Oggi per Ferragosto a Mantova la tradizione è di fare il pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Grazie con alcuni piccoli riti come la messa, il panino con il cotechino e il giudizio delle opere dei madonnari (non sempre in quest’ordine).
Per agevolare questo percorso che pur essendo breve per alcuni mantovani diventa epico ho predisposto una breve checklist per partire preparati che mette insieme praticità, tradizione e un po’ di ironia.
Prima di arrivare alla checklist però vi segnalo due cose:
Siete mai stati a visitare le Serre Reali di Laeken a Bruxelles? Siete mai stati a Bruxelles? Ebbene dimenticatevi l’immagine di una fredda città del Nord Europa perché per tre settimane tra aprile e maggio la capitale del Belgio diventa un paradiso tropicale.
Sì perché la famiglia reale Belga apre al pubblico le sue Serre che circondano insieme ad un parco splendido la residenza estiva di Laeken, a pochi chilometri da Bruxelles. Ogni anno cambiano le date di apertura perché seguono l’andare delle stagioni e puntano al periodo di massima fioritura di questi padiglioni in ferro e vetro che ricordano molto la vecchia Inghilterra.
Se vi ho fatto venire voglia di andarci (le informazioni le trovate qui) puntate al 2026 e per qualche anticipazione leggete questo articolo pubblicato su MCG Mantova Chiama Garda con le foto di Giovanna Caleffi.
Le Serre Reali di Laeken a Bruxelles, un viaggio ai tropici in una capitale del nord Europa
C’è un periodo dell’anno in cui a Bruxelles si può fare un viaggio ai tropici tra fiori esotici e al riparo dalla pioggia: è la primavera inoltrata, quando per pochi giorni si aprono le Serre Reali di Laeken. Non è solo una visita botanica, ma un viaggio nella visione imperiale di un re, nella genialità di un architetto e nella vita segreta delle piante più longeve del Belgio. Una storia di ferro, vetro, fiori e clorofilla.
L’origine delle Serre Reali del Belgio
Le Serre Reali di Laeken nascono da un’idea di Re Leopoldo II, che non era solo ossessionato dal Congo ma anche dalla bellezza delle palme. Alla fine dell’Ottocento, decise di trasformare il giardino del castello di famiglia in una specie di paradiso tropicale sotto vetro. Per realizzarlo, si affidò all’architetto Alphonse Balat, mentore di un giovane Victor Horta. Balat disegnò un complesso di serre ispirato al Crystal Palace di Londra, ma con uno stile più neoclassico e decisamente belga. Il primo nucleo fu costruito tra il 1874 e il 1895 e comprendeva il monumentale Giardino d’Inverno, una cupola imponente che ancora oggi toglie il fiato. Dopo la morte di Balat, il progetto fu completato da Henri Maquet e Charles Girault, che ne ampliarono le strutture e ne conservarono lo spirito originario: far sentire i reali belgi (e ora anche i visitatori comuni) in viaggio nei tropici.
L’apertura annuale
Il fascino delle Serre è che non sono sempre visitabili. Aprono solo per tre settimane all’anno, tra aprile e maggio, quando la fioritura è al massimo e Bruxelles si risveglia dall’inverno. In quei giorni, il pubblico può passeggiare tra vetri curvi, palme e fiori, respirando un’atmosfera da romanzo di Jules Verne. La tradizione di aprire le serre risale allo stesso Leopoldo II, che intendeva condividere le meraviglie del giardino reale. Ancora oggi, la visita si fa a piedi, in un percorso obbligato ma suggestivo, tra cupole, corridoi fioriti e viste sul parco.
Il percorso tra le serre
Il percorso di visita è pensato come una passeggiata tra continenti vegetali. Si visitano il Giardino d’Inverno, un colosso di vetro e ferro alto 25 metri, pieno di palme centenarie. Si attraversa la Serra del Congo, testimonianza del passato coloniale del Belgio, con piante tropicali africane introdotte durante l’epoca di Leopoldo II. Ci sono anche le Gallerie delle Fucsia, tunnel incantati decorati da piante pendenti. Lungo il percorso si incontrano fontane, statue, piccole sale con agrumi in vaso: tutto è pensato per sorprendere, anche il silenzio.
Una passeggiata nel parco reale
Il percorso lungo offre anche una passeggiata nel Parco Reale di Laeken, un immenso giardino all’inglese con viali alberati, laghetti e panorami su Bruxelles. Il parco circonda il castello che è una delle residenze ufficiali della famiglia reale belga. Non mancano angoli per riposarsi, osservare le anatre o lasciarsi ispirare da scorci che sembrano usciti da una tela impressionista. Particolarmente suggestivo è lo stagno circondato da finte e romantiche rovine.
Alcune curiosità sulle Serre Reali
Alcune camelie hanno superato il secolo di vita e formano una delle collezioni più antiche al mondo. Ma il pezzo forte sono le palme: alcune sono talmente alte da sfiorare la cupola del Giardino d’Inverno. Le piante furono in buona parte importate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento da varie parti del mondo, specialmente dal Congo e dall’Asia tropicale. Tra le rarità, spiccano una cycas revoluta (simile a una palma, ma più antica dei dinosauri) e una strelitzia gigante, meglio nota come “uccello del paradiso”. In tutto, le serre ospitano centinaia di specie, ognuna con la sua etichetta discreta e il suo posto nella grande sinfonia vegetale immaginata da un re.
Una visita alle Serre Reali di Laeken non è solo una camminata tra piante e fiori: è un’esperienza che mescola storia, architettura e natura in uno dei luoghi più insoliti del Belgio.
The Royal Greenhouses of Laeken in Brussels A Journey to the Tropics in a Northern European Capital
In late spring, Brussels opens a tropical treasure: the Royal Greenhouses of Laeken. Conceived by King Leopold II and designed by architect Alphonse Balat between 1874 and 1895, these monumental glass-and-iron pavilions blend neoclassical elegance with botanical wonder. For just three weeks a year, visitors stroll among century-old palms, rare flowers from Africa and Asia, and curved domes recalling the Crystal Palace. The route winds through the Winter Garden, the Congo Greenhouse, and fuchsia galleries, before emerging into the Royal Park, with lakes, statues, and romantic ruins. A journey where history, architecture, and nature meet under glass.
Les Serres Royales de Laeken à Bruxelles Un voyage aux tropiques dans une capitale d’Europe du Nord
Au cœur du printemps, Bruxelles dévoile un joyau tropical : les Serres Royales de Laeken. Imaginées par Léopold II et construites par l’architecte Alphonse Balat entre 1874 et 1895, ces pavillons monumentaux de verre et de fer allient élégance néoclassique et merveilles botaniques. Durant seulement trois semaines par an, le public se promène parmi des palmiers centenaires, des fleurs rares d’Afrique et d’Asie, et des coupoles rappelant le Crystal Palace. Le parcours traverse le Jardin d’Hiver, la Serre du Congo et les galeries de fuchsias, avant de s’ouvrir sur le Parc Royal, ses lacs, statues et ruines romantiques. Un voyage où l’histoire, l’architecture et la nature se rencontrent sous verre.
La Madonna del Terremoto è una chiesetta che si affaccia su Piazza Canossa, una delle mie piazze preferite di Mantova. La sua è una storia tutta da scoprire che nasce con un terremoto nel 1693 e prosegue con l’edificazione della chiesetta nel 1759. L’interno è pieno di sorprese: dall’immagine miracolosa della Vergine con bambino e santi alle statue delle virtù cardinali, dai capitelli decorati in stucco alle fotografie dei due quadri di Giuseppe Bazzani i cui originali si trovano al Museo diocesano. Ecco un po’ di storie che ho raccontato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2025/Luglio 2025
La Madonna del Terremoto, una storia di devozione popolare
A Mantova piazza Canossa ha tutto quello che le serve: un palazzo nobiliare, un portico scenografico, un’edicola, una fontana e una chiesetta piccola e preziosa. Si chiama Madonna del Terremoto e racconta una storia di devozione che ha coinvolto intere generazioni di mantovani. Edificata nel 1759, ricorda un terremoto che scosse la città nel 1693 ma, soprattutto, la fiducia dei cittadini in un’immagine della Madonna apparsa quasi per caso su un muro scrostato.
San Benedetto in Polirone è una scoperta per i turisti ma soprattutto per i mantovani. E’ un monastero benedettino così importante che qualcuno lo chiama “la Montecassino del nord” e altri “la Cluny italiana”. Sono tantissime le storie e i personaggi legati a questo luogo dalle vicende millenarie. Ho provato a condensarle in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Aprile 2025/Maggio 2025
San Benedetto in Polirone, una chiesa tutta da scoprire Dai monaci benedettini a Napoleone passando per Matilde di Canossa e Giulio Romano
Chi entra oggi nella chiesa di San Benedetto Po spesso non immagina che questo grande edificio, monumentale come pochi altri in pianura, è diventato una chiesa parrocchiale solo in un secondo momento. Per secoli è stato il cuore spirituale di un’abbazia benedettina tra le più potenti dell’Italia settentrionale che qualcuno ha definito “La Montecassino del Nord”. Poi arrivò Napoleone e bastò una firma per sopprimere il monastero e disperdere i monaci: era il 9 marzo del 1797. Fu allora che si decise di demolire l’antica chiesa parrocchiale di San Floriano conservandone solo il campanile. La chiesa dell’abbazia divenne allora quella del paese di San Benedetto Po ma basta osservarne le dimensioni e la facciata per capire che la sua storia veniva da lontano, da molto lontano.
Santa Barbara è una chiesa mantovana spettacolare eppure poco conosciuta perché nascosta all’interno del Palazzo Ducale. E’ una basilica palatina voluta dal duca Guglielmo Gonzaga e costruita su progetto di Giovan Battista Bertani, un architetto eclettico e sorprendente allievo di Giulio Romano. La prossima volta che passate da Mantova non perdete l’occasione di andarla a visitare (qui trovate gli orari di apertura segnalati dal TCI che con i suoi volontari la tiene aperta nei fine settimana) ma se volete delle anticipazioni le trovate in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Marzo 2025
La Basilica di Santa Barbara, un gioiello nascosto in Palazzo Ducale
La basilica Palatina di Santa Barbara è la chiesa di corte dei Gonzaga. Molte erano le cappelle all’interno del Palazzo Ducale e c’era persino una chiesa intitolata alla Santa Croce che si trovava vicino agli appartamenti vedovili di Isabella d’Este. La basilica però è un caso a parte anche perché viene costruita in modo molto veloce ed è fatta a immagine e somiglianza del duca che l’ha fortemente voluta, Guglielmo Gonzaga. Inoltre dobbiamo dire che è perfettamente identificabile nel profilo di Mantova per quel suo campanile che, capitozzato dal terremoto del 2012, aveva colpito al cuore i mantovani. Pensate che conosco alcune persone che non sono più entrate in città dal ponte di San Giorgio per evitare di guardare il campanile danneggiato. Se non avete mai visitato Santa Barbara andateci e se ci siete già stati tornateci perché è una basilica tutta da scoprire.
Come si arriva a Mantova? Con calma dicono i milanesi, un passo alla volta dice Giacomo Cecchin. E la stessa cosa vale per questo blog: 1000 post si scrivono uno alla volta.
Oggi nel giorno di San Lorenzo, quando stasera le stelle cadranno dal cielo e puoi esprimere un desiderio pubblico il post numero 1000 su questo blog.
Per curiosità sono andato a rivedermi il primo articolo pubblicato: una recensione della mostra su Paolo Veronese allestita alla Gran Guardia a Verona nel 2014. Era il 17 ottobre, era un venerdì ed erano le 7.28 del mattino.
Per pubblicare basta un click ma per iniziare e crederci serve un po’ di più e soprattutto poi passione, entusiasmo, tenacia e continuare a guardare avanti facendo progetti.
Si avvicina il 16 agosto, l’anniversario della presa del potere dei Gonzaga su Mantova. Grazie all’aiuto di Cangrande della Scala Luigi Corradi fa fuori l’ultimo dei Bonacolsi, Rinaldo detto il Passerino, e dà il via a secoli di dominio gonzaghesco su Mantova.
Mi è venuto in mente di provare ad organizzare un’intervista doppia nello stile televisivo del programma Le iene che mettesse a confronto questi due uomini del Medioevo, diversi eppure simili, che si incrociano in quel 1328 e poi avranno un futuro completamente diverso: Cangrande morirà a soli 38 anni nel 1329, dopo aver sconfitto Treviso; Luigi Corradi de’ Gonzaga invece governerà su Mantova come primo capitano del popolo fino al 1368 quando a 92 anni lascerà il posto al figlio Guido.
Ecco allora un’intervista doppia in 10 domande e altrettante risposte (io ho immaginato che la voce di Luigi fosse simile a quella di Vittorio Gassman mentre quella di Cangrande stile Luca Ward).
INTERVISTA DOPPIA TRA LUIGI GONZAGA E CANGRANDE DELLA SCALA
Da contadino a signore, da alleato a futuro problema… l’Italia del Trecento è roba da duri. Altro che Game of Thrones.
Nel 2025 Fiera delle Grazie compie 600 anni e non li dimostra. Giacomo Cecchin ve li racconta insieme alla musica di Massimiliano Giovanardi e alla voce di Marta Giovanardi. Un modo diverso di vivere il sagrato del Santuario appena trasformato in una tela dipinta dai madonnari.
Vi aspettiamo quindi alle Grazie per
PELLEGRINI, VIAGGIATORI E PERSONAGGI AL SANTUARIO DELLE GRAZIE
Storie di viaggio, turismo e devozione tra sacro e profano Venerdì 15 agosto 2025 alle 22.00 (dopo la premiazione dei madonnari) sul Sagrato del Santuario delle Grazie a Curtatone
Ecco una sintesi di presentazione dell’evento: I Gonzaga hanno costruito il santuario, i Gonzaga hanno istituito la Fiera, i Gonzaga… Sembra che la storia delle Grazie sia solo legata ai Gonzaga e invece di qui sono passati pellegrini come papi ed imperatori, viaggiatori come Mozart e personaggi come Giulio Romano e Baldassarre Castiglione per non parlar di santi e di Risorgimento. Tra l’altro le Grazie è uno dei borghi più belli d’Italia insieme a San Benedetto Po, Pomponesco, Sabbioneta e Castellaro e anche qui c’è sempre lo zampino dei Gonzaga che hanno creato un vero e proprio format.
Un evento che tra musica e parole racconta la famiglia mettendo in evidenza soprattutto il rapporto con il Santuario delle Grazie dalla fondazione alla fiera, dalle armature alle palle di cannone, dai papi agli imperatori senza dimenticare il coccodrillo (che a ben vedere, fa meno paura dei Gonzaga).
La partecipazione è libera e non serve prenotazione. Le informazioni sul programma completo le trovate qui www.borgodigrazie.com
Sono andato a vedere Rosencrantz e Guildenstern sono morti, una pièce shakespiriana di Tom Stoppard che ho amato profondamente fin da quando vidi il film che vinse a Venezia.
Ecco allora una recensione dello spettacolo che avevo già visto a Verona in una precedente stagione del Festival shakespiriano.
Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard inaugura il festival shakespiriano del Teatro Romano di Verona
Con “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Tom Stoppard (3,4 luglio) si è aperta l’edizione 2025 del Festival shakespeariano di Verona, che quest’anno ha proposto anche tre riletture originali, in prima nazionale, dei grandi testi del Bardo. Dopo il debutto sono seguite “Otello” riscritto da Dacia Maraini (11-12 luglio), “Riccardo III” con Maria Paiato protagonista (17-18 luglio) e, in chiusura, “La Tempesta” con la regia di Alfredo Arias (24-25 luglio).
E’ una versione diversa rispetto a quella già andata in scena nel 2015 al Teatro Romano di Verona in linea con quello che dice l’autore dell’opera Tom Stoppard e cioè che a sua conoscenza non ci sono mai state due rappresentazioni uguali di questa commedia che deve cambiare per il luogo e per i protagonisti. Alberto Rizzi propone una sua rilettura agile e popolare del testo che mette al centro Rosencrantz e Guildenstern, due personaggi marginali dell’Amleto, trasformati in inconsapevoli protagonisti di un assurdo teatrale. E’ un’operazione riuscita a metà in primo luogo per la scelta di ridurre il cast in scena da 15 a 5 attori e in secondo luogo per la necessità di operare tagli importanti che impoveriscono il meccanismo comico originale.
La storia infatti diverte il pubblico che conosce alla perfezione l’Amleto e assiste ad una sorta di metateatro dove c’è sempre qualcuno che viene osservato e a sua volta osserva gli altri come ad esempio nella famosa scena degli attori dove addirittura possiamo contare 5 piani diversi: il pubblico guarda Rosencrantz e Guildenstern che osservano Amleto vedere la madre e lo zio assistere alla rappresentazione dell’omicidio di Gonzalo.
Molto interessante la scelta della scenografia, ispirata alla commedia dell’arte e ad una sorta di carrozzone degli attori che si trasforma in palazzo, nave, reggia che consente di recitare su un doppio piano come nel teatro elisabettiano. Eppure anche qui il difetto sta che questo baraccone di legno si perde su un palcoscenico importante come quello del Teatro Romano.
I due protagonisti funzionano ma senza riuscirci fino in fondo: Francesco Acquaroli risulta più convincente di Francesco Pannofino che appare più affaticato e non particolarmente convinto. Anche il resto del cast si limita ad una buona esecuzione ma senza troppo smalto.
Io ho visto anche la versione del 2015 andara in scena sempre al Teatro Romano e mi era piaciuta di più per una maggiore coralità e una messa in scena più vicina all’originale di Tom Stoppard.
In conclusione Rosencrantz e Guildenstern nella versione di Alberto Rizzi è uno spettacolo che si lascia seguire, ma che non riesce a fare la differenza nel ricco e ambizioso cartellone di questa Estate Teatrale Veronese.
Una vista di Palazzo Ducale presa da una delle finestre all’ultimo piano del Castello di San Giorgio. Qui si trovano le Carceri dei Martiri di Belfiore e si gode di uno scorcio inedito e suggestivo e del campanile di Santa Barbara. Lo spazio che si trova tra la basilica e piazza Castello è il cosiddetto Vòlto oscuro, il passaggio da cui i Lanzichenecchi entrarono a Palazzo Ducale per saccheggiarlo nel luglio del 1630. All’inizio del percorso si nota il passetto aereo che consentiva ai Gonzaga di entrare nella basilica senza uscire dal Palazzo Ducale.
Sullo sfondo si intravede la torre dello Zuccaro.
Tra i santi e le ricorrenze di questo mese legate alla Diocesi ma non solo ricordo:
8 agosto San Domenico 15 agosto Festa dell’Assunta 16 Agosto San Rocco e Palio dell’Assunta 18 agosto Beata Paola Montaldi 21 agosto San Pio X
Qui trovate i calendari degli anni passati Calendario 2024CHIESE E SANTI MANTOVANI