Tag
Cacciata dei Bonacolsi, Domenico Fetti, Domenico Morone, Francesco Borgani, I Cesari di Tiziano, La famiglia Gonzaga in adorazione della Trinità, Lunettone, Moltiplicazione dei pani e dei pesci, Pietro Paolo Rubens, San Francesco intercede per Mantova, Tiziano Vecellio, Veduta della città
Il Palazzo ducale di Mantova spaventa i turisti e gli stessi mantovani per le sue dimensioni assolutamente fuori scala. Eppure come in tutte le cose basta affrontarle a piccoli passi, riducendo in frammenti più piccoli le parti della sua storia. Pensiamo ad esempio ai quadri che sono conservati in Palazzo Ducale e che nella maggior parte dei casi non sono collegati alla storia delle collezioni gonzaghesche ma provengono da chiese soppresse. Perché allora non suggerire una selezione di quadri da cercare, riscoprire ed osservare durante la vostra prossima passeggiata alla reggia dei Gonzaga? E’ un modo inedito di affrontare la storia di Mantova, dei Gonzaga e degli artisti che hanno frequentato la città. Partiamo allora da 5 quadri tra santi, Bonacolsi e Gonzaga per non tacer di Rubens… Continua a leggere
Anche in passato si sentiva il bisogno di ricaricare le batterie: ecco Palazzo Te è un luogo di svago. Se fossimo a Ferrara diremmo che è una “delizia” come ad esempio Schifanoia che già nel nome racconta il suo scopo. Invece siamo a Mantova dove il marchese e poi duca Federico II commissiona a Giulio Romano la costruzione di una villa fuori città “dove andare a cena per ispasso” scriverà Vasari.
Il Palazzo ducale è un palazzo con più di 500 stanze si dice, anche se nessuno le ha davvero mai contate. In realtà parlare di palazzo non rende l’idea: la reggia dei Gonzaga infatti è un insieme di edifici di epoche diverse collegati tra loro nei secoli fino a formare l’attuale complesso di oltre 35000 metri quadrati: quasi 8 campi da calcio. L’immagine più famosa di questo edificio è il Palazzo del Capitano che si apre su piazza Sordello con i suoi merli ghibellini a coda di rondine a rimarcare la fedeltà imperiale di Mantova.
Gli antichi insegnano e per festeggiare egregiamente la festa del 1° maggio basterebbe andare a pranzo a Palazzo Te, nella camera di Amore e Psiche, dove mangiarono il marchese Federico II Gonzaga e l’imperatore Carlo V nel 1530.
In un mondo sempre più secolarizzato e che non crede più a nulla diventa strano pensare ad una funzione religiosa, un requiem solenne per un uomo morto nel 1591 se non fosse che questo uomo era Vespasiano Gonzaga, fondatore di Sabbioneta, e durante la celebrazione si sia proceduto alla nuova sepoltura dei suoi resti mortali e di quelli di alcuni suoi familiari. Ma andiamo all’inizio di questa storia. 
Palazzo Te ha da sempre un grande fascino nei confronti dei mantovani e dei turisti. Circondato dagli alberi dei giardini appare quasi per magia un po’ come doveva avvenire per chi ci si avvicinava in passato, uscendo dalle mura di Mantova e attraversando il ponte che collegava l’isola del Te alla città. Palazzo Te è la villa dedicata agli ozi (“honesto ocio” si legge nell’iscrizione della Camera di Amore e Psiche) di Federico II Gonzaga, costruita in soli 10 anni da Giulio Romano e dalla sua bottega e ancora splendidamente conservata, con un ciclo di affreschi unico al mondo. Ma qual è il modo migliore per avvicinarsi alla storia di Palazzo Te? Provare a partire da 5 curiosità tra cavalli, grotte e giardini segreti.
In un mondo di ebook quando ti capita in mano un libro fatto con cura è un’esplosione di piacere che parte dalla vista, passa per il tatto e poi arriva alla lettura con immagini evocative e una pulizia del testo assolutamente da non perdere.
Da sabato trovate in edicola l’ultimo numero di MantovaChiamaGarda (