La Camera degli Sposi – conosciuta anche come Camera Picta – è un ambiente del Palazzo Ducale di Mantova affrescato da Andrea Mantegna tra il 1465 e il 1474. È considerata una delle realizzazioni più alte e innovative del Quattrocento italiano, non solo per la perfezione del linguaggio prospettico, ma anche per la profondità narrativa delle scene che coinvolgono la famiglia Gonzaga e la loro corte in un racconto figurativo unico.
Non posso dire che lo conoscevo il professor Signorini, l’ho incrociato qualche volta e abbiamo scambiato qualche parola ma niente di più. Anzi mi aveva amichevolmente bacchettato alcune volte via e-mail per una leggerezza sul nome della nana della Camera degli Sposi e per telefono nel caso dell’itinerario sui luoghi che Dante aveva visto a Mantova. Nel primo caso accettai la revisione visto che aveva come al solito ragione e nel secondo aggiunsi un “forse” che magari strappò un sorriso al suo animo goliardico.
Eppure anche se non posso definirlo un amico posso sicuramente considerarlo un maestro per tutto quello che ha scritto e pubblicato su Mantova e sulla sua storia. Soprattutto continuerò a dialogare con lui a distanza per un confronto che nasce dai libri che ha pubblicato e non solo. Ecco perché ho deciso di scrivere questo post, è un grazie per tutto quello che ha scoperto e ci ha lasciato e per tutto quello che si potrà scoprire ulteriormente portando avanti le sue ricerche.
Ecco allora almeno 5 libri che considero dei punti di riferimento nella mia attività di divulgatore, giornalista e guida turistica.
Forse non ci pensiamo, ma in quasi tutti i teatri del mondo si pronuncia il nome di Mantova. Accade quando, indicando il tendaggio che corre sopra il sipario, si parla della mantovana. Eppure il legame tra la città e il teatro non è solo nominale: basta passeggiare tra le piazze e i palazzi per capire che qui ogni angolo è scenografia, ogni spazio è palcoscenico.
Piazza Sordello: il potere in scena
Oggi è il cuore monumentale della città, ma nel Trecento Piazza Sordello non esisteva: c’era il sagrato del duomo e un quartiere medioevale che occupava questo spazio. La piazza la vediamo nella Cacciata dei Bonacolsi di Domenico Morone, dipinto nel 1494 e quindi dopo che i Gonzaga avevano creato lo slargo chiamato all’epoca Piazza Grande di San Pietro. Da sempre Piazza Sordello è un doppio teatro: luogo del potere politico e sagrato della Cattedrale. Un tempo era chiusa da un’esedra cinquecentesca che collegava Duomo e Palazzo Ducale: immaginate l’effetto scenografico… oggi purtroppo perduto.
piazza Broletto e piazza Erbe: le cartoline della Mantova comunale
Le piazze più vissute sono però Broletto ed Erbe, collegate dal sottoportico dei Lattonai che attraversa il Palazzo del Podestà. Qui c’è Virgilio che osserva sornione il mercato dalla sua cattedra universitaria, la torre civica che un tempo era carcere e le tracce di tortura medievale negli anelli posti sotto l’Arengario. Attraversando il passaggio del sottoportico dei lattonai si fa un viaggio al tempo della Mantova medioevale, quella dove il Romeo di Shakespeare langue per la usa Giulietta. Sbucando in piazza Erbe la storia incontra il mercato, il palazzo della Ragione, l’orologio astronomico e la Rotonda di San Lorenzo oltre alla casa del Mercante e al cupolone di Sant’Andrea che custodisce la reliquia del Sangue di Cristo e incombe sui portici che sono il teatro della vita quotidiana.
Camera degli Sposi o Camera Picta? Entrambe le definizioni sono corrette per questo ambiente del Castello di San Giorgio dipinto da Andrea Mantegna su incarico del marchese Ludovico II Gonzaga. Oggi lo definiremmo uno spazio multipotenziale perché rispondeva a più funzioni: studiolo, stanza per ricevere gli ospiti illustri, camera da letto. Con la Camera degli Sposi il Rinascimento è ufficialmente arrivato a Mantova. Un ambiente così pieno di storie, personaggi, curiosità che ogni volta che lo si visita si scoprono dettagli diversi.
E’ per tutti questi motivi che ho scelto quella domenica 16 giugno del 1465 come uno dei 10 giorni che ha cambiato la storia di Mantova.
Perché Andrea Mantegna a Mantova? Cercava il posto fisso…
Andrea Mantegna è il più grande pittore del quattrocento italiano. Nasce ad Isola di Carturo probabilmente nel 1431, il padre lo manda a scuola di pittura dallo Squarcione a Padova e lì il ragazzo inizia una carriera folgorante che poi lo porterà a Mantova nel 1460. Ma perché un artista del suo calibro decide di diventare pittore di corte dei Gonzaga? Io scherzando dico che cercava un posto fisso perché non ne poteva più dei clienti che non capivano la sua arte come accade con Imperatrice Ovetari che gli fa causa per il cantiere della chiesa degli Eremitani a Padova.
Torniamo a raccontare Mantova e le sue meraviglie su MCG – Mantova Chiama Garda con una doppia pagina dedicata ad un crossfit culturale a Palazzo Ducale.
Ecco i testi utilizzati per la pagina e di seguito le pagine singole. Per chi volesse sfogliare MCG on line lo può fare al link seguente MCG Ottobre 2023
UN CROSSFIT CULTURALE A PALAZZO DUCALE Cinque artisti spettacolari per un percorso speciale
Avete mai pensato ad un crossfit culturale a Palazzo Ducale? Sapete cos’è il crossfit?
Si tratta di una disciplina ginnica consistente nell’eseguire movimenti tratti da vari sport (corsa, sollevamento pesi, arrampicata), al fine di esercitare il maggior numero di muscoli possibile. Se volete provare a fare un crossfit culturale a Palazzo Ducale potete mettere insieme 5 pittori diversi per una sorta di esercizio di stile che attraversa circa 3 secoli. Anche se le vendite gonzaghesche e il sacco di Mantova hanno derubato Mantova delle opere dei più grandi pittori italiani, è ancora possibile vedere opere di Pisanello, Mantegna, Raffaello, Giulio Romano e Rubens.
E’ un vero peccato camminare per Mantova immersi nei nostri pensieri senza mai regalarsi una pausa. Ci sono infatti alcune vie e vicoli del centro storico dove basta alzare gli occhi per meravigliarsi.
Nella cinquina numero 14 del libro Mantova, 5 cose che so di lei, potrete scoprire alcuni vicoli o vie di Mantova da percorrere guardando all’insù e la prossima volta che passerete per il centro non potrete più evitarli.
Una di quelle che mi piace di più è via Goito, da imboccare mettendosi alle spalle la Camera di Commercio. Provate a guardare in fondo alla via e, mano a mano che vi avvicinate, vi accorgerete che la facciata della cosiddetta Casa del Cappellaio prende vita.
Non perdete l’occasione di percorre la via quando il sole accende sull’affresco quello che resta dell’azzurro che Mantegna ha voluto per decorare le storie di Alessandro Magno, un colore terso che si vede in pianura solo dopo la pioggia.
Mantova un tempo era multicolore e le facciate raccontavano delle storie: difficile crederlo oggi in un mondo uniforme, fatto di muri color caffèlatte.
E’ anche da questi particolari che si giudica una città: servono a spegnere l’abitudine e ad accendere la capacità di osservare e di meravigliarsi.
In questa Pasqua di Resurrezione vorrei raccontare la storia di una scoperta avvenuta nel 2018 all’Accademia Carrara di Bergamo. Una tavola con la Resurrezione di Cristo attribuita in passato alla bottega di Mantegna o a Francesco, figlio del pittore, è stata riconosciuta come opera di mano di Andrea Mantegna.
Ad effettuare la scoperta è stato il conservatore del museo bergamasco e curatore del catalogo Giovanni Valagussa. In questa piccola tavola c’era sul bordo inferiore una piccola croce su un asta, mai notata da nessuno. Ebbene era difficile pensare che potesse trovarsi lì per caso. Si aggiungono anche alcuni particolari del retro della tavola che fanno pensare potesse essere congiunta ad un altro dipinto.
Giovanni Valagussa pensa che la Resurrezione possa essere associata ad una Discesa al limbo (episodio tratto dai vangeli apocrifici e citato nella Legenda Aurea di Jacopo da Varagine). Considerando le dimensioni della tavola della Carrara e verificando gli altri dipinti noti si vede che l’abbinata sembra funzionare con un’opera di sicura mano di Mantegna conservata nella collezione privata della Fondazione Barbara Piasecka Johnson (che ha sede a Princeton).
Gli approfondimenti confermano l’ipotesi e l’Accademia Carrara di Bergamo si ritrova un secondo Mantegna tra i suoi capolavori. Le ricerche continuano perché ora l’obiettivo è esporre le due tavole congiunte a Bergamo ma soprattutto provare a ricostruire la storia del dipinto che potrebbe appartenere alla cappella del Castello di San Giorgio, una delle prime commissioni di Ludovico Gonzaga per Andrea Mantegna (3 delle tavole sono conservate agli Uffizi).
Due ultime curiosità: 1. La prima è che il dipinto della Discesa del Limbo, oggi conservato nella Fondazione Barbara Piasecka Johnson, passò per Mantova prima di essere messo all’asta. Fu infatti esposto al Museo Diocesano il 3 e 4 dicembre del 2002. Qui trovate la notizia data dall’Adnkronos . 2. La seconda è che ho potuto vedere a brevissima distanza la tavola della Carrara durante una visita che ho fatto nel 2018. Il restauro avveniva nelle sale dell’Accademia sotto gli occhi dei visitatori ed è stata una vera emozione poterne osservare i colori durante la ripulitura e anche i segni del tempo lasciati sul retro della tavola.
Francesco II Gonzaga è un condottiero e un rubacuori. Come soldato è al servizio di molte potenze dell’epoca, dal Papa a Venezia, come tombeur de femme conquista Isabella d’Este (e molte altre donne di cui non abbiamo un elenco preciso). Per me Francesco II e Isabella d’Este sono un po’ come i Sandra e Raimondo del Rinascimento: discutono, battibeccano, litigano in pubblico ma in privato hanno un progetto molto chiaro far diventare duca il figlio Federico. Francesco è sempre un po’ perdente rispetto ad Isabella: rozzo, incolto e donnaiolo lui, elegante, colta e collezionista lei. Eppure se proviamo a staccarci da queste etichette scopriamo che lui ha commissionato a Andrea Mantegna i Trionfi di Cesare, era un combattente impavido (a Fornovo gli uccideranno il cavallo per ben tre volte con lui sopra) e rispettava la moglie (anche se al cor non si comanda e forse ebbe anche una liason amorosa con la giovane cognata Lucrezia Borgia). Ecco allora che se si conosce meglio la sua storia è un po’ riduttivo definirlo “il marito di Isabella d’Este” come ho fatto nel titolo del post.
Mantovastoria prosegue la pubblicazione di una serie di ritratti dei Gonzaga dal capostipite della dinastia Luigi e fino a Ferdinando Carlo, l’ultimo che chiuse la porta su un dominio durato 4 secoli. Dopo l’ultima puntata sarà possibile scaricare una piccola pubblicazione su vita, morte, e in qualche caso miracoli, dei Corradi da Gonzaga.
Auguri e figli maschi… Il sottotitolo che ho scelto è impietoso con il marchese di Mantova che fu un condottiero apprezzato e un uomo di cultura visto che fece realizzare ad Andrea Mantegna il ciclo dei Trionfi di Cesare. Però è vero che la bilancia di coppia pende sempre dalla parte di Isabella d’Este, non a torto considerata la miglior donna del Rinascimento italiano. Io li ho sempre visti un po’ come Sandra e Raimondo: sempre a discutere ma uniti oltre tutto e tutti. Unico problema all’inizio del matrimonio il fatto che Isabella non riusciva a dare un erede maschio al marito. Dopo 10 anni finalmente nel 1500 arriva Federico e la marchesa tira un sospiro di sollievo.
Federico I Gonzaga è una meteora tra i marchesi di Mantova. Rimarrà al potere per soli 6 anni dal 1478 al 1484 ma anche in questi pochi anni lascia un segno commissionando a Luca Fancelli la Domus Nova, la cui facciata si può ammirare anche oggi dal giardino dei Semplici. Federico si trova anche ad affrontare una divisione del marchesato con i suoi fratelli cadetti voluta dalla madre Barbara, visto che il testamento del padre Ludovico non si trova. E’ gobbo e sposerà una gobba come lui, Margherita di Wittelsbach che morirà a soli 39 dandogli però ben sei figli. I tre maschi seguono la tradizione di famiglia: il primo è l’erede, il secondo è cardinale e il terzo soldato. Le femmine invece faranno matrimoni importanti imparentando i Gonzaga con la nobiltà di Francia, gli Sforza e i Montefeltro.
Mantovastoria prosegue la pubblicazione di una serie di ritratti dei Gonzaga dal capostipite della dinastia Luigi e fino a Ferdinando Carlo, l’ultimo che chiuse la porta su un dominio durato 4 secoli. Dopo l’ultima puntata sarà possibile scaricare una piccola pubblicazione su vita, morte, e in qualche caso miracoli, dei Corradi da Gonzaga. Continua a leggere →
Avete mai pensato ad un crossfit culturale a Palazzo Ducale? Sapete cos’è il crossfit? Si tratta di una disciplina ginnica consistente nell’eseguire movimenti tratti da vari sport (corsa, sollevamento pesi, arrampicata), al fine di esercitare il maggior numero di muscoli possibile. Se volete provare a fare un crossfit culturale a Palazzo Ducale potete mettere insieme 5 pittori diversi per una sorta di esercizio di stile che attraversa circa 3 secoli. Anche se le vendite gonzaghesche e il sacco di Mantova hanno derubato Mantova delle opere dei più grandi pittori italiani, è ancora possibile vedere opere di Pisanello, Mantegna, Raffaello, Giulio Romano e Rubens. Eccovi allora la proposta di un crossfit culturale per la prossima volta che andrete a Palazzo Ducale.