Vivere nel Medioevo: Chiara Frugoni racconta una storia tutta da scoprire

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Chiara Frugoni non ha bisogno di presentazioni e il Medioevo è il periodo storico a cui ha dedicato la maggior parte delle sue pubblicazioni. Imprescindibili (almeno per me) sono i testi dedicati alla vita quotidiana, all’ordine Francescano e il dizionario del Medioevo scritto a quattro mani con Alessandro Barbero (qui potete avere un’idea della sua sterminata bibliografia).
Ma torniamo a Vivere nel Medioevo che è un libro godibile sia dagli appassionati del Medioevo che dai semplici curiosi perché consente di scrutare dietro le quinte della grande storia, capovolgendo alcuni dei pregiudizi che spesso ci si porta dietro rispetto a questo periodo storico, e raccontando invece particolari e dettagli della vita quotidiana che ci fanno superare la distanza tra noi e i nostri antenati. Continua a leggere

I cavalli mantovani correvano al Palio: da Palazzo Te a Siena per il palio della Madonna di Provenzano

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“Intorno alla concava, inclinata Piazza del Campo… corre un anello di pietra lungo poco più di trecento metri. Su questo perimetro, cinque giorni prima del Palio, una speciale miscela di tufo o sabbia, conservata e curata d’anno in anno in certe cantine dei magazzini del comune, viene sparsa e pressata per uno spessore di venti centimetri e una larghezza di sette metri e cinquanta. Si dice allora che “c’è la terra in piazza”, ossia che la febbre della gara è entrata nello stadio acuto”. Fruttero & Lucentini, Il Palio delle contrade morte, 1983

Oggi a Siena si corre il Palio e pur essendoci, a prima vista, poche similitudini tra la città toscana e Mantova si possono trovare molti punti di contatto.
Pensiamo ad esempio che i cavalli dei Gonzaga erano richiestissimi per questo tipo di gare e corsero non solo a Siena ma anche a Ferrara.
D’altra parte a Palazzo Te la sala più importante della villa è decorata con i cavalli delle scuderie gonzaghesche. Quando l’imperatore Carlo V arriva a Mantova nel 1530 fargli vedere i destrieri gonzagheschi era come mostrargli oggi le Ferrari oppure dei potentissimi strumenti di combattimento.

(informazione aggiunta alle 21.00 – Il Palio della Madonna di Provenzano è stato vinto dal Drago. Qui trovate alcune informazioni  e qui il link al video della carriera.
Potete anche leggere uno splendido articolo sul Palio scritto da Daniele Manusia e pubblicato su Internazionale – lo trovate qui)

(informazione aggiunta alle 20 di giovedì 16 agosto – Il Palio dell’Assunta è stato vinto dalla Lupa. Qui trovate alcune informazioni e qui il link al video della carriera.

Ringrazio di cuore l’amico fotografo Paolo Barni che segue appassionatamente e visceralmente il Palio per avermi consentito di pubblicare queste foto dell’ultima carriera. Secondo me sono splendide.

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L’abito fa il Monaco: proseguono gli incontri sui santi nel giardino di Casa Andreasi – giovedì 12 luglio ore 21.15

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Vi aspettiamo alla seconda serata del percorso sui Santi, inserito nel programma delle Serate in Giardino di Casa Andreasi. Il prossimo incontro avrà come titolo:
QUANDO L’ABITO FA IL MONACO – Giovedì 12 luglio ore 21.15
Come si riconoscono i santi? Quali sono i loro principali attributi iconografici e da dove derivano? Perché San Biagio ha la lisca di pesce e Sant’Eligio una zampa di cavallo? Una lezione per immagini su come si riconoscono i santi dall’abito, dagli strumenti, dai miracoli e dalle storie che li vedono protagonisti. Non mancate. Continua a leggere

Un luogo dove andare per ispasso: Palazzo Te e l’ombelico del mondo

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Anche in passato si sentiva il bisogno di ricaricare le batterie: ecco Palazzo Te è un luogo di svago. Se fossimo a Ferrara diremmo che è una “delizia” come ad esempio Schifanoia che già nel nome racconta il suo scopo. Invece siamo a Mantova dove il marchese e poi duca Federico II commissiona a Giulio Romano la costruzione di una villa fuori città “dove andare a cena per ispasso” scriverà Vasari.
E’ un palazzo dei lucidi inganni e già il nome ne racconta uno: il Te non è quello che bevono gli inglesi alle 5 del pomeriggio ma un riferimento al luogo dove sorge il palazzo. Ci sono solo delle ipotesi e nessuna certezza: la prima dice che l’isola su cui sorgeva il Palazzo all’interno del quarto lago di Mantova (che non esiste più) si chiamava Tejeto, luogo di Tigli che ci sono tuttora. In dialetto si accorciano le parole e da Tejeto si arriva a Te. Ma l’ipotesi più accreditata è che il nome venga da due strade che si incontravano al centro dell’isola formando la lettera T. Vasari chiama infatti il palazzo il palazzo del T. Continua a leggere

A Sabbioneta, tante comparse e un solo protagonista: Vespasiano Gonzaga

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La storia di Sabbioneta non può essere raccontata senza citare il suo fondatore Vespasiano Gonzaga. Perché senza di lui non esisterebbe questa città ideale nel mezzo della pianura padana, circondata dalle mura e ancora bloccata all’epoca in cui fu costruita. Una delle cose più particolari di Sabbioneta è che è raro vedere persone camminare per le vie e questo rende la città metafisica e il set perfetto per le produzioni cinematografiche: qui hanno girato i Medici televisivi, qui i Promessi sposi di Salvatore Nocita, qui la Strategia del Ragno Bernardo Bertolucci.

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L’archistar e il tagliapietre: Leon Battista Alberti e Luca Fancelli tra Sant’Andrea e San Sebastiano

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Quando Leon Battista Alberti arriva a Mantova è già molto conosciuto: oggi lo definiremmo un dilettante di genio perché Alberti scrive un po’ di tutto dalla famiglia alla pittura e si diletta di architettura.

A Mantova arriva nel 1459 come abbreviatore, oggi diremmo scrittore professionale, per il Papa Pio II Piccolomini. Qui costruirà due chiese che sono dei capolavori. In realtà l’Alberti le disegna mentre sarà Luca Fancelli, un tagliapietre fiorentino al servizio dei Gonzaga, a costruirle.

La chiesa di San Sebastiano: chiesa, moschea o sinagoga?

La prima è il San Sebastiano che il marchese Ludovico II Gonzaga (quello del Mantegna e della Camera degli Sposi) gli commissiona in una zona vicina alle mura della città, verso l’isola dove si costruirà palazzo Te. E’ una chiesa nuova ma antica o nuova proprio perché antica e strana. Alberti infatti usa la pianta centrale, tipica di molti edifici dell’antichità, e inizia a sperimentare l’uso di strutture antiche ma rielaborate in senso moderno. La stessa cosa che farà quando progetterà la Basilica di S.Andrea. E’ strana invece perché si fa fatica a riconoscerla come un edificio sacro. Il Cardinale Francesco Gonzaga, sempre quello della Camera degli Sposi, scriverà al padre Ludovico che non si capisce se sia una chiesa, una moschea o una sinagoga. La chiesa viene modificata agli inizi del secolo scorso e trasformata in Famedio, tempio dedicato ai caduti.

Basilica di Sant’Andrea: concattedrale di Mantova

E’ Sant’Andrea tuttavia che consacrerà per sempre il genio di Leon Battista Alberti. Il marchese Ludovico II Gonzaga vuole rinnovare la chiesa dove sono conservati i Sacri Vasi che contengono il Sangue di Cristo, la reliquia più preziosa della cristianità. Chiede allora progetti agli architetti più importanti e alla fine si presentano in due: Antonio di Manetti Ciaccheri e Leon Battista Alberti che alla fine vincerà. Abbiamo il testo della lettera che scrive al marchese per sponsorizzare il suo progetto dove sottolinea che lo farà “più capace, più eterno, più degno, più lieto”. La prima pietra di Sant’Andrea viene posata nel 1472 quando Alberti è già morto da due anni e la fabbrica andrà avanti per secoli chiudendosi con il “cupolone” barocco progettato da Filippo Juvarra che con i suoi quasi 90 metri d’altezza è il punto più alto della città. La facciata della Basilica propone la ripresa dell’arco trionfale romano con il timpano del tempio greco. Rimane il campanile gotico. La pianta è a croce latina e al suo interno oltre alla reliquia dei Sacri Vasi, riposa Andrea Mantegna qui sepolto nel 1506.

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Il Palazzo ducale di Mantova: più di 500 stanze ma una sola Camera (picta)

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Il Palazzo ducale è un palazzo con più di 500 stanze si dice, anche se nessuno le ha davvero mai contate. In realtà parlare di palazzo non rende l’idea: la reggia dei Gonzaga infatti è un insieme di edifici di epoche diverse collegati tra loro nei secoli fino a formare l’attuale complesso di oltre 35000 metri quadrati: quasi 8 campi da calcio. L’immagine più famosa di questo edificio è il Palazzo del Capitano che si apre su piazza Sordello con i suoi merli ghibellini a coda di rondine a rimarcare la fedeltà imperiale di Mantova. Continua a leggere

Avventure di un occhio: un libro che racconta le attribuzioni in storia dell’arte

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A chi non piacerebbe scoprire in soffitta un quadro sconosciuto che si rivela essere un Caravaggio (un caso di questo tipo lo potete leggere qui)? Chi non ha sognato almeno una volta di acquistare ad un mercatino una tela che, ripulita e fatta vedere ad uno storico dell’arte, si riveli un Renoir (ecco come può succedere nella vita reale)?
Ebbene in entrambi questi casi di regola entra in gioco uno storico dell’arte che si occupa di attribuzioni come Philippe Costamagna: lo possiamo chiamare un occhio di talento.
E’ un gran bel libro “Avventure di un occhio” quello scritto da questo studioso francese, oggi direttore del Museo Fesch di Ajaccio, che racconta la sua vita di attribuzioni e prova a spiegare a chi non si è mai occupato di attribuzioni come funziona questo particolare settore del mondo dell’arte, a metà tra mercato e storia, tra collezionisti e musei, tra possibilità di sbagliare e la gloria. Continua a leggere

Clinio Cottafavi: chi era costui? Note a margine di un episodio di vandalismo urbano

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E’ una notizia minore, di quelle che finiscono a pagina 14 sulla Gazzetta di Mantova, in basso a sinistra, in una posizione poco evidente.
Il titolo dice “Statua abbattuta in Piazza Pallone” e solo chi leggesse il testo capirebbe a chi appartiene il busto in questione.
Si tratta di Clinio Cottafavi, un nome d’altri tempi, intendente di finanza e direttore onorario del Palazzo Ducale agli inizi del 1900 ma soprattutto uno dei protagonisti del recupero del complesso museale insieme all’architetto Achille Patricolo.
E’ grazie a uomini come lui che a Mantova oggi possiamo ancora renderci conto del fasto della corte gonzaghesca, passeggiando tra le immense sale e i grandi cortili. Continua a leggere

La Custoza del Generale Govone: una lezione magistrale di Marco Scardigli, domenica 24 giugno 2018

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Domani domenica 24 giugno cadono gli anniversari delle battaglie di Solferino e San Martino (1859) e della seconda battaglia di Custoza (1866, dopo la prima combattuta sempre a Custoza nel 1848, due sconfitte su due).
E domani, mentre a Solferino e San Martino ci sarà la rievocazione storica che celebra la vittoria, a Custoza ci saranno alcune iniziative per rievocare le due battaglie ma soprattutto un protagonista della seconda, il generale Giuseppe Govone, un personaggio incredibile del nostro Risorgimento.
L’appuntamento è per domani domenica 24 giugno alle 20.15 all’Ossario (qui trovate il programma generale). Continua a leggere