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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi della categoria: Storia Locale

Rigoletto a Mantova: un’occasione da non perdere per riscoprire il buffone verdiano

07 domenica Apr 2019

Posted by mantovastoria in Conferenze, Curiosità, Storia Locale

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Giovanna Rosa, Giuseppe Verdi, La Fenice, Mantova, Museo del Rigoletto, Nicola Zanella, Palazzo Castiglioni, Rigoletto, Teatro La Fenice, Venezia

Dal 2013 non è mai uscita dalla top ten delle opere liriche più rappresentate al mondo*; il suo nome è sinonimo di Mantova e dei Gonzaga**; la donna è mobile è una delle arie più conosciute e utilizzate, anche e soprattutto inserita nella colonna sonora dei film***.
Stiamo parlando di Rigoletto, l’opera di Giuseppe Verdi che insieme alla Traviata e al Trovatore fa parte della cosiddetta Trilogia popolare. Ebbene nonostante questa incredibile popolarità, nonostante a Mantova siano presenti tutti i luoghi dell’opera verdiana, nella nostra città non esiste un museo dedicato a Rigoletto.
La lacuna è stata colmata da Nicola Zanella e Giovanna Rosa con una collezione davvero unica al mondo ora esposta nelle sale al pianterreno di Palazzo Castiglioni, in pieno centro.
L’interesse dell’esposizione nasce dal fatto che non si limita a presentare un solo punto di vista sull’opera di Giuseppe Verdi ma, come nella tradizione del collezionismo, offre una panoramica di tutto quello che fa riferimento al buffone di Verdi: dai costumi agli spartiti, dai manifesti alle recensioni, dagli autografi dei più importanti cantanti di tutte le epoche a oggetti d’uso quotidiano come, forse il pezzo più particolare dell’esposizione, una scatoletta di carne in scatola recuperata sui campi di battaglia della Prima Guerra Mondiale e che riporta l’immagine del compositore di Busseto e di Rigoletto.
Sarebbe bello che una collezione di questo tipo trovasse una collocazione permanente a Mantova, magari in una location legata all’opera di Verdi e desse il via ad una valorizzazione di Rigoletto come strumento di promozione turistica della città. Ma forse sono proprio le cose facili a diventare difficili per noi italiani. Eppure questa storia del buffone, del duca e di Gilda colpisce al cuore chiunque la legga e Verdi compie un vero e proprio capolavoro non solo inserendo alcune tra le arie più cantabili e orecchiabili della storia dell’opera lirica ma anche inserendo un vero e proprio meccanismo a orologeria che conduce al climax finale senza un attimo di respiro. I dodici rintocchi della mezzanotte e la voce del duca che da lontano intona la Donna è mobile e rivela che il corpo nel sacco non è il suo sono momenti che non si dimenticano. Nel museo di Rigoletto di Nicola Zanella e di Giovanna Rosa segnaliamo alcuni oggetti assolutamente da non perdere, almeno a nostro parere: il costume di scena di Gilda che si traveste da uomo del 1860, la recensione di Rigoletto all’indomani della prima assoluta alla Fenice avvenuta l’11 marzo del 1851, un programma di sala inglese dell’8 giugno 1940 (l’Italia sarebbe entrata in guerra 2 giorni dopo)****, un bozzetto per il personaggio di Monterone dipinto da Franco Zeffirelli e la scatoletta di carne (già citata) che ricorda come l’opera e Verdi fossero da sempre considerati simboli della cultura italiana contro il nemico.
Il Museo Rigoletto a Palazzo Castiglioni visitabile con ingresso a 3 euro (gratis fino a 18 anni) rimarrà aperto fino al 12 maggio con i seguenti orari: da martedì a venerdì
dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 18, sabato e domenica dalle 10 alle 12.30 e dalle 14.30 alle 18.30. Chiuso lunedì.
* La statistica viene dal sito Opera Base ed è interessante notare che l’opera più rappresentata al mondo è comunque italiana e sempre di Giuseppe Verdi ed è La Traviata.
** E’ in interessante notare che nel libretto di Rigoletto si citano Mantova e il duca ma non si fa mai il nome della famiglia Gonzaga. Unamotivazione possibile per questa assenza la trovate qui.
*** La donna è mobile è una delle arie più citate nelle colonne sonore dei film, soprattutto quelli americani quando devono citare l’Italia o la sua cultura. Ad esempio nel film “Sapori e dissapori” (qui ne trovate una descrizione). Senza dimenticare la famosa scena di Pretty Woman quando Julia Roberts assiste alla rappresentazione della Traviata e si commuove profondamente perchè si immedesima nella protagonista. “la reazione della gente che vede l’opera per la prima volta è molto drammatica: o la amano o la detestano” dice Richard Gere a Julia Roberts. (qui potete vedere la scena).
**** Una curiosità del programma di sala inglese è che vengono segnalate le misure di sicurezza in caso di allarme aereo. L’organizzazione del teatro dice che “lo spettacolo sarà interrotto per 5 minuti per poi ricominciare”. Della serie: Siamo inglesi e non permettiamo alla guerra di interferire con le nostre abitudini.

Per approfondire su questo blog sul tema di Rigoletto potete leggere anche:
– Rigoletto secondo Corraini: un bel libro davvero!
– 5 storie d’amore a San Valentino tra Gonzaga, Shakespeare e Rigoletto
– Federico II o Vincenzo I: qual è il duca di Mantova nel Rigoletto di Verdi?
– Sparafucile o Saltabadil: note e appunti in merito a Rigoletto, Mantova e Parigi
– Rigoletto, Verdi e Dan Brown

Giacomo Cecchin (domenica 7 aprile 2019 – visitata sabato 6 aprile 2019)

Il Teatro Sociale dietro le quinte – sabato 30 marzo ore 14.30 e 16.30 – una visita da non perdere

18 lunedì Mar 2019

Posted by mantovastoria in Curiosità, Itinerari, Storia Locale

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Buca del Suggeritore, Dietro le quinte del Teatro Sociale, Giacomo Cecchin, Retropalchi, Teatro Sociale, Teatro Sociale di Mantova

Siete mai saliti sul palcoscenico di un Teatro d’Opera?
E avete mai provato la buca del suggeritore?
O siete mai entrati nei retropalchi?
Se la risposta a queste domane è: No, non l’ho mai fatto! allora vi aspettiamo per una visita che vi lascerà a bocca aperta alla scoperta del

IL TEATRO SOCIALE DIETRO LE QUINTE con Giacomo Cecchin
Sabato 30 marzo alle 14.30 – Durata del percorso 2 ore circa
Sabato 30 marzo alle 16.30 – 
Durata del percorso 2 ore circa

Potete iscrivervi cliccando su questo link.

La visita ha l’obiettivo di farvi vivere l’esperienza del dietro le quinte del Teatro Sociale. Passeremo dall’ingresso degli artisti e vivremo l’esperienza del palcoscenico e del sipario. Passeremo poi dagli spazi del sottopalco per arrivare al golfo mistico e alla platea. Da lì andremo nel foyer e saliremo poi ai palchi e al loggione per calarci nei panni dei loggionisti. Scenderemo poi nel ridotto e alla fine l’uscita. 
A questo link potete avere un’anticipazione di quello che vedrete dal vivo e che è stato al centro di una puntata di Mantova Segreta.

Potete iscrivervi cliccando su questo link.

La visita sarà realizzata al raggiungimento di un minimo di 15 partecipanti.
Quota di partecipazione 15 euro a persona  comprensivo di ingresso al teatro.

 

Le torri del profilo di Mantova sull’ultimo numero di MCG, torna Mantovagando

10 domenica Feb 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, le 5 cose..., Storia Locale

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Giacomo Cecchin, Giancarlo Businelli, Le torri del profilo di Mantova, Mantova Chiama Garda, Mantovagando, Torre dei Gambulini, Torre del Podestà, Torre della Gabbia, Torre dello Zuccaro, Torre di Sant'Alò

Torna MCG e torna la mia rubrica Mantovagando che stavolta vi racconta le torri che si possono vedere nel profilo di Mantova. Qui potete sfogliare l’intera rivista mentre di seguito trovate il testo completo e le immagini della pagina.
“Mantova era una Manhattan padana, circondata dall’acqua e piena di torri a dimostrazione della potenza delle famiglie dominanti. La vista del profilo della città doveva essere simile al tracciato di un elettrocardiogramma. Oggi molte torri non esistono più e quelle rimaste sono, in alcuni casi, più basse di prima a causa di crolli, fulmini o semplicemente per decisioni politiche. Ma soprattutto, in attesa della riapertura della torre della Gabbia, manca un belvedere, una torre che come quella degli Asinelli per Bologna consenta di staccarsi dalla pianura e di godersi dall’alto la vista del centro storico più bello del mondo. Continua a leggere →

5 spunti per una passeggiata nell’ex Ghetto ebraico di Mantova, nella giornata della Memoria

27 domenica Gen 2019

Posted by mantovastoria in Itinerari, le 5 cose..., Napoleonica, Storia Locale

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Casa del Rabbino, Ghetto di Mantova, Ghetto ebraico, Mezuzah, Piazza Concordia, Piazza dell'Aglio, Piazza Ghetto, Rotonda di San Lorenzo, Via Dottrina Cristiana

La giornata della memoria può essere una bella occasione per una passeggiata nella zona dell’ex ghetto ebraico di Mantova. Tra l’altro si tratta di una zona molto centrale e che, negli anni, è diventata un’area residenziale molto apprezzata. Nelle piccole piazze e nei vicoli infatti si respira ancora l’atmosfera di quando il Ghetto era una delle zone più vivaci di Mantova con i suoi vicoli e le facciate particolari delle quali rimane traccia nell’attuale Casa del Rabbino. Purtroppo molto è andato perduto e solo grazie alle vecchie foto si può intuire come fosse la vita nel quartiere ebraico. Per questo vi suggerisco questo itinerario in 5 punti che vi porta a scoprire storie e curiosità del Ghetto di Mantova.
* nell’itinerario non è compresa l’ultima Sinagoga rimasta in città che, dopo essere stata smontata, è stata rimontata in via Gilberto Govi.

La Rotonda di San Lorenzo – può sembrare strano partire dalla Rotonda per un itinerario ebraico a Mantova. Eppure quando il tempio matildico fu chiuso dal duca Guglielmo Gonzaga alla fine del 1500, fu inglobato nelle case che entrarono a far parte del Ghetto nel 1610. Per chi volesse approfondire suggerisco di leggersi gli estratti del catasto teresiano dove si possono recuperare i nomi e le attività di chi abitava case e botteghe ricavate negli spazi della Rotonda. Uno di loro si chiamava Moisè Ariani che, se non ci fosse stata la tragedia della Shoa, sarebbe un improbabile e divertente ossimoro. Uno dei portoni d’ingresso al Ghetto si trovava proprio a fianco delle case che avevano inglobato la Rotonda.

Piazza Concordia – il nome antico della Piazza era piazza dell’Aglio perché qui si teneva il mercato ebraico della frutta e della verdura, speculare rispetto a quello cristiano di Piazza Erbe (così come l’attuale Via Spagnoli era via degli Orefici ebrei in linea con la via degli Orefici tuttora esistente). Il suo nome cambiò nel gennaio del 1798 (era il 21 gennaio per precisione) quando i francesi decisero l’abbattimento dei portoni del Ghetto e li bruciarono proprio in questa piazza che divenne piazza Ghetto. L’ultimo cambiamento toponomastico risale invece al 1867 quando in virtù dell’impegno degli ebrei nelle lotte per il Risorgimento italiano le venne attribuito il nome  di Concordia, a celebrazione di una rinnovata intesa tra ebrei e cattolici. Una particolarità era che questa piazza era l’unica presente all’interno del Ghetto, le piazze attuali Bertazzolo e Sermide sono frutto di demolizioni.

Via Dottrina Cristiana – un’altra stranezza per un Ghetto Ebraico. Pensato ad un ebreo in vacanza che scrive una cartolina a casa e deve scrivere nell’indirizzo via Dottrina Cristiana, robi da mat direbbero a Mantova. Eppure la via mantiene il nome che le era stato dato nel 1595 quando venne creato in questo luogo un oratorio dedicato alla Dottrina Cristiana dal vescovo Francesco Gonzaga. Successivamente fu anche chiamato vicolo del Monte di Pietà, la banca dei francescani, che si trovava proprio dove oggi c’è il negozio di detersivi. Vicolo Dottrina Cristiana è uno dei pochi vicoli quasi perfettamente rettilinei del centro di Mantova e divideva perfettamente il Ghetto ebraico dall’Isola degli Studi dei Gesuiti (oggi Archivio di Stato, Biblioteca Teresiana e Liceo Virgilio).

La Mezuzah – è l’unico segno di questo tipo ancora visibile. Bisogna imboccare vicolo Norsa da Piazza Bertazzolo. Nello stipite destro della prima porta a sinistra si vede un piccolo incavo ricavato nel marmo, a due terzi d’altezza. Si tratta dello spazio dove veniva inserita la Mezuzah, ovvero un piccolo astuccio contenente l’inizio della preghiera dello Shema. E’ una tradizione che ricorda l’ultima delle 10 piaghe d’Egitto, quando gli ebrei dovettero segnare con il sangue dell’agnello le porte di casa per avvertire l’angelo della morte di passare oltre e non uccidere i primogeniti. Di regola chi entra in casa tocca la mezuzah con le dita in segno di rispetto per la Torah di cui contiene passi. Per approfondire potete leggere la pagina di Wikipedia.

La Casa del Rabbino – è una delle poche case del Ghetto ebraico ad aver mantenuto pressoché intatto il suo aspetto originale. Si trova al numero 54 di via Bertani e la sua parte più caratteristica è la facciata, non solo per lo splendido balcone in ferro battuto ma anche per i bassorilievi, posti tra le finestre del piano terra e del primo piano che rappresentano vedute architettoniche di città. Il nome di Casa del Rabbino deriva dalla tradizione che vi abbiano abitato le famiglie dei capi religiosi della Comunità
ebraica mantovana. Il palazzo fu probabilmente ricostruito dopo il Sacco di Mantova del 1630 e ricorda nello stile delle decorazioni della facciata altri edifici del centro città costruiti in epoche analoghe come Palazzo Sordi o Palazzo Valenti.

Questi spunti sono anche alla base della puntata di Mantova Segreta dedicata alla Mantova ebraica andata in onda mercoledì 23 gennaio 2019 su Telemantova.

Per approfondire la conoscenza del Ghetto ebraico e della Comunità ebraica mantovana suggerisco di consultare l’interessante guida sulla Mantova Ebraica reperibile a questo link.

Qui trovate invece altri spunti interessanti per passeggiate inedite e suggestive a Mantova.
Giacomo Cecchin

Giacomo Cecchin vi porta Sulle tracce di Matilde di Canossa tra città e provincia con Mantova Segreta

19 sabato Gen 2019

Posted by mantovastoria in Mantova Segreta, Storia Locale

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birra, Duomo, Giacomo Cecchin, La Grancontessa, Mantova Segreta, Matilde di Canossa, Orval, Piazza Matilde di Canossa, Rotonda di San Lorenzo, San Benedetto in Polirone, Sant'Andrea, Teatro delle Birre, Telemantova

Giacomo Cecchin racconta la storia di Matilde di Canossa seguendone le tracce da Mantova a San Benedetto in Polirone e ritorno. Nella puntata di Mantova Segreta si parte da piazza Matilde di Canossa si entra in Sant’Andrea, nella Rotonda di San Lorenzo e in Cattedrale per poi andare a al monastero benedettino di San Benedetto Po. Al ritorno una bella storia sulla Gran Contessa che termina in gloria con un brindisi al Teatro delle Birre. Qui potete vedere tutta la puntata mentre di seguito l’elenco degli episodi finora pubblicati su Mantovastoria.
8. Nel dietro le quinte del Teatro Sociale – merc 14 novembre
7. Mantova Domenicana – merc 7 novembre
6. La puntata di Halloween – merc 31 ottobre
5. L’Isola degli Studi e la Mantova dei Gesuiti – merc 24 ottobre

4. Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori – merc 17 ottobre
3. Un percorso su è giù dai ponti del Rio – merc 10 ottobre
2. Il Quartiere Latino di Mantova – merc 3 ottobre
1. I passaggi segreti urbani – merc 26 settembre

Giacomo Cecchin

 

Sant’Antoni dalla barba bianca, fame catar quelo che me manca…

17 giovedì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Storia Locale

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Antonio Abate, Antonio da Padova, fame catar quelo che me manca, Padova, Sant'Antoni dalla barba bianca, Sant'Antonio abate, Sant'Antonio da Padova, Siqueris

Oggi è la festa di Sant’Antonio Abate (quello del porcellino o quello del chisol per i Mantovani). E’ un santo antichissimo e molto venerato e la sua immagine si trova ancora in molte stalle a protezione del bestiame (qui potete leggere come il santo divenne protettore degli animali).
Oggi però vorrei ricordare che c’è anche un altro Antonio veneratissimo ed è Antonio da Padova che si festeggia il 13 giugno. Alcuni infatti confondono le due figure e a Padova c’è un proverbio che dimostra come sia difficile distinguerli a volte.
“Sant’Antoni dalla barba bianca,
fame catar quelo che me manca”. Continua a leggere →

Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori: la seconda puntata su La Reggia (n. 4/2018)

04 venerdì Gen 2019

Posted by mantovastoria in Articoli, Palazzo Ducale, Storia Locale

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Cortile dei Cani, Cortile del Frambus, Cortile delle 8 facce, Cortile di Castello, Cortile di Santa Croce, Dentro il Palazzo ducale visto da fuori, La Reggia, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Piazza Castello, Società per il Palazzo Ducale, Vòlto oscuro

La prossima domenica 6 gennaio l’ingresso a Palazzo Ducale sarà gratuito ma in realtà non occorre pagare il biglietto per rendersi conto delle dimensioni e della storia della reggia dei Gonzaga: basta passeggiare per i suoi cortili e per le piazze oggi aperte al pubblico.
Di seguito trovate la seconda parte di un itinerario pubblicato su La Reggia, il giornale ufficiale della Società per il Palazzo Ducale (qui potete leggere la puntata precedente).
Nei prossimi numeri usciranno altri articoli dedicati alla reggia, tutti pensati con la filosofia del “Lo sapevate che?”, una sorta di Palazzo Ducale in pillole per farvi venire voglia di fare le uniche due cose che servono per conoscerlo meglio: frequentarlo più spesso e iscrivervi alla Società per il Palazzo Ducale.
Qui trovate gli articoli pubblicati sino ad ora:
I nani di Mantova su La Reggia: spigolature “nanesche” a Palazzo Ducale
Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori: un nuovo articolo per La Reggia

Di seguito il testo integrale dell’articolo pubblicato sul n. 4/2018 della Reggia (ringrazio il presidente Gianpiero Baldassari e il direttore Fausto Amadei per l’ospitalità).

Dentro il Palazzo Ducale visto da fuori (II parte)
Nello scorso numero della Reggia abbiamo parlato di alcuni dei cortili interni di Palazzo Ducale (Cortile d’Onore e della Cavallerizza) e degli spazi di grandi dimensioni che, aperti oggi al pubblico o addirittura al traffico veicolare, hanno perso il loro carattere chiuso ed esclusivo. Oggi partiamo proprio da una delle piazze più note, piazza Castello, per arrivare poi a descrivere alcuni dei cortili ricavati dalle sistemazioni intervenute a seguito dell’aggiunta di edifici successivi e per questo a volte di forma irregolare.
Lo spazio detto oggi Piazza Castello era uno spazio aperto che era chiamato prato di Castello o prato dei cannoni e costituiva il luogo principe per le parate e per le esercitazioni militari. La sua trasformazione con un portico a serliana di ispirazione giuliesca avvenne ad opera di Giovan Battista Bertani per la venuta a Mantova di Filippo II di Spagna, figlio dell’imperatore Carlo V. Se ne vede una splendida immagine in uno degli otto teleri realizzati da Tintoretto per l’Appartamento Grande di Castello, commissionati dal duca Guglielmo Gonzaga. In questo dipinto si ha modo di vedere la prima versione della piazza e salta all’occhio il fatto che manchi la parte superiore e l’esedra, particolari realizzati successivamente ad opera di Bernardino Facciotto, che incontreremo anche quando parleremo del cortile delle otto facce o degli orsi. Piazza Castello è uno degli spazi più incredibili della Reggia, oggi utilizzata per gli incontri principali del Festivaletteratura e un tempo per spettacoli che sfruttavano come fondale l’emiciclo, che ha anche la finzione di avvicinare alla piazza l’imponente volume del Castello di San Giorgio. I torrioni della fortezza di Bartolino da Novara emergono sopra il corridore che corre tutto attorno alla piazza insieme alle due “cube” le cupole della basilica di Santa Barbara e allo splendido campanile del Bertani. Sul lato della piazza dove non troviamo il portico era posto l’edificio delle stalle di castello, modificato poi in epoca guglielmina. Passiamo ora agli altri cortili interni della reggia ed entriamo nel Castello di San Giorgio passando sopra il ponte in pietra che ha sostituito l’antico ponte levatoio. Qui troviamo il cortile interno della fortezza con un portico ingentilito dall’intervento di Luca Fancelli su disegni di Andrea Mantegna. Su uno dei lati del cortile il portico regge un poggiolo che costituiva un collegamento all’aperto probabilmente tra l’appartamento di Ludovico II e quello della marchesa. Le modifiche al castello rientrano nei lavori iniziati per trasformare il maniero quattrocentesco in una dimora adatta ad ospitare un signore rinascimentale e che vedranno non solo la realizzazione della Camera degli Sposi ma anche di una cappella decorata dalle tavole di Andrea Mantegna. Uscendo dal cortile verso piazza Castello, a sinistra si imbocca lo scalone che conduce alla sala di Manto e da lì nella camera dei cavalli dove si trova uno degli ingressi al cortile dei cani. Il nome di questo piccolo giardino deriva dalla tradizione che voleva che Isabella d’Este vi seppellisse i suoi cagnolini. Questo spazio è circondato dall’appartamento grande di Castello, dalle stanze dette dell’appartamento del Tasso e dall’appartamento di Troia. Prima della ristrutturazione voluta dal duca Guglielmo con la costruzione delle sale dei Capitani, dei Marchesi e dei Duchi qui si trovava una sorta di terrazza o belvedere verso il lago. Oggi il giardino, che ha una forma di trapezio rettangolo, è decorato da aiuole  e piccole siepi di bosso e presenta al centro su una piccola colonna il busto del poeta Virgilio. Per chi volesse individuare il cortile dei cani dall’esterno del Palazzo Ducale dovrebbe guardare l’edificio a sinistra del Castello: il giardino si trova in corrispondenza della cosiddetta Loggia del Tasso. E’ il momento di andare verso gli altri cortili che descriveremo in questo articolo e per farlo usciamo dal castello e dirigiamoci verso piazza Santa Barbara. Qui subito sulla destra troviamo un portone dietro cui si cela un cortile triangolare con degli alberi al centro, uno di quegli spazi strani prodotti dalle aggiunte e trasformazioni successive che hanno trasformato il Palazzo Ducale in un vero e proprio palinsesto, continuamente riscritto dalle generazioni successive dei Gonzaga. E’ il cortile del Frambus, un nome che ricorda il frambos dialettale, ovvero la pianta del lampone. Da qui possiamo arrivare allo spazio con il nome più strano tra quelli della reggia gonzaghesca: si tratta del cosiddetto cortile degli Orsi (così viene definito  nel 1908 dall’architetto Achille Patricolo) meglio noto come cortile delle otto facce. Si tratta di un luogo dovuto all’intervento dell’architetto Bernardino Facciotto che si trova davanti al problema di dare una forma regolare ad uno spazio irregolare con il vincolo del muro delle stalle di castello. Lo risolve dando una forma di ottagono allungato allo spazio circondato da un porticato che riprende la decorazione a bugnato della casa mantovana di Giulio Romano. Su questo cortile si affacciano la sala dello Specchio, recentemente riscoperta e dovuta proprio ad un intervento di Bernardino Facciotto, e il giardino pensile costruito per volere del duca Guglielmo da Pompeo Pedemonte. Tra l’altro il cortile delle otto facce e il “giardino in aria” sono collegati da una scala molto particolare e suggestiva: si tratta infatti di una scala che sale a triangolo in un altro di quegli spazi irregolari che rendono il Palazzo Ducale una specie di gioco ad incastri che riserva sorprese ad ogni angolo. Ci spostiamo ora nel cortile di Santa Croce prima di chiudere con una piccola sorpresa. Si tratta di uno spazio che si raggiunge dal portico della Magna Domus anche se oggi il portale che vi conduce è occupato dalla biglietteria di Palazzo Ducale. Per arrivarci bisogna quindi attraversare l’appartamento vedovile di Isabella d’Este di cui costituisce una specie di atrio all’aperto. Si tratta di uno spazio che ha un porticato su uno dei tre lati e prende il suo nome dall’antica chiesa di Santa Croce in corte, costruita all’epoca di Gianfrancesco Gonzaga. Oggi della chiesa rimangono le tracce di un rosone sulla facciata che si apriva sul cortile ed alcune colonne. La chiesa era ancora attiva alla fine del 1500 come risulta da una visita pastorale del 1575. Il cortile di Santa Croce è uno spazio poco noto ai visitatori di Palazzo Ducale ma si tratta di un luogo molto suggestivo anche perché, come scrivevo, costituisce uno degli accessi all’appartamento vedovile di Isabella d’Este, abitato dalla marchesa trasferitasi in Corte Vecchia dopo la morte del marito Francesco I Gonzaga nel 1519. Una curiosità interessante è che all’interno del cortile si trova oggi la colonna edificata dal Papa Pio II Piccolomini nell’area del Gradaro a marcare il luogo del martirio di San Longino. E concludiamo con la piccola sorpresa di cui vi accennavamo: tra cortili e piazze terminiamo invece on un passaggio ricavato tra il Castello, il corridoio di Santa Barbara e la Basilica Palatina. Si tratta del cosiddetto Vòlto oscuro. Se ne può vedere l’uscita dalla cancellata che si apre sulla sinistra della facciata della chiesa di Santa Barbara. E’ una vista suggestiva dove dietro il passetto areo che collega il Palazzo ducale alla basilica si intravedono i finestroni della Sala di Mantova sotto cui si apre una specie di galleria che sbuca di fianco al fossato del Castello. Sarebbe bello che tra le tante aperture programmate per ricostruire il rapporto tra la città e la reggia ci fosse anche questa. Sarebbe un modo di redimere questo percorso che un tempo portò le orde dei Lanzichenecchi all’interno del palazzo per un saccheggio indiscriminato e che oggi invece potrebbe condurre i turisti nel cuore del complesso gonzaghesco in una sorta di viaggio nel tempo alla scoperta della meravigliosa storia del Palazzo Ducale.

I cortili e le piazze descritte nell’articolo: 1 piazza Castello; 2 cortile di Castello; 3 Cortile dei Cani; 4 Cortile del Frambus; 5 Cortile delle 8 facce; 6. Vòlto oscuro. Il cortile di Santa Croce è fuori dall’immagine.
Giacomo Cecchin

5 luoghi cavallereschi a Mantova e dintorni tra cavalieri, reliquie e armature

30 domenica Dic 2018

Posted by mantovastoria in Curiosità, le 5 cose..., Storia Locale

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Armatura, Armature, Basilica di Sant'Andrea, Cavalieri, Collare, Collare dell'Ordine del Redentore, Crociati, Museo Diocesano, Museo diocesano Francesco Gonzaga, Ordine del Redentore, Palazzo della Ragione, Palazzo Ducale, Palazzo ducale di Mantova, Pisanello, Reliquie dei Sacri Vasi, Sacri Vasi, Sala del Pisanello, Santo Graal, Santuario delle Grazie, Templari

Le donne, i cavallier, l’arme, gli amori, questo l’incipit dell’Orlando Furioso che Ludovico Ariosto leggeva in anteprima a Isabella d’Este qui a Mantova. Solo per questo la città potrebbe essere definita cavalleresca ma in realtà c’è molto di più a caratterizzarla in tal senso. Basti pensare ai cavalieri della tavola rotonda che cercano il Graal (e il Graal è a Mantova dicono i Gonzaga) e sono dipinti negli affreschi di Pisanello, ai cavalieri dell’Ordine del Redentore che hanno i Sacri Vasi nel medaglione o alle armature del Museo Diocesano e agli ex voto del Santuario di Santa Maria delle Grazie. Mantova è piena di riferimenti cavallereschi e allora eccovi un percorso in 5 tappe alla ricerca dei cavalieri a Mantova (itinerario da realizzare con in sottofondo la lettura dell’Orlando Furioso o dell’Innamoramento di Orlando – per saperne di più cliccate qui).

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A Natale tutti si sentono più buoni…Tutti? A Mantova alcuni meno di altri – la puntata di Mantova Segreta dedicata a Halloween

26 mercoledì Dic 2018

Posted by mantovastoria in Mantova Segreta, Storia Locale

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Agnese Visconti, Bonifacio di Canossa, Casa del Boia, Giacomo Cecchin, Giovanni dalle Bande Nere, Halloween, Il Palazzo del Diavolo, James Chricton, L'Ammirabile Critonio, Mantova Segreta, Paride Ceresara, Passerino Bonacolsi, Telemantova

A Natale tutti si sentono più buoni! Proprio tutti? Forse alcuni meno di altri ed è per questo che vi proponiamo di seguirci alla scoperta di alcuni personaggi che hanno reso la storia di Mantova un po’ più oscura. Eccovi allora la puntata di Mantova Segreta andata in onda il 31 ottobre 2018, alla vigilia della Festa di Ognissanti.
Qui potete vedere l’intera puntata e qui potete leggere alcune spigolature su Halloween. Di seguito invece trovate l’incipit della puntata: Continua a leggere →

Giacomo Cecchin su MCG parla di spettri e di Mantova che, a volte, sembra la Scozia

09 domenica Dic 2018

Posted by mantovastoria in Articoli, Curiosità, Gonzaga, le 5 cose..., Storia Locale

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Agnese Visconti, Bonifacio di Canossa, Ferdinando Carlo Gonzaga, James Chricton, Mantovagando, MCG, Passerino Bonacolsi, Spettri, Spettri a Mantova

Torna la rubrica Mantovagando su MCG di Dicembre-Gennaio (la rivista la potete sfogliare qui) e stavolta parliamo di spettri.
Forse non tutti sanno che Mantova è anche città di spettri e che il 31 dicembre allo scoccare del nuovo anno si possono ancora trovare in giro per la città (questa naturalmente è una mia idea, non suffragata da fatti concreti ma trattandosi di spiriti…). In realtà sappiamo bene che i fantasmi ce li creiamo da soli ma perché non provare a riscoprire quelle storie irrisolte che, se fossimo in Scozia, davvero sarebbero piene di mistero e di spiriti e richiamerebbero in città miriadi di turisti. Eccone allora almeno 5 che raccontano di delitti, esecuzioni e uccisioni (e non abbiamo preso in considerazione i fratricidi gonzagheschi)… Continua a leggere →

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