E’ ormai una tradizione per me dare un’occhiata agli anniversari del nuovo anno ed è davvero interessante. Si tratta di recuperare avvenimenti, scoprire storie e personaggi con tanto da raccontare. Eccovi allora un elenco di date da non dimenticare nel 2026. Io lavorerò sugli 800 anni dalla morte di San Francesco, sui 3 secoli dalla canonizzazione di San Luigi e sui Gonzaga nel 1626. E voi, avete qualcosa da aggiungere? Buon divertimento. (qui trovate gli anniversari del 2025, 2024, 2023, 2022, 2021, 2020, 2019, 2018, 2017, 2016, 2015
Ormai lo diamo per scontato: San Silvestro è l’ultimo giorno dell’anno e Capodanno cade il 1 gennaio. E invece in passato non per tutti era così e in alcune città o addirittura stati europei l’anno partiva ufficialmente in un’altra data. Il risultato? Pensate a cosa succedeva alle date inserite nei contratti e negli atti ufficiali e a come devono stare attenti oggi gli archivisti quando incontrano una data tra gennaio e marzo. E poi invece della sciarpa si usciva in maniche corte e le giornate erano più lunghe e si sentiva l’aria di primavera. Ma andiamo con ordine…
Firenze e lo stile ab incarnatione: l’anno nuovo inizia il 25 marzo
A Firenze per lungo tempo si adottò lo stile dell’Incarnazione (ab incarnatione): l’anno cominciava il 25 marzo, festa dell’Annunciazione (il concepimento di Gesù, nove mesi prima del Natale). Quindi l’ultimo giorno dell’anno era il 24 marzo e “fare San Silvestro” era un modo di dire senza senso in Toscana. Perché la scelta cadeva sul 25 marzo? Proprio perché l’Annunciazione è un evento fondamentale dal punto di vista liturgico, addirittura alcune tradizioni dicevano che era stato creato il mondo e o fosse la data della crocifissione di Gesù (senza dimenticare che il viaggio di Dante all’inferno inizia proprio il 25 marzo che oggi è diventato il Dantedì).
Per gli archivisti questa consuetudine rappresenta un trabocchetto: una lettera datata, per esempio, “febbraio 1635” in area fiorentina può corrispondere al febbraio 1636 in un’altra zona geografica. Non è un errore: è un altro sistema.
Venezia e il more veneto: Capodanno il 1° marzo (e i mesi finalmente “tornano”)
A Venezia l’anno nuovo iniziava sempre a marzo ma more veneto (secondo l’uso veneto) capodanno cadeva il 1° marzo. Occhio allora alla sorpresa: in questo modo settembre, ottobre, novembre e dicembre tornano a essere davvero settimo, ottavo, nono, decimo mese dell’anno.
Come ogni anno rinnovo la tradizione di pubblicare la classifica dei post più letti del 2024. Ci sono due conferme e un ritorno. Al momento sul blog sono pubblicati 915 articoli (rispetto agli 847 articoli dell’anno scorso).
Eccoli qui in sequenza per chi se li fosse persi o volesse rileggerli:
Ci sono molti modi per capire se sei un mantovano vero, se abiti nel cuore di Mantova oppure nella periferia o addirittura fuori città. Il dialetto, l’accento, i modi di fare, come vivi la città: tutto parla e racconta di te.
Per uno nato “in periferia” il centro può arrivare fino a piazza dei Mille e al ristorante I Due Cavallini; per chi è del centro vero e sente suonare le campane di sant’Andrea la città finisce al Rio o poco oltre il Teatro Sociale. Ma c’è un altro radar davvero infallibile per individuare la mantovanità: i «caldi dolci». Quelle specie di “polentine dolci” con uvetta e zucchero a velo che si trovano a Mantova solo nei giorni attorno al 2 novembre. Prova a chiedere se conosce i caldi dolci a un mantovano della provincia, o ad uno della prima periferia, oppure a chi è appena arrivato in città: molto probabilmente otterrai uno sguardo interrogativo e nessuna risposta.
Perché i caldi dolci sono un vero test di mantovanità attiva.
E poi, visto che siamo in Italia e l’identità si misura in metri, non in chilometri, c’è un altro aspetto divertente. Chiedi: “dove compri i tuoi caldi dolci?” Se sei davvero del centro, ci sarà il negozio “giusto” e cambiarlo è quasi un sacrilegio. Io, che non sono nato nel centro ma ho imparato ad amare i caldi dolci, permettimi di darti la mia personale classifica dei punti vendita:
I corpi incorrotti del Duomo di Mantova: un tesoro di fede e storia
La Cattedrale di San Pietro, che i mantovani chiamano familiarmente “il Duomo”, custodisce uno dei patrimoni religiosi più affascinanti di Mantova: almeno otto corpi incorrotti di santi e beati legati profondamente alla storia della chiesa mantovana.
Ogni anno, il 1° novembre, in occasione della solennità di Tutti i Santi, le urne che li contengono vengono aperte e rese visibili alla venerazione dei fedeli tranne quella sotto l’altar maggiore che conserva l’urna di Sant’Anselmo il patrono di Mantova. Un rito che unisce tradizione, devozione e curiosità storica.
I sei beati della Cappella dell’Incoronata
Il cuore di questo percorso si trova nella Cappella dell’Incoronata, un vero gioiello rinascimentale che è un piccolo santuario mariano nel cuore della cattedrale. Qui nelle due cappelle laterali riposano ben sei beati mantovani o che hanno avuto un collegamento con Mantova.
Nella prima cappella a sinistra troviamo i beati:
Giovanni Bono (morto nel 1249), eremita e fondatore degli Eremitani di San Giovanni Bono. Si festeggia il 16 ottobre.
Battista Spagnoli (1447–1516), carmelitano e poeta di fama internazionale, tanto da essere definito il “Virgilio cristiano”. Si festeggia il 5 dicembre insieme a Bartolomeo Fanti.
Bartolomeo Fanti (1428–1495), noto per la sua profonda devozione e la predicazione instancabile. Si festeggia il 5 dicembre insieme a Bartolomeo Fanti.
Nella prima cappella a destra troviamo i beati:
Giacomo Benfatti (†1332), vescovo domenicano di Mantova. Si festeggia il 19 novembre.
Marco Marconi (†1510), eremita camaldolese. Si festeggia il 25 febbraio.
Caterina Carreri (†1557), suora domenicana. Si festeggia il 16 gennaio.
La beata Osanna Andreasi
Non lontano dalla Cappella dell’Incoronata, nel transetto sinistro, è custodito il corpo della beata Osanna Andreasi (1449–1505), mistica domenicana, originariamente sepolta nella chiesa di San Domenico (oggi non più esistente). Dal 2025, l’urna di Osanna è visibile in modo permanente: non solo durante le festività, ma ogni giorno dell’anno.
Mantova entra di diritto nella tragedia di Romeo e Giulietta secondo William Shakespeare: qui Romeo si rifugia in esilio, compra il veleno e riceve la “fake news”, la notizia più sbagliata della storia del teatro. Ma tra Shakespeare che copia da Bandello e Dickens che ci stronca, Mantova non esce proprio benissimo.
Lo sapevi che a Mantova Romeo compra il veleno?
Nella tragedia più famosa del mondo, l’esilio di Romeo lo porta diritto a Mantova. Qui riceve la notizia della morte (finta) di Giulietta e qui da uno speziale mantovano acquista la pozione micidiale che lo condanna (forse merito anche della grande rivalità tra Mantova e Verona visto che la vendita del veleno era vietata soprattutto se non avevi la ricetta). Altro che finti balconi veronesi: noi abbiamo una vera farmacia letteraria (che nella città del Festivaletteratura non può mancare).
Frate Lorenzo non aveva WhatsApp
Se Shakespeare avesse scritto oggi la storia di Romeo e Giuletta, la tragedia durerebbe la metà. Un messaggino del frate Lorenzo e Romeo avrebbe saputo che Giulietta non era morta. Ma senza quel “piccolo dettaglio”, addio capolavoro shakespiriano. Morale: i drammi del Bardo funzionano solo offline.
Sono passati più di trent’anni dalla sua scomparsa, ma chi per mestiere o per semplice passione mette le mani nella storia di Mantova prima o poi lo incontra, in una nota, in un articolo, in una citazione. Parliamo di Ercolano Marani: il suo nome spunta quasi in ogni bibliografia, ricompare sulla rivista Civiltà Mantovana, riaffiora negli stradari. E anche nel mio ricordo è legato a due pubblicazioni fondamentali: i saggi su Vie e piazze di Mantova usciti su Civiltà Mantovana e la sua Guida illustrata che ancora oggi mi accompagna nella mia attività di guida turistica.
Un professore in cammino
Marani nasce a Castellucchio nel 1914 e muore a Mantova nel 1994, a 80 anni. Una vita spesa a mettere ordine — con pazienza certosina — nella toponomastica della città ma non solo: toponimi, vicoli, contrade, palazzi e case minori, come i tasselli di un puzzle che se completato racconta un centro storico. Nel 2015 il Comune ha presentato un quaderno che raccoglie i suoi testi sulle vie e piazze (pubblicazioni 1966–1984, poi interrotte dalla malattia) e ha inventariato le sue carte, censendo 59 toponimi con note storiche e d’arte.
Vincenzo I Gonzaga (1562–1612), quarto duca di Mantova e secondo duca del Monferrato, sembra quasi un personaggio da romanzo, tanto incredibili sono le vicende che hanno costellato la sua vita. Episodi documentati che spaziano dall’omicidio, alle avventure d’amore, alle crociate, fino a imprese che rasentano la leggenda.
Fu lui, da erede del ducato di Mantova, a uccidere James Crichton, lo scozzese detto “l’Ammirabile Critono”, idolatrato da suo padre Guglielmo e invece detestato dal figlio. Il tutto avvenne martedì 3 luglio 1582 dopo che per un’ipotetica mancanza di rispetto si sguainarono le spade e a terra rimasero Critonio e un amico di Vincenzo Gonzaga.
La sua vita privata non fu meno movimentata: due matrimoni inframmezzati dalla celebre “prova di virilità”, necessaria a dissipare i sospetti di impotenza dopo l’annullamento delle nozze con Margherita Farnese. Un fatto tanto bizzarro quanto reale, destinato a far sorridere tutta Europa e far masticare amaro al duca Guglielmo Gonzaga.
Sul piano politico-militare, Vincenzo I Gonzaga organizzò tre spedizioni in Ungheria contro i Turchi (1595, 1597, 1601), più simboliche che risolutive. Fondò persino un ordine cavalleresco personale, l’Ordine del Redentore, approvato da papa Paolo V nel 1608. Ma il suo vero lascito fu nel campo artistico: fece di Mantova una corte straordinaria, avendo al suo servizio pittori come Rubens e acquistando opere immortali come la Morte della Vergine di Caravaggio.
E’ un libro particolare questo di Aldous Huxley perché mette insieme articoli sul viaggio e tutti i suoi elementi: dalle guide turistiche ai libri da portarsi dietro durante il percorso, dai luoghi alle esperienze. Ci sono molti spunti legati all’Italia (e ci sono anche Sabbioneta e Mantova) ma quello che mi ha particolarmente colpito è il saggio dedicato al Palio di Siena.
E’ interessante perché osservato dal punto di vista di un inglese negli anni 20 del 1900 ed ha la mia stessa opinione sul Palio: “Gli ultimi giorni di giugno che precedono il primo Palio, la settimana di metà agosto che precede il secondo, sono giorni di crescente eccitazione e tensione in città. Si gode tanto di più il Palio dopo averli vissuti.”.
Se vi viene voglia di andarlo a vedere il Palio andateci qualche giorno prima, girate per le vie, andate nelle chiese e nei musei delle contrade, provate ad ascoltare i discorsi dei senesi e partecipate ad una delle cene della sera che precede il palio.
Oggi per Ferragosto a Mantova la tradizione è di fare il pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Grazie con alcuni piccoli riti come la messa, il panino con il cotechino e il giudizio delle opere dei madonnari (non sempre in quest’ordine).
Per agevolare questo percorso che pur essendo breve per alcuni mantovani diventa epico ho predisposto una breve checklist per partire preparati che mette insieme praticità, tradizione e un po’ di ironia.
Prima di arrivare alla checklist però vi segnalo due cose: