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Alec Guinnes, il viaggio dei Re Magi, John Gielgud, Journey of the Magi, Poesia, Silvana Ranzoli, T.S. Eliot

La poesia dell’Epifania
La poesia è inutile, la poesia è utile, la poesia non si capisce, la poesia quando arriva spacca. Sono alcune delle frasi che si sentono dire più spesso sulla poesia (ne trovate altre qui).
Io non ho ancora individuato perfettamente la mia posizione ma ho scritto (e scrivo) poesie e mi fa piacere quest’anno iniziare con un testo poetico di Thomas Stearns Eliot (qui trovate una sua biografia) che mi fece scoprire al liceo la professoressa Silvana Ranzoli*.
Il viaggio dei Re Magi
E’ il monologo di uno dei Re Magi (su questo blog ne abbiamo scritto qui) ed è un testo con un alto valore simbolico e, per me, molto bello.
Ve lo riporto qui sotto in versione integrale con alcuni link per approfondire e un ricordo del liceo:
– The journey of the Magi da Wikipedia
– La poesia letta da Alec Guinnes
– La poesia letta da John Gielgud
Journey of the Magi di T.S.Eliot
“A cold coming we had of it,
Just the worst time of the year
For a journey, and such a long journey:
The ways deep and the weather sharp,
The very dead of winter.”
And the camels galled, sore-footed, refractory,
Lying down in the melting snow.
There were times we regretted
The summer palaces on slopes, the terraces,
And the silken girls bringing sherbet.
Then the camel men cursing and grumbling
And running away, and wanting their liquor and women,
And the night-fires going out, and the lack of shelters,
And the cities hostile and the towns unfriendly
And the villages dirty and charging high prices:
A hard time we had of it.
At the end we preferred to travel all night,
Sleeping in snatches,
With the voices singing in our ears, saying
That this was all folly.
Then at dawn we came down to a temperate valley,
Wet, below the snow line, smelling of vegetation;
With a running stream and a water-mill beating the darkness,
And three trees on the low sky,
And an old white horse galloped away in the meadow.
Then we came to a tavern with vine-leaves over the lintel,
Six hands at an open door dicing for pieces of silver,
And feet kicking the empty wine-skins.
But there was no information, and so we continued
And arrived at evening, not a moment too soon
Finding the place; it was (you may say) satisfactory.
All this was a long time ago, I remember,
And I would do it again, but set down
This set down
This: were we led all that way for
Birth or Death? There was a Birth, certainly,
We had evidence and no doubt. I had seen birth and death,
But had thought they were different; this Birth was
Hard and bitter agony for us, like Death, our death.
We returned to our places, these Kingdoms,
But no longer at ease here, in the old dispensation,
With an alien people clutching their gods.
I should be glad of another death.
* la prima domanda che ci fece Silvana Ranzoli sulla poesia era “Qual è la sua caratteristica fondamentale?”. Dopo varie risposte tra cui la rima era la più accreditata lei ci diede la sua risposta che era Rythm. E oggi ne sono ancora più convinto perché basta ascoltare le due letture degli attori per capire che aveva perfettamente ragione.
Quest’anno mi piacerebbe ripartire anche da un tema che mi ha sempre appassionato: quello degli ordini religiosi, della loro storia e di come questa possa essere non solo interessante ma anche stimolante.
Cosa ne dite di uno spettacolo dove si parla di Giulio Verne e dei suoi personaggi che si mettono in gara per conquistare il primo posto tra i romanzi scritti dal narratore?
Quando mi hanno chiesto di partecipare all’iniziativa del Safari d’Arte non ho saputo dire di no. Di cosa si tratta? Di un gioco da fare in giro per Mantova a caccia di 12 dettagli che raccontano storie, curiosità e aneddoti sulla città. E chi vi farà da guida turistica? Giulio Romano, chi meglio di lui che accompagnò anche Giorgio Vasari in giro per Mantova. L’iniziativa è della 

In una Mantova in cui poco si muove si spostano le statue: difficilmente i monumenti mantovani rimangono nel luogo per il quale erano stati pensati. Non so se si tratti di una caratteristica della nostra città o se anche in altre località si verifichi questa situazione. A Mantova si sposta la statua di Dante, il monumento dei Martiri, il papa San Silvestro e Garibaldi che è finito in periferia.
All’inizio dell’anno, soprattutto in Italia, si comincia a fare il conto degli anniversari e anch’io non mi sottraggo a questo gioco. Ecco allora un elenco sintetico e non esaustivo per non perdersi alcuni degli anniversari da festeggiare o ricordare nel 2020 (ho scelto solo gli anni tondi, 50 o 100, e ne aggiungerò altri nel corso dell’anno). Io vorrei lavorare su Raffaello (500 anni dalla morte), Luigi IX il Santo (800 anni dalla morte) e sull’Alto Adige italiano (perché ricordare aiuta a capire meglio). E voi?
A 250 anni dall’arrivo di Mozart e suo padre a Mantova ho avuto la splendida occasione di collaborare con l’Orchestra da camera di Mantova per un itinerario in giro per la città.
Una passeggiata perché?
La foto della presentazione alla stampa delle iniziative mozartiane.
Quando arrivo alla fine dell’anno di solito provo a ripercorrerlo pensando alle letture e ai libri che mi hanno colpito di più. Leggo da sempre in modo disordinato e anarchico, inizio i libri e a volte non li finisco e sono un appassionato di bibliografie (tornerò sull’argomento in un prossimo post) perché offrono spunti fantastici su nuove e stimolanti volumi e autori.
A chi interessa il Lato B del Rinascimento? A molte persone potremmo rispondere visto il successo della
I Sacri Vasi sono il fondamento della storia di Mantova non solo dal punto di vista religioso ma anche economico: nell’804 questa piccola cittadina sulle rive del Mincio (fino a quel momento nota per aver dato i natali a Virgilio) riceve la visita del papa Leone III, una notazione nei diari di Carlo Magno e la trasformazione in diocesi (anche se non abbiamo documenti ufficiali). Tutta Mantova ci racconta la storia dei Sacri Vasi che trova il suo culmine nella cripta della basilica di Sant’Andrea.