Mantova Segreta: guardate tutte le puntate della prima stagione

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Mantova Segreta è stata la trasmissione più vista su Telemantova durante la stagione 2018/2019. Per me è stata una bellissima esperienza che mi ha consentito incontri con persone interessanti, visite a luoghi dove non ero mai stato e soprattutto divertirmi raccontando le storie di Mantova.

Su questa pagina trovate i link per vedere tutte le puntate andate in onda in TV e per leggere i singoli articoli dedicati a ciascuna puntata. Chissà se Mantova Segreta tornerà ancora in onda: io mi auguro di sì ma nel frattempo mi godo le 33 puntate andate in onda tra il settembre del 2018 e il maggio del 2019.
Eccole di seguito: Continua a leggere

Giacomo Cecchin all’inseguimento delle statue che si spostano, in una puntata di Mantova Segreta

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In una Mantova in cui a volte poco si muove, le statue sembrano andare in controtendenza e si spostano da una parte all’altra della città con trasferte anche in provincia. Nella puntata di Mantova Segreta del 28 novembre (la potete vedere qui) Giacomo Cecchin va a caccia di queste statue “erranti”: due leoni sono fuggiti a Quingentole, Dante a Ostiglia e anche Virgilio sembra non avere pace.
Provate a seguire la puntata e andate a verificare sul posto se le storie che vi raccontiamo sono proprio così. Continua a leggere

5 spunti per una passeggiata nell’ex Ghetto ebraico di Mantova, nella giornata della Memoria

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La giornata della memoria può essere una bella occasione per una passeggiata nella zona dell’ex ghetto ebraico di Mantova. Tra l’altro si tratta di una zona molto centrale e che, negli anni, è diventata un’area residenziale molto apprezzata. Nelle piccole piazze e nei vicoli infatti si respira ancora l’atmosfera di quando il Ghetto era una delle zone più vivaci di Mantova con i suoi vicoli e le facciate particolari delle quali rimane traccia nell’attuale Casa del Rabbino. Purtroppo molto è andato perduto e solo grazie alle vecchie foto si può intuire come fosse la vita nel quartiere ebraico. Per questo vi suggerisco questo itinerario in 5 punti che vi porta a scoprire storie e curiosità del Ghetto di Mantova.
* nell’itinerario non è compresa l’ultima Sinagoga rimasta in città che, dopo essere stata smontata, è stata rimontata in via Gilberto Govi.

La Rotonda di San Lorenzo – può sembrare strano partire dalla Rotonda per un itinerario ebraico a Mantova. Eppure quando il tempio matildico fu chiuso dal duca Guglielmo Gonzaga alla fine del 1500, fu inglobato nelle case che entrarono a far parte del Ghetto nel 1610. Per chi volesse approfondire suggerisco di leggersi gli estratti del catasto teresiano dove si possono recuperare i nomi e le attività di chi abitava case e botteghe ricavate negli spazi della Rotonda. Uno di loro si chiamava Moisè Ariani che, se non ci fosse stata la tragedia della Shoa, sarebbe un improbabile e divertente ossimoro. Uno dei portoni d’ingresso al Ghetto si trovava proprio a fianco delle case che avevano inglobato la Rotonda.

Piazza Concordia – il nome antico della Piazza era piazza dell’Aglio perché qui si teneva il mercato ebraico della frutta e della verdura, speculare rispetto a quello cristiano di Piazza Erbe (così come l’attuale Via Spagnoli era via degli Orefici ebrei in linea con la via degli Orefici tuttora esistente). Il suo nome cambiò nel gennaio del 1798 (era il 21 gennaio per precisione) quando i francesi decisero l’abbattimento dei portoni del Ghetto e li bruciarono proprio in questa piazza che divenne piazza Ghetto. L’ultimo cambiamento toponomastico risale invece al 1867 quando in virtù dell’impegno degli ebrei nelle lotte per il Risorgimento italiano le venne attribuito il nome  di Concordia, a celebrazione di una rinnovata intesa tra ebrei e cattolici. Una particolarità era che questa piazza era l’unica presente all’interno del Ghetto, le piazze attuali Bertazzolo e Sermide sono frutto di demolizioni.

Via Dottrina Cristiana – un’altra stranezza per un Ghetto Ebraico. Pensato ad un ebreo in vacanza che scrive una cartolina a casa e deve scrivere nell’indirizzo via Dottrina Cristiana, robi da mat direbbero a Mantova. Eppure la via mantiene il nome che le era stato dato nel 1595 quando venne creato in questo luogo un oratorio dedicato alla Dottrina Cristiana dal vescovo Francesco Gonzaga. Successivamente fu anche chiamato vicolo del Monte di Pietà, la banca dei francescani, che si trovava proprio dove oggi c’è il negozio di detersivi. Vicolo Dottrina Cristiana è uno dei pochi vicoli quasi perfettamente rettilinei del centro di Mantova e divideva perfettamente il Ghetto ebraico dall’Isola degli Studi dei Gesuiti (oggi Archivio di Stato, Biblioteca Teresiana e Liceo Virgilio).

La Mezuzah – è l’unico segno di questo tipo ancora visibile. Bisogna imboccare vicolo Norsa da Piazza Bertazzolo. Nello stipite destro della prima porta a sinistra si vede un piccolo incavo ricavato nel marmo, a due terzi d’altezza. Si tratta dello spazio dove veniva inserita la Mezuzah, ovvero un piccolo astuccio contenente l’inizio della preghiera dello Shema. E’ una tradizione che ricorda l’ultima delle 10 piaghe d’Egitto, quando gli ebrei dovettero segnare con il sangue dell’agnello le porte di casa per avvertire l’angelo della morte di passare oltre e non uccidere i primogeniti. Di regola chi entra in casa tocca la mezuzah con le dita in segno di rispetto per la Torah di cui contiene passi. Per approfondire potete leggere la pagina di Wikipedia.

La Casa del Rabbino – è una delle poche case del Ghetto ebraico ad aver mantenuto pressoché intatto il suo aspetto originale. Si trova al numero 54 di via Bertani e la sua parte più caratteristica è la facciata, non solo per lo splendido balcone in ferro battuto ma anche per i bassorilievi, posti tra le finestre del piano terra e del primo piano che rappresentano vedute architettoniche di città. Il nome di Casa del Rabbino deriva dalla tradizione che vi abbiano abitato le famiglie dei capi religiosi della Comunità
ebraica mantovana. Il palazzo fu probabilmente ricostruito dopo il Sacco di Mantova del 1630 e ricorda nello stile delle decorazioni della facciata altri edifici del centro città costruiti in epoche analoghe come Palazzo Sordi o Palazzo Valenti.

Questi spunti sono anche alla base della puntata di Mantova Segreta dedicata alla Mantova ebraica andata in onda mercoledì 23 gennaio 2019 su Telemantova.

Per approfondire la conoscenza del Ghetto ebraico e della Comunità ebraica mantovana suggerisco di consultare l’interessante guida sulla Mantova Ebraica reperibile a questo link.

Qui trovate invece altri spunti interessanti per passeggiate inedite e suggestive a Mantova.
Giacomo Cecchin

Giacomo Cecchin e il profilo di una Mantova Segreta immersa nella nebbia

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A volte si programmano le puntate di Mantova Segreta e quando si arriva sul posto si hanno delle sorprese. E’ il caso della puntata (qui la potete rivedere mentre a questo link potete invece guardare tutte le puntate già andate in onda.) pensata per raccontare il profilo di Mantova e gli scorci che si possono osservare camminando per le vie della città, semplicemente alzando gli occhi.
Quando siamo arrivati sulla riva del Lago Inferiore a Sparafucile il profilo era scomparso e la passerella per l’imbarco sembrava un ponte verso l’ignoto. Le difficoltà però aumentano la creatività e quindi abbiamo girato ugualmente la puntata in una serie di vedo e non vedo e alla fine siamo tornati all’inizio per verificare che il profilo ci fosse ancora: ebbene, per fortuna, era proprio così. Continua a leggere

La pace è difficile, la guerra è facile: a 100 anni dalla Conferenza di pace di Parigi, 18 gennaio 1919

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Era un sabato il 18 gennaio del 1919 quando i vincitori della Grande Guerra si ritrovarono a Parigi per aprire la Conferenza di Pace che avrebbe dovuto sistemare le cose dopo il conflitto e avrebbe dovuto impedire il nascere di nuove guerre.
“Il est plus facile de faire la guerre que la paix.” E’ la frase attribuita a Georges Clemenceau, il primo ministro francese e che rappresenta molto bene i risultati della pace di Parigi.
Si trattò di un trattato che, lungi dal risolvere i problemi, ne creò degli altri e, anzi, fu una delle cause che portò alla scoppio della Seconda Guerra Mondiale. Per questo è istruttivo approfondire gli avvenimenti di quei sei mesi del 1919 in cui Parigi divenne il centro del mondo e i 4 vincitori tentarono di portare a casa il massimo vantaggio per il loro Paese mettendo a nudo le loro capacità ed evidenziando i loro difetti.
Stiamo parlando di Georges Clemenceau (Francia), David Lloyd George (Regno Unito), Wodrow Wilson (Stati Uniti) e Vittorio Emanuele Orlando (Italia). Continua a leggere

Giacomo Cecchin vi porta Sulle tracce di Matilde di Canossa tra città e provincia con Mantova Segreta

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Giacomo Cecchin racconta la storia di Matilde di Canossa seguendone le tracce da Mantova a San Benedetto in Polirone e ritorno. Nella puntata di Mantova Segreta si parte da piazza Matilde di Canossa si entra in Sant’Andrea, nella Rotonda di San Lorenzo e in Cattedrale per poi andare a al monastero benedettino di San Benedetto Po. Al ritorno una bella storia sulla Gran Contessa che termina in gloria con un brindisi al Teatro delle Birre. Qui potete vedere tutta la puntata mentre di seguito l’elenco degli episodi finora pubblicati su Mantovastoria.
8. Nel dietro le quinte del Teatro Sociale – merc 14 novembre
7. Mantova Domenicana – merc 7 novembre
6. La puntata di Halloween – merc 31 ottobre
5. L’Isola degli Studi e la Mantova dei Gesuiti – merc 24 ottobre

4. Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori – merc 17 ottobre
3. Un percorso su è giù dai ponti del Rio – merc 10 ottobre
2. Il Quartiere Latino di Mantova – merc 3 ottobre
1. I passaggi segreti urbani – merc 26 settembre

Giacomo Cecchin

 

Sant’Antoni dalla barba bianca, fame catar quelo che me manca…

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Oggi è la festa di Sant’Antonio Abate (quello del porcellino o quello del chisol per i Mantovani). E’ un santo antichissimo e molto venerato e la sua immagine si trova ancora in molte stalle a protezione del bestiame (qui potete leggere come il santo divenne protettore degli animali).
Oggi però vorrei ricordare che c’è anche un altro Antonio veneratissimo ed è Antonio da Padova che si festeggia il 13 giugno. Alcuni infatti confondono le due figure e a Padova c’è un proverbio che dimostra come sia difficile distinguerli a volte.
“Sant’Antoni dalla barba bianca,
fame catar quelo che me manca”. Continua a leggere

Giacomo Cecchin vi porta nel Dietro le quinte del Teatro Sociale, un’altra puntata di Mantova Segreta

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Giacomo Cecchin porta Mantova Segreta nel dietro le quinte del Teatro Sociale (qui potete vedere tutta la puntata) in un itinerario inconsueto che passando dal sottopalco ed infilandosi nella buca del suggeritore, sbuca nel golfo mistico e sale dalla platea, su su fino al loggione per poi salire sul palcoscenico e sentire l’emozione degli attori che vedono aprirsi il sipario. Eccovi l’incipit della puntata:
“Bentornati a Mantova Segreta, una Trasmissione Che prova a raccontare i lati meno conosciuti della città Oppure quelli che sono sotto gli occhi di tutti Per questo Spesso Non si conoscono . Oggi parliamo di teatri in una città che che ne ha più di quelli che pensate e ci andremo a scoprire quelli più piccoli ma non per questo più importanti. Abbiamo deciso di partire dal più grande e dal più scenografico il Teatro Sociale, la Scala dei mantovani. La facciata è inconfondibile posta al termine di corso Pradella con queste colonne che reggono un timpano triangolare e che richiamano l’antica grecia. Fu l’architetto Luigi Canonica a progettare il teatro nel 1822 e ancora oggi il Sociale, come familiarmente lo chiamano  mantovani, è uno dei teatri di tradizione italiani come la Scala appunto, il regio di Parma, il comunale di Bologna o il San Carlo di Napoli. Ma perché nel 1822 decidono di costruire il teatro in questa parte della città, poco prima del Rio che scorreva proprio qui davanti…” Continua a leggere

La nana della Camera degli Sposi si chiamava Lucia, una nuova ipotesi del prof. Rodolfo Signorini

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Segnalo volentieri un articolo pubblicato sul numero 4/2018 de La Reggia, la rivista ufficiale della Società per il Palazzo Ducale, relativo alla possibile identificazione della nana ritratta nella scena di famiglia della Camera degli Sposi.
Il prof. Rodolfo Signorini, storico che da sempre si occupa del capolavoro del Mantegna, ha infatti proposto Lucia come nome della nana, identificandola con una delle accompagnatrici di Barbarina Gonzaga nel suo viaggio verso il Wuttenberg dove avrebbe sposato Eberardo I.
Ecco l’incipit dell’articolo che potete leggere nella versione integrale su La Reggia 4/2018. Continua a leggere

La dodicesima notte ovvero la vigilia dell’Epifania (on the twelve days of Christmas my true love gave to me…)

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La conoscete la tradizione dei “Dodici giorni di Natale”? E la canzone “On the twelve days of Christmas”? E avete mai passato i giorni prima dell’Epifania in Alto Adige?
Se le risposte sono tre noi allora potrebbe interessarvi questo post e iniziamo con ordine.
1. I dodici giorni di Natale – in realtà si tratta di una tradizione tipicamente anglosassone e celebra i 12 giorni dopo il Natale che si concludono con l’Epifania. Non c’è chiarezza sul primo giorno di Natale, ovvero se sia il 25 dicembre o il 26 dicembre. Nel primo caso la dodicesima notte è quella del 5 gennaio, la vigilia dell’Epifania. Se si conta dal 26 dicembre invece la notte del dodicesimo giorno è quella del 6 gennaio (per i cattolici le festività per il Natale terminano con la domenica successiva all’epifania dove si ricorda il battesimo del Cristo.
Per approfondire sui dodici giorni di Natale.
2. La canzone On the Twelve days of Christmas – i 12 giorni di Natale sono anche l’oggetto di una delle più famose canzoni natalizie. E’ un classico delle feste e il testo segue un ritmo molto antico e parla dei dodici doni che un innamorato riceve dalla sua bella. Ogni strofa aggiunge un dono fino ad arrivare a quello che viene consegnato per la dodicesima notte che sono dodici suonatori di tamburo che stanno suonando.
Qui potete approfondire anche i possibili riferimenti religiosi di quella che in realtà è una filastrocca infantile. Qui invece potete ascoltarne una versione musicale.
3. i Re Magi in Alto Adige – nei giorni subito dopo Natale in tutte le valli dell’Alto Adige potete vedere alcuni ragazzi (soprattutto ragazze) vestiti come i Re Magi e con un bastone che porta in cima una stella. Sono i Re Magi che vanno in giro per le case cantando e consegnando i doni in ricordo di quello che fecero i re venuti dall’Oriente per il Cristo. Con un gessetto scrivono 20-C+M+B-19 sullo stipite della porta di casa. Le tre lettere che sembrano ricordare i tradizionali nomi dei Re Magi significano Christus Mansionem Benedicat ovvero Cristo Benedica questa casa. Se vi dovesse capitare di incontrare questi gruppi di ragazzini non perdete l’occasione di ascoltarli e di fare un’offerta. Con il ricavato si finanziano progetti umanitari in giro per il mondo.
Per approfondire qui trovate il sito ufficiale dell’iniziativa (in tedesco).
Per approfondire sui Re Magi potete leggere questo articolo sul blog: I Re Magi: il viaggio delle reliquie tra doni, spostamenti e furti

Un’ultima curiosità: la Dodicesima Notte è anche il titolo di una famosa commedia di William Shakespeare (leggete la pagina di wikipedia dedicata all’opera)

Giacomo Cecchin