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1895, Aspirina, Aspreno, Bayer, dolori, emicrania, Napoli, patrono di Napoli, Sant'Aspreno, vescovo di Napoli
Le storie dei santi sono molto interessanti e alcune più delle altre per la stranezza degli strumenti del martirio, per i miracoli o per le malattie per cui vengono invocati. A volte per altri motivi come ad esempio nel caso di S.Aspreno, primo vescovo e patrono di Napoli, poco conosciuto ai più ma in realtà presente nelle case di mezzo mondo.
Ma partiamo dall’inizio, ovvero dalla storia di questo santo.
Aspreno visse tra la fine del I secolo e l’inizio del II secolo D.C. e fu il primo vescovo di Napoli e primo patrono della città (passato al secondo posto per la fortissima devozione dei napoletani a San Gennaro). La tradizione vuole sia stato convertito da San Pietro che lo consacrò vescovo, cattedra che resse per 23 anni.
Ma la cosa che ci interessa di più per questo articolo è l’abitudine di questo santo di mettersi sopra la testa una pietra molto pesante per fare penitenza. Questa sua consuetudine unita alla morte per decapitazione gli derivò il potere di guarire le emicranie e i dolori osteoarticolari. Nella chiesa a lui dedicata i sofferenti erano invitati a infilare la testa in un foro sotto l’altar maggiore per essere a contatto con le reliquie del santo ed essere guariti. Ma dove sta il brand? Continua a leggere
Chiara Frugoni non ha bisogno di presentazioni e il Medioevo è il periodo storico a cui ha dedicato la maggior parte delle sue pubblicazioni. Imprescindibili (almeno per me) sono i testi dedicati alla vita quotidiana, all’ordine Francescano e il dizionario del Medioevo scritto a quattro mani con Alessandro Barbero (



Vi aspettiamo alla seconda serata del percorso sui Santi, inserito nel programma delle Serate in Giardino di Casa Andreasi. Il prossimo incontro avrà come titolo:
Anche in passato si sentiva il bisogno di ricaricare le batterie: ecco Palazzo Te è un luogo di svago. Se fossimo a Ferrara diremmo che è una “delizia” come ad esempio Schifanoia che già nel nome racconta il suo scopo. Invece siamo a Mantova dove il marchese e poi duca Federico II commissiona a Giulio Romano la costruzione di una villa fuori città “dove andare a cena per ispasso” scriverà Vasari.

Il Palazzo ducale è un palazzo con più di 500 stanze si dice, anche se nessuno le ha davvero mai contate. In realtà parlare di palazzo non rende l’idea: la reggia dei Gonzaga infatti è un insieme di edifici di epoche diverse collegati tra loro nei secoli fino a formare l’attuale complesso di oltre 35000 metri quadrati: quasi 8 campi da calcio. L’immagine più famosa di questo edificio è il Palazzo del Capitano che si apre su piazza Sordello con i suoi merli ghibellini a coda di rondine a rimarcare la fedeltà imperiale di Mantova.
A chi non piacerebbe scoprire in soffitta un quadro sconosciuto che si rivela essere un Caravaggio (
E’ una notizia minore, di quelle che finiscono a pagina 14 sulla Gazzetta di Mantova, in basso a sinistra, in una posizione poco evidente.