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Il Palio di Siena, una festa italiana
Sabato 9 novembre ore 15.00
in piazza Sordello 42 a Mantova
presso la sede della Società per il Palazzo Ducale – Evento gratuito
Conversazione con il prof. Duccio Balestracci e presentazione del suo ultimo libro
Mantova e Siena sono più legate di quanto non sembri, anche e soprattutto con riferimento al Palio. Duccio Balestracci, professore di storia medievale, racconta del Palio e delle contrade, dei cavalli gonzagheschi (che erano i migliori) e di Mantova e dei suoi rapporti con Siena. Lo scrittore presenterà insieme a Giacomo Cecchin il suo ultimo libro dal titolo Il Palio di Siena. Una festa italiana, edito da Laterza. Un incontro da non perdere per chi ama la sto-ria, il Medioevo e, naturalmente, il Palio di Siena.
Per approfondire su questo sito sul Palio di Siena
Il Palio di Siena: si ama, si odia, si critica ma per me, non si discute
Il Palio di Siena si corre oggi ma c’era prima Ferrara o Verona e anche Mantova
I cavalli mantovani correvano al Palio: da Palazzo Te a Siena per il palio della Madonna di Provenzano
Mantova e Siena: due città, una storia parallela
Per approfondire su Duccio Balestracci
La presentazione del libro dal sito di Laterza
Duccio Balestracci parla di Piazza del Campo a Radio Rai
Il profilo di Duccio Balestracci dall’Accademia dei Fisiocritici
Per approfondire sul Palio di Siena
Il sito autorizzato dal Consorzio per la tutela del Palio di Siena
La pagina sul Palio da Wikipedia
La pagina sul Palio dal sito del Comune di Siena
Il sito del caro amico Paolo Barni con foto sul Palio di Siena
“Non tutti i francesi sono ladri, ma Bonaparte sì”. Questa battuta funziona anche per Mantova che ha visto il passaggio di Napoleone e la partenza per la Francia della Madonna della Vittoria di Mantegna (oggi al Louvre) e del Sant’Antonio Abate di Paolo Veronese (oggi a Caen). Tra l’altro quest’anno cadono i 250 anni dalla nascita dell’imperatore e allora, dimentichiamoci un attimo dei furti, e riscopriamo 5 luoghi napoleonici nella nostra città. E’ il tema della pagina Mantovagando sull’ultimo numero della rivista MCG (
Colgo ogni possibile occasione per raccontare Mantova e le sue storie e allora non mi sono lasciato scappare l’occasione di salire in bicicletta per la puntata mantovana di Linea Verde. Oggi alle 12.20 su Rai1 nel corso della puntata racconterò Mantova a Beppe Convertini.
I mantovani magnificano l’ingresso a Mantova dal ponte di San Giorgio e hanno davvero ragione: un profilo unico al mondo fatto di torri, cupole, campanili e tetti. Eppure l’emozione più grande, secondo me, è sbarcare a Mantova, arrivando a Porto Catena. Il rapporto tra la città e il fiume è andato via, via diluendosi e oggi si passeggia sul Lungolago guardando l’acqua come fanno gli irlandesi: è suggestiva ma non ci nuoterei (la per il freddo, qui per quello che c’è dentro.
Quanti mantovani sono entrati almeno una volta nell’Archivio di Stato di Mantova? Ebbene è uno dei luoghi più incredibili da visitare in città perché conserva la memoria storica di Mantova negli ambienti dell’antico Collegio dei Gesuiti. E’ qui che si possono scoprire storie tra le più interessanti, intrighi tra i più segreti e anche capire come, e non stiamo scherzando, un reclamo di un cliente nei confronti di un artigiano apra squarci inediti su Palazzo Te, il marchese Federico II e l’archistar Giulio Romano.
Cosa ne dite di proseguire il gioco sulla storia di Mantova? Ma stavolta meglio non averla la macchina del tempo perché gli anni di cui vi raccontiamo oggi sono quelli da dimenticare. Eccovi la mia personale scelta sugli anni tragici per la storia di Mantova. E’ il tema della pagina Mantovagando sull’ultimo numero della rivista MCG (
E’ una chiesetta poco appariscente ma molto elegante la Madonna del Terremoto che si trova in piazza Canossa a Mantova. Pur nelle sue ridotte dimensioni è oggetto di una forte devozione per l’immagine della Vergine e del bambino, affiancata da due santi, e posta dietro l’altar maggiore. Senza dimenticare altri particolari interessanti come la cancellata in ferro battuto che chiude il presbiterio, le statue delle virtù ai quattro angoli, i due dipinti di Giuseppe Bazzani (si tratta di copie perché gli originali sono al Museo Diocesano per ragioni di sicurezza) e la piccola lapide sulla facciata che ne ricorda la costruzione. Un’ultima curiosità è il piccolo campanile a vela che troviamo in alto sul lato sinistro. 
Oggi 8 agosto è la festa di San Domenico e allora perché non fare un percorso alla scoperta della Mantova domenicana? Purtroppo oggi in città sono rimasti solo i terziari domenicani* e non più i frati e le suore ma non bisogna pensare che siano scomparse tutte le tracce della presenza tra noi dell’Ordine dei frati predicatori (questo il nome ufficiale).
Giulio Romano è moderno non solo in quanto imprenditore con la sua bottega mantovana ma anche perché come sempre più spesso accade oggi ristruttura e non demolisce per ricostruire. Basti pensare a molti dei suoi cantieri mantovani dove i Gonzaga lo fanno intervenire modificando le preesistenze.