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~ Racconti, personaggi e curiosità su Mantova

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Archivi tag: Giacomo Cecchin

San Benedetto in Polirone e Sabbioneta: due sogni tra nebbie e zanzare

26 martedì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Itinerari, Storia Locale

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Antonio Begarelli, architecture Renaissance, Canossa, cité idéale, cloîtres, cloisters, Corrège, Correggio, cultural heritage, duca Vespasiano Gonzaga, Giacomo Cecchin, Giulio Romano, ideal city, Lombardy travel, Mantoue, Mantua, monastère du Polirone, Monastero, Nebbia, Nebbie, Nebbie e zanzare, patrimoine culturel, Polirone monastery, Renaissance architecture, Sabbioneta, San Benedetto in Polirone, San Benedetto Po, Tedaldo de Canossa, Tedaldo di Canossa, Tedaldo of Canossa, Vespasiano Gonzaga, voyage en Lombardie., Zanzare

A sud di Mantova la pianura è infinita, distesa tra filari di pioppi, canali e gli argini del Po. Qui, quasi come due sogni o miraggi, compaiono Sabbioneta e San Benedetto Po. Non sono luoghi qualsiasi: custodiscono due sogni nati a secoli di distanza. Vespasiano Gonzaga, duca visionario, volle la sua città ideale. Tedaldo di Canossa, molto prima di lui, fondò un monastero destinato a diventare uno dei più importanti d’Europa.

Sabbioneta, la città ideale di Vespasiano

Entrare a Sabbioneta è come aprire un libro del Rinascimento. Le mura bastionate raccontano la passione militare di Vespasiano, ma appena varcata una delle due porte monumentali ci si ritrova in un teatro urbano a cielo aperto: il Palazzo Ducale, il Palazzo del Giardino, il Corridor Grande. Tutto sembra pensato per stupire.

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Un santuario mariano tra stranezze e curiosità, una doppia pagina su MCG – Mantova Chiama Garda

24 domenica Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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Ex voto, Ferragosto, Festa dell'Assunta, Fiera delle Grazie, Giacomo Cecchin, Madonna delle Grazie, Madonnari, Mantova Chiama Garda, Mantovagando, Marco Morelli, MCG, Palle di cannone, Sagrato, Santuario delle Grazie

Per ferragosto il Santuario delle Grazie vive il suo giorno più bello: fiumi di pellegrini affollano il sagrato che viene dipinto dai Madonnari. Eppure questo luogo sta nel cuore di tutti i mantovani che da sempre vengono in pellegrinaggio qui: chi per chiedere una grazie, chi per ringraziare di averla ottenuta, chi per tornare bambino e guardare il coccodrillo appeso la in aria.

Quest’anno cadono i 600 anni della Fiera delle Grazie e quindi ho pensato di dedicare un articolo a questo santuario mariano che è davvero unico al mondo. Ecco alcune stranezze e curiosità che ho concentrato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Agosto 2025/Settembre 2025

Il Santuario delle Grazie è nel cuore di tutti i mantovani e ognuno di loro ha almeno un ricordo da condividere

Non puoi essere considerato un mantovano se non sai cosa succede il 15 di Agosto al Santuario delle Grazie. La tradizione prevede di arrivare di mattina prestissimo alla Fiera, partecipare alla messa e poi mangiare il panino con il cotechino. Questo spuntino è uno dei rivelatori attivi di mantovanità: se riesci a mangiartelo anche con 40 gradi all’ombra sei davvero di Mantova. Eppure questa è solo una delle tradizioni delle Grazie un borgo minuscolo che durante i tre giorni della festa dell’Assunta ospita quasi 150.000 visitatori. Tra l’altro quest’anno cadono i 600 anni della fiera istituita con una grida di Gianfrancesco Gonzaga l’11 agosto del 1425, quando era ancora capitano del popolo di Mantova. Questo santuario lo potremmo definire POP, nel senso di popolare, perché racchiude storie legate alla devozione, alla fiera e anche a tradizioni o leggende come quella del coccodrillo scappato dal serraglio dei Gonzaga e ancora appeso alla volta della chiesa. Oggi ve ne raccontiamo alcune partendo dal sagrato.

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Isabella d’Este e Leonardo da Vinci, un’intervista doppia tra molte botte e qualche risposta

23 sabato Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli, Intervista doppia, Storia Locale

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Alessandro Magno, Archimede, Cecilia Gallerani, cocktail, enigmi, escape room, Este, Estensi, Giacomo Cecchin, Gioconda, Gonzaga, hollywood, intelligenza artificiale, Intervista doppia, Isabella d'Este, Leonardo da Vinci, Luca Pacioli, Mantova, Negroni, sudoku, Tortelli di zucca

C’è un momento nella storia del Rinascimento dove Isabella d’Este e Leonardo da Vinci si trovano nello stesso luogo: a Mantova. L’artista è in fuga da Milano, la marchesana non vede l’ora che le faccia un ritratto. Siamo nell’inverno del 1499, in un momento cruciale per la storia d’Italia e non solo.

Per Leonardo termina il suo periodo milanese, uno dei più intensi e produttivi e per Isabella è l’occasione della vita: avere un ritratto realizzato dal più grande artista del mondo che possa eguagliare la bellezza della Dama con ermellino, Cecilia Gallerani l’amante del Moro.

Ma forse non è il momento giusto per nessuno dei due: il pittore è assillato dalla preoccupazione per il suo futuro e sopporta sempre meno il fatto di dover sottostare alle imposizioni dei suoi committenti. Isabella è in dolce attesa e molto nervosa perché non è ancora riuscita a dare un erede al marito Francesco II Gonzaga (Federico, il primo figlio maschio, nascerà il 17 maggio del 1500).

L’incontro a Mantova tra Leonardo e Isabella sarà indimenticabile per entrambi. Ecco perché ho provato ad immaginare un’intervista doppia stile “Le Iene” realizzata nella Camera degli Sposi del Castello di San Giorgio. Ecco il risultato.

1. Il vostro nome e cognome

  • Isabella: Isabella d’Este, Marchesa di Mantova, nipote dei Re d’Aragona, figlia e sorella dei duchi di Ferrara, moglie e madre dei marchesi di Mantova. Semplicemente la donna che ha fatto il Rinascimento.
  • Leonardo: Leonardo di ser Piero da Vinci. Figlio illegittimo, ma con qualche idea in testa. Un artista che sfugge alle etichette e alle regole.
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Il romanzo di Isabella d’Este con Giacomo Cecchin e Nicola Sometti – Venerdì 29 agosto 2025 alle 18.30 Piazza Sordello a Mantova

20 mercoledì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Libri

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Agosto 2025, Editoriale Sometti, festivaletteratura, Giacomo Cecchin, Giannetto Bongiovanni, Isabella d'Este, Mantova, Nicola Sometti, Tenda libri

Molti sanno che non posso considerarmi un fan di Isabella d’Este ma sono da sempre un appassionato di storie e di curiosità e quindi ho accettato volentieri di parlare della marchesana con Nicola Sometti.

Vi aspettiamo quindi a

Isabella d’este: un romanzo di Giannetto Bongiovanni

Venerdì 29 agosto 2025 alle 18.30 alla Tenda Libreria del Festival in piazza Sordello a Mantova
con Giacomo Cecchin e Nicola Sometti
La partecipazione è libera e gratuita (astenersi fan di Lucrezia Borgia e Isabella Boschetti)

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Mantova, 5 cose che so di lei: 4 anni e non sentirli – venerdì 5 settembre ore 21.00 a Piazza Canossa con Giacomo Cecchin e il Libraccio

18 lunedì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Libri

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Editoriale Sometti, Edoardo Agosti, Giacomo Cecchin, Il Libraccio, Mantova, Mantova 5 cose che so di lei, Mantova Segreta, Nicola Sometti, Piazza Canossa

Era un po’ che l’idea ci girava in testa a me, Nicola Sometti e soprattutto a Edoardo Agosti del Libraccio: festeggiare i primi 4 anni del libro Mantova, 5 cose che so di lei insieme ai lettori. Non una presentazione classica ma una sorta di racconto di cosa è successo in questi 4 anni tra lettori/camminatori, lettori che si bello il libro però una mappa, lettori che ah ma l’hai scritto tu?

Ecco allora la festa di compleanno quadriennale del libro cui siete tutti invitati: chi l’ha letto, chi non l’ha letto, chi l’ha letto in libreria a rate, chi l’ha comprato ma non ha ancora avuto il tempo… Insomma chiunque abbia voglia di condividere un po’ di tempo con noi durante il Festivaletteratura ma fuori dal programma.

Vi aspettiamo a:

Mantova, 5 cose che so di lei: 4 anni e non sentirli

Il libro che cammina ancora (e parla, racconta e si diverte Mantovagando per la città)
Venerdì 5 settembre ore 21.00 in Piazza Canossa e poi alle 21.30 al Libraccio in via Verdi 50 a Mantova

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Virgilio e Sordello, un’intervista doppia nel backstage del VI Canto del Purgatorio

17 domenica Ago 2025

Posted by mantovastoria in Intervista doppia

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Dante, Dante Alighieri, Giacomo Cecchin, Intervista doppia, Intervista doppia Virgilio Sordello, Publio Virgilio Marone, VI canto, VI canto del purgatorio, Virgilio

Sordello da Goito e Virgilio a confronto in un'intervista doppia

Provate a immaginare di poter entrare nel dietro le quinte della Divina Commedia…
Siamo nel VI canto del Purgatorio e prima che Dante cominci a scrivere Virgilio e Sordello vengono coinvolti in un’intervista doppia stile programma “Le Iene”.

Sono tutte e due poeti; sono tutte e due di Mantova o meglio, precisiamo, della provincia di Mantova; appartengono ad epoche diverse e hanno curriculum opposti sia come stile che come vita. E poi si incrociano in Purgatorio e, se all’inizio Sordello è un po’ sdegnoso come dice Dante poi si abbracciano come se fossero amici da sempre.

Ecco la mia intervista doppia impossibile a Virgilio e Sordello da Goito:

1. Come ti chiami?

  • Virgilio: Publio Virgilio Marone, ma per gli amici… no, in realtà non ho mai avuto un soprannome.
  • Sordello: Sordello da Goito. Nome corto, ma curriculum lungo.

2. Da dove vieni?

  • Virgilio: Dalla campagna mantovana, mica dal centro. Le oche erano più numerose delle persone.
  • Sordello: Da Goito, provincia della provincia. Altro che Mantova città: qui la campagna ti entra in casa senza bussare.

3. Come sei finito in Purgatorio?

  • Virgilio: Tecnicamente… non ci sono finito, sto solo accompagnando Dante. Io sono l’unica guida turistica abilitata del Tour Inferno-Purgatorio.
  • Sordello: Io invece sono di casa. Ma ho una bella vista e faccio un figurone nel canto VI della Divina Commedia.

4. Cosa ricordi di Mantova?

  • Virgilio: Di averla resa famosa… e che non mi hanno dedicato una via o una piazza fino al 1800. Grazie, eh.
  • Sordello: Io invece do il nome alla piazza principale. A volte la vita è questione di marketing.

5. Chi dei due è più importante?

  • Virgilio: A scuola, io.
  • Sordello: Sulla mappa di Mantova, io.

6. Single o ammogliato?

  • Virgilio: Celibe, senza gossip.
  • Sordello: Diciamo… impegnato in missioni diplomatiche sentimentali. Chiedete a Cunizza.

7. Cosa preferite tra la pace e la guerra?

  • Virgilio: Pace, raccontata come fosse guerra.
  • Sordello: Guerra, raccontata come fosse una canzone.

8. Come hai riconosciuto che l’altro era mantovano?

  • Virgilio: Stavo per dire “Mantova…” e lui è saltato su come se avesse sentito l’inno nazionale.
  • Sordello: Oh, quando uno dice “Mantova” ti scatta subito la mantovanità, anche in Purgatorio.

9. Pronuncia una frase in dialetto mantovano

  • Virgilio: “Mi staghi semper dla banda dal furmentùn”.
  • Sordello: “Mi sun quel dal furmài”

10. Com’è Dante dal vivo?

  • Virgilio: Appassionato, un po’ logorroico.
  • Sordello: Ti fa due domande e poi parte con un comizio.

11. Di chi è stata l’idea dell’abbraccio?

  • Virgilio: “Io ho solo detto ‘Mantova’ e mi sono trovato un trovatore addosso.”
  • Sordello: “Colpa mia. In Purgatorio non capita spesso di incontrare un vicino di casa di mille anni prima.”

12. A Mantova ci sono due musei dedicati a Virgilio e nessuno a Sordello: cosa ci racconta questa situazione?

  • Virgilio: Che alla fine la cultura paga.
  • Sordello: Che avrei dovuto scrivere un poema epico invece di rapire Cunizza.

13. Quale sarebbe la prima cosa che faresti se tornassi a Mantova?

  • Virgilio: Mangiare una sbrisolona in riva al lago.
  • Sordello: Parcheggiare in piazza Sordello, tanto è mia.

14. Definisci cosa è per te il fiume Mincio

  • Virgilio: Il filo d’acqua che lega i miei versi alla mia terra.
  • Sordello: Un’ottima scusa per fare battaglie… e grigliate.

15. Se un mantovano ti dice “Tafat”, tu come rispondi?

  • Virgilio: Con un mezzo sorriso e un “tafat anca ti”, perché a certe cose si risponde d’istinto.
  • Sordello: Io invece lo prendo come sfida: o parte una battuta, o parte un colpo di spada, dipende dall’umore.

16. Quest’anno il Mantova sarà promosso in serie A?

  • Virgilio: “Magari… ma anche Enea ci ha messo dieci anni per arrivare a destinazione.”
  • Sordello: “Se serve, scendo in campo in armatura. Magari spavento il portiere avversario.”

Le altre interviste doppie su questo blog

– Luigi Corradi de’ Gonzaga e Cangrande della Scala: un’intervista doppia tutta da scoprire

Le interviste doppie dal vivo dell’Oltrepò

– L’estro del lato destro: gli artisti!

– L’estro del lato destro: i produttori!

– L’estro del lato destro: le internazionali!

– L’estro del lato destro: i naturalisti!

– L’estro del lato destro: i museali!

Tutti i testi del blog http://www.mantovastoria.it sono opera di Giacomo Cecchin

Buon Ferragosto con la checklist per il pellegrinaggio al Santuario delle Grazie (e in regalo una storia in breve dei 600 anni della Fiera)

15 venerdì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Curiosità, Storia Locale

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15 agosto, Checklist, coccodrillo, Ferragosto, Festa dell'Assunta, Giacomo Cecchin, Madonnari, Panino con il cotechino, Pellegrinaggio alle Grazie

Oggi per Ferragosto a Mantova la tradizione è di fare il pellegrinaggio al Santuario della Madonna delle Grazie con alcuni piccoli riti come la messa, il panino con il cotechino e il giudizio delle opere dei madonnari (non sempre in quest’ordine).

Per agevolare questo percorso che pur essendo breve per alcuni mantovani diventa epico ho predisposto una breve checklist per partire preparati che mette insieme praticità, tradizione e un po’ di ironia.

Prima di arrivare alla checklist però vi segnalo due cose:

  • Stasera alle 22.00 sul sagrato delle Grazie
    Pellegrini, viaggiatori e personaggi al Santuario delle Grazie – venerdì 15 agosto 2025 alle 22.00 sul Sagrato del santuario – 600 anni della Fiera delle Grazie in 60 minuti
  • In regalo per festeggiare l’Assunta
    Una storia in breve dei 600 anni della Fiera delle Grazie
    Compilate il form per ricevere il testo

CHECKLIST PER IL PELLEGRINAGGIO ALLE GRAZIE
(Distanza reale: 6 km – Distanza percepita: Santiago di Compostela)

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Le Serre Reali di Laeken a Bruxelles, un paradiso tropicale nel Nord Europa in una doppia pagina su MCG Mantova Chiama Garda

14 giovedì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli

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Bruxelles, Castello di Laeken, Giacomo Cecchin, Giovanna Caleffi, Les Serres Royales de Laeken à Bruxelles, Marco Morelli, MCG, MCG Mantova Chiama Garda, Serre Reali di Laeken, The Royal Greenhouses of Laeken in Brussels, Viaggi

Siete mai stati a visitare le Serre Reali di Laeken a Bruxelles? Siete mai stati a Bruxelles? Ebbene dimenticatevi l’immagine di una fredda città del Nord Europa perché per tre settimane tra aprile e maggio la capitale del Belgio diventa un paradiso tropicale.

Sì perché la famiglia reale Belga apre al pubblico le sue Serre che circondano insieme ad un parco splendido la residenza estiva di Laeken, a pochi chilometri da Bruxelles. Ogni anno cambiano le date di apertura perché seguono l’andare delle stagioni e puntano al periodo di massima fioritura di questi padiglioni in ferro e vetro che ricordano molto la vecchia Inghilterra.

Se vi ho fatto venire voglia di andarci (le informazioni le trovate qui) puntate al 2026 e per qualche anticipazione leggete questo articolo pubblicato su MCG Mantova Chiama Garda con le foto di Giovanna Caleffi.

Le Serre Reali di Laeken a Bruxelles, un viaggio ai tropici in una capitale del nord Europa

C’è un periodo dell’anno in cui a Bruxelles si può fare un viaggio ai tropici tra fiori esotici e al riparo dalla pioggia: è la primavera inoltrata, quando per pochi giorni si aprono le Serre Reali di Laeken. Non è solo una visita botanica, ma un viaggio nella visione imperiale di un re, nella genialità di un architetto e nella vita segreta delle piante più longeve del Belgio. Una storia di ferro, vetro, fiori e clorofilla.

L’origine delle Serre Reali del Belgio

Le Serre Reali di Laeken nascono da un’idea di Re Leopoldo II, che non era solo ossessionato dal Congo ma anche dalla bellezza delle palme. Alla fine dell’Ottocento, decise di trasformare il giardino del castello di famiglia in una specie di paradiso tropicale sotto vetro. Per realizzarlo, si affidò all’architetto Alphonse Balat, mentore di un giovane Victor Horta. Balat disegnò un complesso di serre ispirato al Crystal Palace di Londra, ma con uno stile più neoclassico e decisamente belga. Il primo nucleo fu costruito tra il 1874 e il 1895 e comprendeva il monumentale Giardino d’Inverno, una cupola imponente che ancora oggi toglie il fiato. Dopo la morte di Balat, il progetto fu completato da Henri Maquet e Charles Girault, che ne ampliarono le strutture e ne conservarono lo spirito originario: far sentire i reali belgi (e ora anche i visitatori comuni) in viaggio nei tropici.

L’apertura annuale

Il fascino delle Serre è che non sono sempre visitabili. Aprono solo per tre settimane all’anno, tra aprile e maggio, quando la fioritura è al massimo e Bruxelles si risveglia dall’inverno. In quei giorni, il pubblico può passeggiare tra vetri curvi, palme e fiori, respirando un’atmosfera da romanzo di Jules Verne. La tradizione di aprire le serre risale allo stesso Leopoldo II, che intendeva condividere le meraviglie del giardino reale. Ancora oggi, la visita si fa a piedi, in un percorso obbligato ma suggestivo, tra cupole, corridoi fioriti e viste sul parco.

Il percorso tra le serre

Il percorso di visita è pensato come una passeggiata tra continenti vegetali. Si visitano il Giardino d’Inverno, un colosso di vetro e ferro alto 25 metri, pieno di palme centenarie. Si attraversa la Serra del Congo, testimonianza del passato coloniale del Belgio, con piante tropicali africane introdotte durante l’epoca di Leopoldo II. Ci sono anche le Gallerie delle Fucsia, tunnel incantati decorati da piante pendenti. Lungo il percorso si incontrano fontane, statue, piccole sale con agrumi in vaso: tutto è pensato per sorprendere, anche il silenzio.

Una passeggiata nel parco reale

Il percorso lungo offre anche una passeggiata nel Parco Reale di Laeken, un immenso giardino all’inglese con viali alberati, laghetti e panorami su Bruxelles. Il parco circonda il castello che è una delle residenze ufficiali della famiglia reale belga.  Non mancano angoli per riposarsi, osservare le anatre o lasciarsi ispirare da scorci che sembrano usciti da una tela impressionista. Particolarmente suggestivo è lo stagno circondato da finte e romantiche rovine.

Alcune curiosità sulle Serre Reali

Alcune camelie hanno superato il secolo di vita e formano una delle collezioni più antiche al mondo. Ma il pezzo forte sono le palme: alcune sono talmente alte da sfiorare la cupola del Giardino d’Inverno. Le piante furono in buona parte importate tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento da varie parti del mondo, specialmente dal Congo e dall’Asia tropicale. Tra le rarità, spiccano una cycas revoluta (simile a una palma, ma più antica dei dinosauri) e una strelitzia gigante, meglio nota come “uccello del paradiso”. In tutto, le serre ospitano centinaia di specie, ognuna con la sua etichetta discreta e il suo posto nella grande sinfonia vegetale immaginata da un re.

Una visita alle Serre Reali di Laeken non è solo una camminata tra piante e fiori: è un’esperienza che mescola storia, architettura e natura in uno dei luoghi più insoliti del Belgio.

Il sito ufficiale delle Serre Reali di Laeken
https://www.koninklijke-serres-royales.be/

The Royal Greenhouses of Laeken in Brussels
A Journey to the Tropics in a Northern European Capital

In late spring, Brussels opens a tropical treasure: the Royal Greenhouses of Laeken. Conceived by King Leopold II and designed by architect Alphonse Balat between 1874 and 1895, these monumental glass-and-iron pavilions blend neoclassical elegance with botanical wonder. For just three weeks a year, visitors stroll among century-old palms, rare flowers from Africa and Asia, and curved domes recalling the Crystal Palace. The route winds through the Winter Garden, the Congo Greenhouse, and fuchsia galleries, before emerging into the Royal Park, with lakes, statues, and romantic ruins. A journey where history, architecture, and nature meet under glass.

Les Serres Royales de Laeken à Bruxelles
Un voyage aux tropiques dans une capitale d’Europe du Nord

Au cœur du printemps, Bruxelles dévoile un joyau tropical : les Serres Royales de Laeken. Imaginées par Léopold II et construites par l’architecte Alphonse Balat entre 1874 et 1895, ces pavillons monumentaux de verre et de fer allient élégance néoclassique et merveilles botaniques. Durant seulement trois semaines par an, le public se promène parmi des palmiers centenaires, des fleurs rares d’Afrique et d’Asie, et des coupoles rappelant le Crystal Palace. Le parcours traverse le Jardin d’Hiver, la Serre du Congo et les galeries de fuchsias, avant de s’ouvrir sur le Parc Royal, ses lacs, statues et ruines romantiques. Un voyage où l’histoire, l’architecture et la nature se rencontrent sous verre.

28. Un santuario mariano tra stranezze e curiosità, MCG – Agosto 2025
27. La Madonna del Terremoto, una storia di devozione popolare, MCG – Luglio 2025
26. San Benedetto in Polirone, una chiesa tutta da scoprire, MCG – maggio 2025
25. La Basilica di Santa Barbara, nascosta in Palazzo Ducale, MCG Marzo 2025
24. 5 anni da ricordare per la Rotonda di San Lorenzo, su MCG – Ottobre 2024
23. 5 chiese dedicate a Maria, MCG – Aprile-Maggio 2024
22. Camminare a Mantova, MCG – Febbraio-Marzo 2024
21. Rubens a Mantova, MCG – Dicembre 2023
20. Un crossfit culturale a Palazzo Ducale, MCG – Ottobre 2023
19. Il duomo di Mantova, un cocktail architettonico – MCG Luglio 2023
18. I cinque dilemmi dei mantovani – MCG di Maggio 2023
17. I cinque luoghi cavallereschi – MCG di Dicembre 2022
16. Il lato B di Palazzo Te in 5 particolari lascivi – MCG di dicembre/gennaio 2020
15. Napoleone a Mantova: 5 luoghi da ricordare – MCG di ottobre/novembre 2019
14. 5 anni da dimenticare a Mantova – MCG di agosto-settembre 2019
13. 5 anni da ricordare a Mantova – MCG di giugno-luglio 2019
12. Un safari a Palazzo Te – MCG di aprile-maggio 2019
11. Le torri del profilo di Mantova – MCG di febbraio-marzo 2019
10. Come scegliere il santo giusto a Mantova – MCG di dicembre/gennaio2019
9. Spettri a Mantova che, a volte, sembra la Scozia – MCG di ottobre/novembre 2018
8. 5 curiosità che non conoscevi su Palazzo Te – MCG di agosto/settembre 2018
7. Le particolarità di Palazzo Ducale – MCG di giugno/luglio 2018
6. Una Camera con Vista – MCG di aprile/maggio 2018
5. 5 Gonzaga da non dimenticare – MCG di febbraio/marzo 2018
4. 5 donne dei Gonzaga – MCG di dicembre/gennaio 2018
3. I libri da sfogliare dopo essere venuti a Mantova – MCG di ottobre/novembre 2017
2. I libri da leggere prima di venire a Mantova – MCG di agosto/settembre 2017
1. 5 passaggi segreti da scoprire a Mantova – MCG di giugno/luglio 2017

La Madonna del Terremoto, una storia di devozione popolare, una doppia pagina su MCG – Mantova Chiama Garda

13 mercoledì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando, Storia Locale

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1693, 1759, Chiesetta della Madonna del Terremoto, Giacomo Cecchin, La madonna del Terremoto, Madonna del Terremoto, madonna miracolosa, Mantova Chiama Garda, Mantovagando, Marco Morelli, MCG, Piazza Canossa

La Madonna del Terremoto è una chiesetta che si affaccia su Piazza Canossa, una delle mie piazze preferite di Mantova. La sua è una storia tutta da scoprire che nasce con un terremoto nel 1693 e prosegue con l’edificazione della chiesetta nel 1759. L’interno è pieno di sorprese: dall’immagine miracolosa della Vergine con bambino e santi alle statue delle virtù cardinali, dai capitelli decorati in stucco alle fotografie dei due quadri di Giuseppe Bazzani i cui originali si trovano al Museo diocesano. Ecco un po’ di storie che ho raccontato in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Giugno 2025/Luglio 2025

La Madonna del Terremoto, una storia di devozione popolare

A Mantova piazza Canossa ha tutto quello che le serve: un palazzo nobiliare, un portico scenografico, un’edicola, una fontana e una chiesetta piccola e preziosa. Si chiama Madonna del Terremoto e racconta una storia di devozione che ha coinvolto intere generazioni di mantovani. Edificata nel 1759, ricorda un terremoto che scosse la città nel 1693 ma, soprattutto, la fiducia dei cittadini in un’immagine della Madonna apparsa quasi per caso su un muro scrostato.

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San Benedetto in Polirone, una chiesa tutta da scoprire, una doppia pagina su MCG – Mantova Chiama Garda

12 martedì Ago 2025

Posted by mantovastoria in Articoli, Mantovagando

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Basilica, benedettini, Chiesa abbaziale di San Benedetto in Polirone, Giacomo Cecchin, Giulio Romano, Mantova Chiama Garda, Mantovagando, Marco Morelli, Matilde di Canossa, MCG, monaci benedettini, Monastero, Monastero di San Benedetto in Polirone, Napoleone, San Benedetto in Polirone, San Benedetto Po

San Benedetto in Polirone è una scoperta per i turisti ma soprattutto per i mantovani. E’ un monastero benedettino così importante che qualcuno lo chiama “la Montecassino del nord” e altri “la Cluny italiana”. Sono tantissime le storie e i personaggi legati a questo luogo dalle vicende millenarie. Ho provato a condensarle in questa doppia pagina pubblicata su MCG – Mantova Chiama Garda.

Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Aprile 2025/Maggio 2025

San Benedetto in Polirone, una chiesa tutta da scoprire
Dai monaci benedettini a Napoleone passando per Matilde di Canossa e Giulio Romano

Chi entra oggi nella chiesa di San Benedetto Po spesso non immagina che questo grande edificio, monumentale come pochi altri in pianura, è diventato una chiesa parrocchiale solo in un secondo momento. Per secoli è stato il cuore spirituale di un’abbazia benedettina tra le più potenti dell’Italia settentrionale che qualcuno ha definito “La Montecassino del Nord”. Poi arrivò Napoleone e bastò una firma per sopprimere il monastero e disperdere i monaci: era il 9 marzo del 1797. Fu allora che si decise di demolire l’antica chiesa parrocchiale di San Floriano conservandone solo il campanile. La chiesa dell’abbazia divenne allora quella del paese di San Benedetto Po ma basta osservarne le dimensioni e la facciata per capire che la sua storia veniva da lontano, da molto lontano.

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