La durata della visita è di circa 1 ora e 30 minuti
Le visite si terranno al raggiungimento di un numero minimo di 10 partecipanti. E’ anche possibile organizzare dei percorsi dedicati a gruppi di persone già formati compatibilmente con le disponibilità di tempi e di biglietti)
E’ da qualche mese che si può salire sulla cupola della Basilica di Sant’Andrea: dopo circa 170 gradini si arriva a 40 metri d’altezza e si può vedere dall’alto il centro storico di Mantova. Ma la vera sorpresa è quando si entra all’interno della basilica e si percorre tutto il ballatoio che consente di vedere in basso la navata e in alto gli affreschi che decorano l’interno della cupola.
E’ un’occasione da non perdere quella di salire sulla cupola di Sant’Andrea per almeno due motivi: in una città di pianura come Mantova basta salire di poco per avere una vista spettacolare sulla città e sui dintorni. In secondo luogo all’interno della cupola si ha la sensazione di toccare il paradiso con un dito potendo osservare da vicino gli affreschi di Giorgio Anselmi. Ecco alcuni dettagli per prepararsi alla visita che che ho sintetizzato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Ottobre 2025/Novembre 2025
Mantova entra di diritto nella tragedia di Romeo e Giulietta secondo William Shakespeare: qui Romeo si rifugia in esilio, compra il veleno e riceve la “fake news”, la notizia più sbagliata della storia del teatro. Ma tra Shakespeare che copia da Bandello e Dickens che ci stronca, Mantova non esce proprio benissimo.
Lo sapevi che a Mantova Romeo compra il veleno?
Nella tragedia più famosa del mondo, l’esilio di Romeo lo porta diritto a Mantova. Qui riceve la notizia della morte (finta) di Giulietta e qui da uno speziale mantovano acquista la pozione micidiale che lo condanna (forse merito anche della grande rivalità tra Mantova e Verona visto che la vendita del veleno era vietata soprattutto se non avevi la ricetta). Altro che finti balconi veronesi: noi abbiamo una vera farmacia letteraria (che nella città del Festivaletteratura non può mancare).
Frate Lorenzo non aveva WhatsApp
Se Shakespeare avesse scritto oggi la storia di Romeo e Giuletta, la tragedia durerebbe la metà. Un messaggino del frate Lorenzo e Romeo avrebbe saputo che Giulietta non era morta. Ma senza quel “piccolo dettaglio”, addio capolavoro shakespiriano. Morale: i drammi del Bardo funzionano solo offline.
Sono passati più di trent’anni dalla sua scomparsa, ma chi per mestiere o per semplice passione mette le mani nella storia di Mantova prima o poi lo incontra, in una nota, in un articolo, in una citazione. Parliamo di Ercolano Marani: il suo nome spunta quasi in ogni bibliografia, ricompare sulla rivista Civiltà Mantovana, riaffiora negli stradari. E anche nel mio ricordo è legato a due pubblicazioni fondamentali: i saggi su Vie e piazze di Mantova usciti su Civiltà Mantovana e la sua Guida illustrata che ancora oggi mi accompagna nella mia attività di guida turistica.
Un professore in cammino
Marani nasce a Castellucchio nel 1914 e muore a Mantova nel 1994, a 80 anni. Una vita spesa a mettere ordine — con pazienza certosina — nella toponomastica della città ma non solo: toponimi, vicoli, contrade, palazzi e case minori, come i tasselli di un puzzle che se completato racconta un centro storico. Nel 2015 il Comune ha presentato un quaderno che raccoglie i suoi testi sulle vie e piazze (pubblicazioni 1966–1984, poi interrotte dalla malattia) e ha inventariato le sue carte, censendo 59 toponimi con note storiche e d’arte.
Quando vai a caccia di storie su Mantova gli archivi sono il posto migliore. Ecco allora che per scoprire come è finita l’edicola liberty di Ulisse Sicola in piazza Canossa dobbiamo andare in archivio comunale. Ma anche chi vuole conoscere la storia del Rio e della sua copertura negli anni ’50 deve consultare gli archivi.
In questa puntata di Mantova Segreta incontriamo l’archivista Paola Somenzi e proviamo a capire come gli archivi siano uno dei luoghi vivi della ricerca storica e ti consentono di capire la storia della città.
E quindi capiamo l’importanza degli archivi e soprattutto delle persone che ci lavorano perché possono aiutarti, orientarti e soprattutto ascoltarti. In questo caso scopriremo tanti dettagli e curiosità che sono apparentemente banali ma in realtà ci danno la possibilità di un vero e proprio viaggio nel tempo.
Alzare gli occhi verso la volta della Sala dei Giganti a Palazzo Te è sempre un’emozione. Giove con le folgori tra le mani che sta saettando i Giganti per impedirgli la salita al Monte Olimpo. I fulmini glieli passa la moglie Giunone in uno dei rari momenti di collaborazione della coppia. In alto sotto la cupola che è innestata sulla volta celeste, l’aquila simbolo di Giove e dell’impero tutto osserva dall’alto.
Tra i santi e le ricorrenze di questo mese legate alla Diocesi ma non solo ricordo:
22 settembre San Maurizio 26 settembre Santi Cosma e Damiano 29 settembre Santi Arcangeli Raffaele, Gabriele e Michele
Qui trovate i calendari degli anni passati Calendario 2024CHIESE E SANTI MANTOVANI
Sabbioneta è una cittadina tutta da scoprire ma se devo scegliere il mio luogo del cuore è Il Teatro all’Antica. E’ un capolavoro di Vincenzo Scamozzi, allievo di Palladio, ed è il primo teatro al mondo costruito ex novo e autonomo rispetto ad altri edifici dell’epoca moderna*.
In questa puntata di Mantova Segreta vi portiamo a visitare tutti gli spazi di questo teatro: dall’ingresso per gli artisti al dietro le quinte, dalla passerella dei musici al palcoscenico, dalla platea alla loggia riservata al duca Vespasiano Gonzaga.
Ne parliamo insieme al sindaco Marco Pasquali ma con una sorpresa finale che è la chiesa dell’Incoronata dove troviamo il mausoleo di Vespasiano Gonzaga. Se si guarda in alto c’è una galleria che assomiglia proprio ai palchi di un teatro. E’ l’ultima volontà del duca di essere protagonista anche qui, dopo la sua morte.
E alla fine la marchesa sarebbe stata contenta di noi (almeno lo speriamo…)
Una grande partecipazione alla presentazione del libro di Giannetto Bongiovanni su Isabella d’Este, ripubblicato da Editoriale Sometti.
Io e Nicola Sometti ci siamo divertiti molto e anche il pubblico ha seguito fino in fondo il racconto della vita di Isabella d’Este scritto da un vero e proprio fan come Giannetto. Il fatto che fosse un follower della marchesa lo si capisce da come la descrive mettendola a confronto con il marito Francesco II Gonzaga, la cognata Lucrezia Borgia e il figlio Federico II.
Il libro è davvero godibile e divertente e soprattutto Giannetto Bongiovanni, da vero giornalista, non risparmia alcune stoccate alla marchesa quando parla della sua passione per le opere d’arte e le cose preziose. Qui Isabella non guarda in faccia a nessuno e sono alcune delle pagine più efficaci del libro.
Molte risate, molte emozioni, tante storie e alla fine due sorprese in stile ovetto Kinder per ricordare Isabella d’Este e Francesco II Gonzaga, i “Sandra e Raimondo” del Rinascimento italiano.
Quanti turisti porta Rigoletto a Mantova? E Romeo e Giulietta? Non lo so, e forse non lo sa nessuno. Ma una cosa è certa: le storie – belle o brutte, vere o inventate – hanno sempre avuto il potere di far muovere le persone. Chi ascolta un racconto appassionante, prima o poi, vuole vedere di persona dove tutto è accaduto. Anche quando non è accaduto affatto.
Rigoletto, per Mantova, è stato un colpo di fortuna. Una storia che nasce come “falso storico al quadrato”: un personaggio inventato, in una vicenda che all’inizio non aveva nulla a che vedere con Mantova.
Se Mantova fosse Venezia (ma con i piedi per terra)
Il rio, per gli italiani, è un torrentello qualsiasi come dice il dizionario. Per i mantovani, invece, è molto di più: un piccolo Canal Grande che attraversa la città, dal lago Superiore al lago Inferiore, regalando scorci che fanno venire voglia di scattare foto… anche senza filtri Instagram. Certo qui non ci sono le gondole e le serenate: ci sono gli scorci che rubi passando dai ponti rimasti e passeggiando sul Lungorio o in vicolo Sottoriva.
Le Pescherie sarebbero il ponte di Rialto
Se a Venezia c’è il Ponte di Rialto, a Mantova ci sono le Pescherie di Giulio Romano, un ponte abitato come ad esempio il Ponte Vecchio a Firenze o alcuni dei più antichi ponti di Parigi. Non male, se pensiamo che Giulio Romano era l’architetto di fiducia dei Gonzaga e il progettista di Palazzo Te. Se lo osservate bene questo ponte, tra l’altro, scoprirete che in realtà sono tre ponti e quello centrale è il più antico ed era intitolato a San Domenico, il convento costruito lì accanto. Oggi dal ponte delle Pescherie si ammira l’altro Lungorio, quello originale che si chiama vicolo Sottoriva con gli alberi e con il ricordo delle bugandere – le lavandaie che, molto prima delle lavanderie a gettoni, sciacquavano i panni direttamente nel canale.
Il Rio e i frati (conventuali e predicatori)
Il Rio entra in città dal lago Superiore e incontra subito uno dei conventi più importanti di Mantova, quello dei francescani, e poi incrocia il convento dei domenicani dopo aver fatto un curvone (dove oggi troviamo corso della Libertà). Sulla riva sinistra del Rio il convento di San Francesco, con i frati custodi delle tombe dei Gonzaga; sulla riva destra i domenicani, con la loro chiesa di San Domenico, demolita nel secolo scorso ma con un campanile ancora lì, a fare da testimone. I frati predicatori, così si chiama l’ordine domenicano, vegliavano sulla Beata Osanna Andreasi e su Giovanni dalle Bande Nere.