
Cos’è la poesia? ci chiedeva la professoressa di inglese*, o meglio cosa rende uno scritto una poesia? E tutti a strolicare e a pensare: chi la rima, chi il tema, chi il numero di sillabe o la divisione in strofe.
Nulla di tutto questo, ci disse, quello che caratterizza la poesia è il ritmo.
Ancora oggi quando leggo una poesia tento di sentirne il ritmo.
Se leggere è un antidoto a questi tempi difficili, leggere poesia è un vaccino che ti rende impermeabile alla noia della vita (almeno per me).
Così ho recuperato un haiku che ho scritto di recente, per mettermi alla prova.
Eccolo qui, e portate pazienza se non rispetta lo schema sillabico 7-5-7 ma solo il numero dei versi.
Parole leggere cadono sulla pianura innevata
Leggere cambierà
il modo di vedere il mondo.
* la professoressa d’inglese è Silvana Ranzoli che sapeva sorprendermi (e a volte incutermi timore) ad ogni lezione.
Per approfondire su questo blog:
– I will arise and go now, and go to Innisfree: la mia scelta nella Giornata mondiale della poesia 2020
– Il viaggio dei Magi di T.S. Eliot: iniziare l’anno con una poesia
– Haiku: quando la poesia è densa: un bel libro di Andrea Zanzotto
– La forza della poesia e l’arte contemporanea: una suggestione e 10 luoghi comuni
– La poesia del ponte di barche
Per scoprire cosa sono gli haiku e provare a scriverne uno scaricate la guida in italiano della Jal Foundation: http://www.jal-foundation.or.jp/002sekai/howto/panf_italian.pdf
Qui invece potete scoprire qualcosa in più sulla Giornata mondiale della Poesia.
Giacomo Cecchin

Federico II Gonzaga è l’ultimo marchese di Mantova e il primo duca Gonzaga. E’ il figlio maschio tanto atteso da Isabella d’Este che punta tutto su di lui, insieme al marito Francesco II. Il ragazzo viene educato ad un futuro di grandezza e sarà spesso fuori Mantova come ostaggio: prima del papa Giulio II a Roma e poi del re Francesco I in Francia. E’ un uomo che si lascia guidare dalle passioni e in questo è il contrario dell’attento calcolo politico della madre Isabella d’Este. Lo prova il suo abbandonarsi all’amore per Isabella Boschetti, la sua amante favorita, che lo porta a sposarsi a ben 30 anni con il rischio di morire senza una discendenza e di lasciar spazio ai fratelli.
I giardini Nuvolari a Porta Pradella sono poco frequentati rispetto ad altri spazi verdi di Mantova. Anche Tazio Nuvolari, la statua che oggi dà il nome a questo spazio verde, gli volta le spalle. E pensare che i documenti ci dicono che quando furono creati con la demolizione del rivelino di porta Pradella dovevano continuamente intervenire sulle panchine per l’usura dovuta all’uso frequente. Forse a renderli solitari è il fatto di essere circondati da strade e rotonde che li fanno sembrare più piccoli di quel che realmente sono o forse è che dopo il recupero del lungolago è lì che i mantovani vanno a camminare per sentirsi lontani dal traffico. Eppure questi giardini offrono sorprese che non ti aspetti e ci sono ancora le panchine dove fermarsi a leggere un libro, le statue che ti osservano seriose e un piccolo corso d’acqua con un ponte che lo supera.
Tra il 1700 e il 1800 molte delle chiese mantovane hanno cambiato faccia, o dovremmo dire facciata. I parrocchiani e i sacerdoti volevano avere un luogo di culto aggiornato ai dettami dell’epoca e quindi al tardo barocco o al neoclassico.

