Mantova2016: 5 ulteriori passaggi segreti urbani tra mura, ferrovie e giardini

vòlto oscuroAbbiamo già affrontato il discorso delle scorciatoie o passaggi segreti urbani (qui potete trovare le 5 già pubblicate). Sono modi di passare da una via all’altra o da una piazza a un giardino sfruttando aperture non così evidenti e poco note ai più. Ricavate nelle antiche mura della città o risultato dell’apertura di giardini anticamente privati i passaggi segreti offrono sguardi inediti ad abitanti e turisti. Eccovene altre 5+1 (attualmente chiuso), ce ne sono delle altre? Continua a leggere

5 coccodrilli tra santuari, Gonzaga e musei naturalistici

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coccodrillo

Mantova e i Coccodrilli, un rapporto che inizia nel lontano passato ma che esiste tuttora per gli amanti del genere (vedi un recente articolo sulla Gazzetta). Il coccodrillo come fa? A Mantova fa il coccodrillo impagliato visto che ne sono presenti ancora numerosi esemplari. I motivi? Si va da quello appeso nel Santuario delle Grazie a quello del museo naturalistico di Palazzo d’Arco e a quello che stava nell’Appartamento delle Metamorfosi in Palazzo Ducale. Le motivazioni sono diverse: curiosità, ex voto o strumento apotropaico (per scacciare gli spiriti del male) o altro ancora. Eccovi i 5 coccodrilli di Mantova, a meno che non ce ne sia sfuggito qualcuno.

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Scrivere sui muri? dalla Domus Aurea a Palazzo Te una moda che non cambia

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Camarone dei Giganti

Spesso quando si gira per palazzi antichi o monumenti si trovano delle scritte che coprono le pareti danneggiando gli affreschi o semplicemente imbrattando i muri. In quel momento partono di solito tutti gli insulti e gli improperi nei confronti dei vandali e di chi, ad altezza di imbecille, ha voluto lasciare il ricordo del suo passaggio. Ma forse non tutti sanno che si tratta di un’abitudine che viene da lontano basti ricordare le scritte sulle pareti del Camarone dei Giganti di Palazzo Te o quelle sulla volta della Domus Aurea di Nerone.
Nel caso romano le scritte riportano i nomi dei più famosi pittori del quattrocento, scesi “in grotta” ad ammirare le pitture romane del I secolo D.C. e sono fondamentali per la storia dell’arte perchè ci raccontano quali artisti hanno visto le decorazioni: ricordiamo ad esempio Raffaello, Michelangelo o Pinturicchio. Per la firma di quest’ultimo poi c’è un’aggiunta divertente e infamante: forse un allievo arrabbiato o forse un pittore rivale ha scritto sotto la firma di Bernardino di Betto l’epiteto ingiurioso di “sodomita” e così per 5 secoli e nel futuro il dubbio sulle abitudini dell’artista rimarrà.
Ma torniamo a Palazzo Te dove nella Camera dei Giganti sono state lasciate le scritte che ne deturpano le pareti arrivando, come si diceva prima, ad altezza di imbecille.
Ce ne sono di tutti i tipi e per tutti i gusti:alcune risalgono addirittura alla fine del ‘500 (i Gonzaga abitano ancora il Palazzo ed è come se voi invitaste qualcuno a cena e mentre stappate il vino in cucina uno dei vostri ospiti incidesse il suo nome dietro il divano in sala da pranzo), altre agli anni tragici del Sacco del 1630, altre molto più vicino a noi al secolo scorso. Per i curiosi e gli amanti del genere a questo link trovate tutte le scritte del Camarone dei Giganti reperite con un lavoro certosino da Anna Maria Lorenzoni.
Ne riportiamo una che ci sembra particolarmente divertente con alcuni buontemponi che dopo la colazione pensano bene di lasciare la firma sulle pareti del capolavoro di Giulio Romano:
D.Gozzi – J.Carolus 1749,29 aprile, Giorno di S.Pietro Martire, doppo d’haver fatto collazione.
Durante il restauro la scelta, a mio parere corretta, è stata quella di non stuccare le scritte ma di riempirne i solchi di colore per consentire la piena lettura degli affreschi ma senza perdere le tracce di una storia minore che fa ormai parte delle vicende di Palazzo Te. D’altra parte un motto forse parmigiano ricorda che:
Gli Eroi sui Marmi
e i Coglion sui Muri
Scrivono lor Nome
Perchè Etterno Duri.

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5 labirinti in cui perdersi tra Gonzaga, canneti e siepi

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labirinto - sala dei cavalli

Il Palazzo ducale di Mantova è un labirinto dicono i visitatori, una città nella città aggiungono le guide. In effetti il labirinto è un tema che torna molto spesso a Mantova non solo camminando tra le vie del centro storico, perdendosi e ritrovandosi tra vicoli e piazze, sfruttando quei passaggi segreti urbani, delle vere scorciatoie, che ad esempio ti fanno passare dalla vista gotica del campanile e del chiostro benedettino di S.Andrea (piazza Alberti) alla veduta rinascimentale della facciata di S.Andrea (piazza Mantegna). Ma il labirinto torna negli affreschi e nei soffitti, nel lago e nelle vie e nel ricordo di quello immenso di Palazzo Te che purtroppo non esiste più. Eccovi i 5 labirinti mantovani tra cui perdersi e se ne trovate qualcun altro basta dirlo…

UNA NOTA DI AGGIORNAMENTO – le cose cambiano e da quando è stato scritto questo post è stato eliminato il labirinto di Via Visi. E’ un peccato perché quando si perde un labirinto è sempre una tragedia (almeno per me). Però (c’è sempre un però) è rinato quello di Bosco Virgiliano e ne ho parlato in una puntata di Mantova Segreta che potete vedere qui https://youtu.be/OA_xHTjkzeo?t=1067

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Philippe Daverio sulle buone strade di Lombardia: le scelte a Mantova e dintorni

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Copertina Philippe Daverio

La Buona Strada – Un bel libro questo di Philippe Daverio che suggerisce 127 passeggiate in Lombardia (con sconfinamenti in zone limitrofe) e invita a mettersi in viaggio con mete poco conosciute o presentate in ogni caso in modo inedito e interessante. La sorpresa (per chi non ci vive) è di scoprire la Lombardia e Milano come una delle zone a più alta densità di monumenti, cittadine, musei o chiese che meritano un viaggio.
Philippe Daverio poi presenta queste “gite” con riferimenti all’attualità, curiosità e storie poco note che catturano l’attenzione del lettore.
Proviamo a vedere i 5 itinerari mantovani che naturalmente partono da Mantova ma arrivano fino a Sabbioneta e Suzzara e dedicano ben 2 pagine al Santuario delle Grazie: dal coccodrillo alla tomba di Baldassarre Castiglione.

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5 statue erranti tra santi, poeti, eroi e martiri di Belfiore

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dante in piazza Broletto

Mantova non è una mai stata una città di statue almeno fino a tempi recenti ma ha una particolarità tutta sua: quella delle statue erranti. Ci sono infatti molti casi di spostamento dei monumenti all’interno della città, statue ricoverate all’interno di musei o addirittura spostate fuori città (come i leoni stilofori del Duomo di Mantova che oggi si trovano davanti alla chiesa di Quingentole). Immobile come una statua si dice eppure a Mantova è un detto che non si applica. Eccovi 5 casi di statue che in momenti diversi sono andate a spasso per la città e in alcuni casi hanno anche subito una trasformazione materica (da pietra a bronzo). Qualcuno conosce altre statue mantovane erranti?

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Mantova2016: 5 statue erranti tra santi, poeti, eroi e martiri di Belfiore

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dante in piazza BrolettoMantova non è una mai stata una città di statue almeno fino a tempi recenti ma ha una particolarità tutta sua: quella delle statue erranti. Ci sono infatti molti casi di spostamento dei monumenti all’interno della città, statue ricoverate all’interno di musei o addirittura spostate fuori città (come i leoni stilofori del Duomo di Mantova che oggi si trovano davanti alla chiesa di Quingentole). Immobile come una statua si dice eppure a Mantova è un detto che non si applica. Eccovi 5 casi di statue che in momenti diversi sono andate a spasso per la città e in alcuni casi hanno anche subito una trasformazione materica (da pietra a bronzo). Qualcuno conosce altre statue mantovane erranti? Continua a leggere

Sabbioneta: una statua itinerante a protezione della città ideale

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Sabbioneta piccola atene

Sabbioneta, la città ideale di Vespasiano Gonzaga, colpisce i visitatori che la vedono immutata rispetto al tempo del fondatore. Eppure anche “la piccola Atene” o “nova Roma” ha subito le vicissitudini del tempo con modifiche molto evidenti (come ad esempio le due brecce nelle mura all’inizio del novecento con cui i suoi abitanti volevano rompere l’incantesimo del blocco) oppure lo spostamento delle statue cittadine (da un luogo all’altro della cittadina o addirittura da Sabbioneta a Mantova durante il periodo austriaco).
Prendiamo ad esempio la staua di Pallade Atena o Minerva che dir si voglia posta al centro della Piazza d’Armi.

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Un telegrafo al servizio di Napoleone tra Mantova e Parigi

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Ai tempi di internet e dei cellulari ci si stupisce di come fossero lente le comunicazioni nei tempi andati e di come un invenzione come il telegrafo ottico fosse considerata una rivoluzione ai tempi di Napoleone.
Proprio l’imperatore, così attento alle necessità di essere informato prima degli altri, sfruttò un’invenzione dei fratelli La Chappe del 1791 per collegare in tempi molto rapidi Parigi e Venezia.
Cosa c’entra Mantova in tutto ciò? La linea del telegrafo di Napoleone passava proprio di qui.

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5 madonne miracolose tra maggio, terremoti e assedi

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Madonna del terremoto

Il mese di maggio è dedicato alla Madonna e alla recita del Rosario. Forse non tutti sanno che per alcuni studiosi, mons Roberto Brunelli tra questi, sembra che questa tradizione sia nata proprio a Mantova e proprio davanti all’affresco di una Madonna detta dell’aiuto che si trovava nella chiesa di San Nicolo’. Ancora oggi i mantovani durante il mese di maggio vanno in pellegrinaggio a piedi, in barca o in bicicletta al Santuario della Madonna delle Grazie, situato su una sponda del Mincio, là dove il fiume compie l’ultima curva prima di lanciarsi in direzione di Mantova. Eccovi allora 5 madonne miracolose in città escludendo i santuari delle Grazie e della Comuna ma solo perchè sono fuori dal centro.

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