non sa cucinare o viene da fuori Mantova, vuoi perché gli ospiti si presentano all’ultimo e vogliono assolutamente mangiare questo piatto tipicamente mantovano. Allora non resta che rivolgersi al negoziante di fiducia che però deve fare dei tortelli che sembrino fatti in casa perché quasi sempre la padrona di casa non vuole confessare di averli comprati. E’ una ricerca difficile, fatta di assaggi e prove successive per verificare quali siano i tortelli più vicini al nostro gusto personale. Ci sarà il negozio dove li fanno a macchina, quello dove li chiudono a  mano e quello che riesce ad inserire un ingrediente oramai quasi impossibile da trovare: la passione di fare i tortelli pensando al piacere di chi li mangerà. La mia personale scelta in questo caso va al
panificio Freddi di Mantova.

I tortelli della scuola di cucina – quando qualche marito vuole mettersi in gioco sul tema dei tortelli (ed ha abbastanza coraggio per farlo) non può imparare dalla mamma o dalla moglie. Queste due figure mitologiche vanno a memoria e pertanto non sono le migliori insegnanti del mondo perché spesso, come succede a chi ormai cucina ad occhi chiusi, dimenticano di segnalare qualche passaggio o qualche ingrediente e allora i risultati sono pessimi. Inoltre se capitate con una purista della forma del tortello non sarete mai all’altezza: hai messo troppo ripieno o ne hai messo troppo poco, hai piegato male o non sei abbastanza veloce fino ad arrivare al “tu sistemali sul vassoio che al resto penso io”. Allora non resta che rivolgersi ad una scuola di cucina dove almeno tutti i passaggi sono elencati e gli insegnanti sanno di avere a che fare con dei neofiti e hanno tutta la pazienza del mondo (ma attenzione che anche questa prima o poi finisce…). In questo caso la mia scelta è la scuola di cucina
Le Tamerici di Paola Calciolari e il suo co-insegnante Gianfranco Allari mi ha fatto la cortesia di regalarmi la sua ricetta che trovate di seguito.

La Ricetta di Gianfranco Allari (che ringrazio di cuore)
TORTELLI DI ZUCCA
Ingredienti:
per la pasta
4 uova
400 gr di farina bianca 00

per il ripieno:
2,5 kg di Zucca
12 amaretti
150 gr di Mostarda di mele campanine o pere
150 gr di Grana Padano
sale – noce moscata – buccia di mezzo limone grattugiata
pane grattugiato qb

per il condimento:
Burro
Passata di pomodoro
Grana padano

Esecuzione
Pulire la zucca e tagliarla a pezzi con la buccia e farla cuocere in forno, togliere la buccia e passare la polpa al passapatate, unire gli amaretti sbriciolati la mostarda ridotta in poltiglia il grana grattugiato, aggiustare di sale e aromatizzare con noce moscata e buccia di limone, se il ripieno risulta troppo morbido aggiungere il pane grattugiato.
Impastare la pasta, farla riposare per 30 minuti e tirarla in una sfoglia sottile, ricavare dei quadrati di circa 10 cm per lato e formare i tortelli.
Cuocere i tortelli per alcuni minuti in abbondante acqua salata e condirli con burro fuso, salvia e abbondante grana oppure con salsa di pomodoro, burro e grana.
Prima di servirli farli riposare per 10 minuti al caldo

Giacomo Cecchin

SUL TEMA DELLE 5 COSE POTETE ANCHE LEGGERE SU QUESTO BLOG:

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  63. 5 porti della città vecchia tra ponti, catene e torri
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  66. Altri 5 film mantovani tra Shakespeare, Verdi e nudi integrali
  67. 5 film girati a Mantova tra portaborse, condottieri e una storia personale
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  80. 5 statue erranti tra santi, poeti, eroi e martiri di Belfiore
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  82. 5 momenti storici in cui sarebbe stato meglio non essere a Mantova
  83. 5 soste per fare una pausa nel corso della giornata
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  85. 5 luoghi frequentati da Romeo nel suo esilio mantovano
  86. 5 torri tra sale, zucchero e gabbie
  87. 5 momenti storici dove sarebbe stato bello essere a Mantova
  88. 5 escursioni fuori porta
  89. 5 laghi a Mantova
  90. 5 statue di Virgilio
  91. 5 modi per arrivare alla riva del Rio
  92. 5 cappelle o chiese in Palazzo ducale
  93. 5 piazze create dal caso
  94. 5 ponti sul Rio
  95. 5 cavalcavia da osservare
  96. 5 salite mozzafiato
  97. 5 scorciatoie da scoprire
  98. 5 piazze da incorniciare
  99. 5 posti del cuore

Riaperto il passaggio aereo tra Palazzo Ducale e Santa Barbara: un itinerario da fare

22 venerdì Dic 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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Basilica palatina di Santa Barbara, Palazzo Ducale, Passaggio aereo Santa Barbara, Passetto

Oggi sulla Gazzetta si parla della riapertura del passaggio aereo tra Palazzo ducale e Basilica di Santa Barbara (lo vedete evidenziato con un cerchio nella foto). Una bellissima notizia! Anche perché questo fa ben sperare nella riapertura dell’Appartamento dei Nani e del passetto aereo della Cavallerizza che collega la Loggia di Eleonora alla Rustica di Giulio Romano, chiudendo lo scenografico cortile nella parte verso il lago.
Il Palazzo Ducale offre ancora tantissimi luoghi da scoprire e che vengono aperti solo in occasioni eccezionali: basti pensare alla Cappella del Bertani in Castello, al cosiddetto Appartamento del Tasso o a quello delle Balie senza dimenticare l’imponente salone dell’Armeria al secondo piano del Palazzo del Capitano.

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Guida estrosa di Mantova: un testo da riscoprire

14 martedì Nov 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, Libri

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Guida Estrosa di Mantova, Piero Genovesi

 

Una bella scoperta o riscoperta questa Guida estrosa di Mantova di Piero Genovesi. E’ un volumetto di piccolo formato, un po’ come la Guida di Mantova di Ercolano Marani ma completamente diversa. Tanto precisa, puntuale, pignola (e per me sono tutti complimenti) quella di Ercolano, tanto estrosa, evocativa e suggestiva (e anche questi sono complimenti) quella di Piero.
Ho letto il testo nella versione integrata “con la giunta di ALTRI LUOGHI E MEMORIE” e mi sono divertito molto. Naturalmente alcune note sono molto datate e altre sanno di retrò ma è un biglietto incredibile per vedere una Mantova d’altri tempi attraverso gli occhi di un innamorato di Mantova e della sua storia.
E poi guardate cosa scrive a pagina 69 sotto il titolo Casa del Mantegna:
“Come è bello andar gironzolando per le vie della città natale!” E’ una frase che potrei mettere all’inizio del mio progetto sulle 5 cose da sapere su Mantova e sui Mantovani: riprendiamoci la città gironzolando per le vie come se fossimo turisti pronti a meravigliarsi come se le cose le vedessero per la prima volta.
Vi suggerisco allora di leggere questa piccola Guida Estrosa di Mantova e vi riporto l’introduzione e il passaggio completo sul gironzolare per la città.

BENVENUTO A MANTOVA (pag. 11)
Benvenuta a Mantova, Maria   Chiarina. Non badi troppo alla Stazione ferroviaria, redatta  in ciclostile, né al  piazzale  squallido con  le facciate  dei  suoi  alberghi  per comici  affamati:  le ferrovie non  sono  dei Gonzaga, e si capisce quando si vede ciò che hanno fatto  loro.  Ma sono morti, e le «littorine» i vivi hanno relegate qui. È vero che la città era nera, suvvìa, non arricci quel suo bel nasino, un tantino suf­ficiente, da generazione che ha rifatto  la Patria, senza saperne niente. Adesso è rossa come era prima nera. Brava gente sempre. Che a far la pelle, al prossimo, ci pensa su due volte: e poi non gliela fa. Proprio come diceva Merlin Cocai, concittadino illustre.
Mantua est totis melior citadis
Mantua
gens est bona, liberalis,
Mantua semper squaquarare sentis
………
Factio  non hic gibelina plusquam
ghelfa guardatur, sed amant  vicissim
prandeunt, cenant, caciant, osellant
.

C’è  bisogno di tradurre per una liceale come lei? Mantova è la meglio città del mondo; i mantovani bon e liberai, sì che sempre di Mantova senti squa­quarare; qui non c’è fascisti e antifascisti, ma i galantuomini si amano a vicenda, pranzano, cenano e osellano.
A proposito, intanto che sorbisce il suo tè, tiri giù un poco di sipario su quelle sue bellissime gambe ac­cavallate, e zone circonvicine. I mantovani, sa, come i pellegrini della Nanna, dopo le anticaglie amano vedere le modernaglie…
Cosa, quell’acqua sporca? Per carità, non si fac­cia sentire.  Sono i laghi. Anzi sarà bene cominciar da loro.

CASA DEL MANTEGNA (pag. 69)
“Come è bello andar gironzolando per le vie della città natale!
Ogni volta che, ritornando, quando n’ero proscritto, rivedevo fra gli umidi occhi del lago apparire di lontano le torri e i palazzi e l’armoniosa mole del bel Sant’Andrea, sempre rigodevo di quel piacere innocente.
Al quale non conviene la fretta, ma piuttosto un’andatura un po’ dinoccolata e lenta, e l’indugiare spesso, con il naso in su.
Vi son mattine placide, in cui la luca bianca ritocca di gaia giovinezza le facciate delle case anche più arcigne, dai nodi delle grate ai tegoli spioventi: ci son tramonti che dipingono sulle acque veneziane del Rio i mostri delle nuvole, tra le ombre porticate dei palazzi, ai piedi del canale, e i vitrei bagliori delle finestre accese dal sole che se ne va: e sere tranquille che, andando verso notte, si velano di nebbia come fanciulle di malinconia.
Allora parlano le pietre, le porticine socchiuse delle chiese da cui serpeggia un lieve odor di incenso, le vecchie torri che nutrono l’erba capelvenere nei profondi interstizi dei mattoni; e un’aria di elegìa avvolge il capo scarico dello svagato perditempo.
Ma egli è proprio un perditempo?
Lasciamolo giudicare dagli onesti lettori.
Per me, così gironzolando, ho amato le pietre, gli scorci, gli angoletti, insomma gran parte della mia cara citta: tanto che…

Per approfondire la figura di Piero Genovesi a questo link trovate un articolo a firma di Luigi Pescasio tratto da La Reggia.

*Una curiosità: la Guida Estrosa che ho trovato alla Biblioteca Baratta è uno di quei mille esemplari impressi nella stamperia Valdonega di Verona nel giugno del 1978. Apparteneva prima ad un’altra biblioteca e per questo prima di approdare all’attuale posizione il libro è stato sdemanializzato (che sembra un atto violento ma in realtà io lo interpreto come libertario).

Ricordare in modo divertente: un corso sulla memorizzazione rapida

11 sabato Nov 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità

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Cicerone, Eros Tugnoli, Giordano Bruno, memoria, Pico della Mirandola, tecniche di memoria

Quante volte abbiamo sentito dire: non ho più memoria, oppure non ho mai avuto memoria oppure non ricordo mai i nomi delle persone che incontro?
Eppure non è questione di memoria innata ma di attenzione e di tecniche di memorizzazione. Come faceva Cicerone a ricordare i suoi lunghi discorsi? Una tecnica ben applicata!
Perchè Giovanni Pico della Mirandola aveva una memoria portentosa? Perchè la allenava applicando delle tecniche.
E Giordano Bruno perchè fu bruciato sul rogo? No, qui la memoria non c’entra, ma il frate domenicano scrisse un trattato proprio su queste tecniche di memorizzazione.
Ho affrontato questo tema non solo perchè mi interessa molto, ma anche perchè c’è una grande occasione per frequentare un corso che insegna queste tecniche con la docenza di Eros Tugnoli che fu il primo  a lavorare sull’insegnamento di queste tecniche a partire dagli anni 1980.
Oggigiorno le tecniche di memorizzazione non hanno più l’alone di magia o mistero di allora; vengono usate da studenti, manager, politici, imprenditori, professionisti e …curiosi di tutte le età.
Si memorizzano velocemente lunghi elenchi di informazioni, dati, numeri cifre, concetti-chiave, vocaboli in lingua straniera.

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Un maiale come non l’avete mai visto: sabato 4 e domenica 5 novembre a Mantova

02 giovedì Nov 2017

Posted by mantovastoria in Conferenze, Curiosità

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Il prossimo fine settimana torna a Mantova un percorso diverso e stimolante all’interno delle manifestazioni dedicate al maiale.
Talking city: tutti i maiali sono uguali…oppure no! 
Sabato 4 novembre ore 15.00 e ore 17.00
Domenica 5 novembre ore 15.00 e ore 17.00

Qui trovate le informazioni per iscrivervi.

Ecco alcune anticipazioni sulle storie raccontate dagli attori: un dialogo tra un porcaro e un cuoco (Masseria), un confronto tra S.Antonio e il porcellino (Museo Diocesano), gli animali parlanti (Palazzo del Mago) e un conte con la sua scrofa da competizione.
Io ho curato i testi, la regia è di Federica Restani e gli attori sono quelli di Ars. Creazione e Spettacolo. E’ un’esperienza da non perdere. Continua a leggere →

5 stranezze o curiosità sul Santuario delle Grazie

15 martedì Ago 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, le 5 cose...

≈ 1 Commento

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coccodrillo, cotechino, Curiosità, Ex voto, impalcata lignea, Madonnari, Palle di cannone, Pavia, Santuario delle Grazie

Non puoi essere considerato un mantovano se non sai cosa succede il 15 di Agosto al Santuario delle Grazie. La tradizione prevede di arrivare di mattina prestissimo alla Fiera, partecipare alla messa e poi mangiare il panino con il cotechino. Questo spuntino è uno dei rivelatori attivi di mantovanità: se riesci a mangiartelo anche con 40 gradi all’ombra sei davvero di Mantova. Eppure questa è solo una delle tradizioni delle Grazie un borgo minuscolo che durante i tre giorni della festa dell’Assunta ospita quasi 150.000 visitatori. Ma oggi vorremmo ricordarvi almeno 5 stranezze o curiosità legate al Santuario delle Grazie sia per i turisti che vengono da fuori, sia per i mantovani che a volte non le conoscono o le hanno dimenticate. Partiamo proprio dal sagrato. Continua a leggere →

5 ramarri o salamandre a Palazzo Te tra soffitti, camini e affreschi

30 domenica Lug 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, Gonzaga, le 5 cose...

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camini, Federico II, Palazzo Te, Quod Huiic deest me torquet, ramarro, salamandra, soffitti

La salamandra (o il ramarro come sarebbe più corretto chiamarlo dal punto di vista araldico) è una delle imprese più note di Federico II Gonzaga, figlio di Isabella d’Este e del marchese Francesco II Gonzaga. Questo piccolo animaletto lo si trova un po’ dappertutto a Palazzo Te, la villa estiva realizzata da Giulio Romano poco fuori dalle mura di Mantova, sull’isola del Tejeto. A volte la salamandra sbuca dai soffitti oppure scende dai camini, la si trova affrescata sulle pareti oppure sul pavimento. Non sempre è accompagnata dal cartiglio che riporta il motto in latino “Quod huuic deest me torquet” (ciò che a lei manca mi tormenta). Ebbene perché non ci divertiamo a scoprire le 5 salamandre che occhieggiano nell’appartamento di Federico II Gonzaga a Palazzo Te? Ecco dove le potete trovare. Continua a leggere →

San Giacomo: un santo, una chiesa scomparsa, un ponte e una cancellata

25 martedì Lug 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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Cancellata chiesa di San Giacomo, Chiesa di San Giacomo, Mantova, Mappa del Bertazzolo, Ponte di San Giacomo, Porta Leona

Oggi 25 luglio è la festa di San Giacomo il maggiore, il santo dei pellegrini, quello di Santiago de Compostela che richiama migliaia di persone ogni anno sul cosiddetto Cammino (qui potete trovare le informazioni da wikipedia e sul sito Unesco) e che ha tra i suoi attributi il bordone (il bastone da viaggio), il mantello, il cappello e soprattutto la conchiglia detta in italiano cappasanta e in francese coquille saint Jacques. Anche a Mantova c’era una chiesa di San Giacomo che si trovava nei pressi del Rio, al termine dell’attuale corso Pradella. Continua a leggere →

5 balconi angolari in una Mantova da osservare con gli occhi all’insù

16 domenica Lug 2017

Posted by mantovastoria in Curiosità, Itinerari, le 5 cose...

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balconi angolari, Giacomo Cecchin, Palazzo Aliprandi, Palazzo Arrivabene, Palazzo Castiglioni, Palazzo di Via Roma, Palazzo Magnaguti

Ci sono particolari di Mantova che segnaliamo in questa rubrica non per una valenza storica o turistica ma anche solo per invitarvi a passeggiare con gli occhi all’insù. E’ il caso di questa cinquina che evidenzia i balconi angolari, ovvero quelli che consentono una visione delle due vie su cui affaccia l’angolo di un palazzo. Ebbene anche a Mantova ce ne sono alcuni, a partire da quelli tipicamente medievali come il più famoso (che è quello di Palazzo Castiglioni) fino ad arrivare a quelli più moderni e smussati come quello che si trova all’inizio di via Roma. Senza dimenticarne uno “quasi angolare” e molto particolare che trovate sul fianco della chiesa di San Martino, verso via Corridoni. Eccovi allora 5 balconi angolari da osservare in una delle prossime passeggiate in città.

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