Oggi è il 25 ottobre 2025, l’anniversario della battaglia di Agincourt in cui il re inglese Enrico V sconfigge un esercito francese molto più numeroso. Il Teatro offre spunti interessanti per i manager e gli imprenditori. Gli attori devono sentirsi a loro agio nella parte per essere convincenti. Chiunque abbia avuto occasione di parlare davanti ad un pubblico numeroso o semplicemente di fronte ai propri dipendenti sa quanto sia facile risultare scontati o vuotamente retorici. L’imprenditore deve riuscire a stimolare la propria squadra aziendale, spingendola a lavorare insieme per il raggiungimento dei comuni obiettivi. Gli strumenti per farlo sono la parola, il tono, il timbro di voce e, come sempre, i contenuti.
Mantova entra di diritto nella tragedia di Romeo e Giulietta secondo William Shakespeare: qui Romeo si rifugia in esilio, compra il veleno e riceve la “fake news”, la notizia più sbagliata della storia del teatro. Ma tra Shakespeare che copia da Bandello e Dickens che ci stronca, Mantova non esce proprio benissimo.
Lo sapevi che a Mantova Romeo compra il veleno?
Nella tragedia più famosa del mondo, l’esilio di Romeo lo porta diritto a Mantova. Qui riceve la notizia della morte (finta) di Giulietta e qui da uno speziale mantovano acquista la pozione micidiale che lo condanna (forse merito anche della grande rivalità tra Mantova e Verona visto che la vendita del veleno era vietata soprattutto se non avevi la ricetta). Altro che finti balconi veronesi: noi abbiamo una vera farmacia letteraria (che nella città del Festivaletteratura non può mancare).
Frate Lorenzo non aveva WhatsApp
Se Shakespeare avesse scritto oggi la storia di Romeo e Giuletta, la tragedia durerebbe la metà. Un messaggino del frate Lorenzo e Romeo avrebbe saputo che Giulietta non era morta. Ma senza quel “piccolo dettaglio”, addio capolavoro shakespiriano. Morale: i drammi del Bardo funzionano solo offline.
Forse non ci pensiamo, ma in quasi tutti i teatri del mondo si pronuncia il nome di Mantova. Accade quando, indicando il tendaggio che corre sopra il sipario, si parla della mantovana. Eppure il legame tra la città e il teatro non è solo nominale: basta passeggiare tra le piazze e i palazzi per capire che qui ogni angolo è scenografia, ogni spazio è palcoscenico.
Piazza Sordello: il potere in scena
Oggi è il cuore monumentale della città, ma nel Trecento Piazza Sordello non esisteva: c’era il sagrato del duomo e un quartiere medioevale che occupava questo spazio. La piazza la vediamo nella Cacciata dei Bonacolsi di Domenico Morone, dipinto nel 1494 e quindi dopo che i Gonzaga avevano creato lo slargo chiamato all’epoca Piazza Grande di San Pietro. Da sempre Piazza Sordello è un doppio teatro: luogo del potere politico e sagrato della Cattedrale. Un tempo era chiusa da un’esedra cinquecentesca che collegava Duomo e Palazzo Ducale: immaginate l’effetto scenografico… oggi purtroppo perduto.
piazza Broletto e piazza Erbe: le cartoline della Mantova comunale
Le piazze più vissute sono però Broletto ed Erbe, collegate dal sottoportico dei Lattonai che attraversa il Palazzo del Podestà. Qui c’è Virgilio che osserva sornione il mercato dalla sua cattedra universitaria, la torre civica che un tempo era carcere e le tracce di tortura medievale negli anelli posti sotto l’Arengario. Attraversando il passaggio del sottoportico dei lattonai si fa un viaggio al tempo della Mantova medioevale, quella dove il Romeo di Shakespeare langue per la usa Giulietta. Sbucando in piazza Erbe la storia incontra il mercato, il palazzo della Ragione, l’orologio astronomico e la Rotonda di San Lorenzo oltre alla casa del Mercante e al cupolone di Sant’Andrea che custodisce la reliquia del Sangue di Cristo e incombe sui portici che sono il teatro della vita quotidiana.
Sono andato a vedere Rosencrantz e Guildenstern sono morti, una pièce shakespiriana di Tom Stoppard che ho amato profondamente fin da quando vidi il film che vinse a Venezia.
Ecco allora una recensione dello spettacolo che avevo già visto a Verona in una precedente stagione del Festival shakespiriano.
Rosencrantz e Guildenstern sono morti di Tom Stoppard inaugura il festival shakespiriano del Teatro Romano di Verona
Con “Rosencrantz e Guildenstern sono morti” di Tom Stoppard (3,4 luglio) si è aperta l’edizione 2025 del Festival shakespeariano di Verona, che quest’anno ha proposto anche tre riletture originali, in prima nazionale, dei grandi testi del Bardo. Dopo il debutto sono seguite “Otello” riscritto da Dacia Maraini (11-12 luglio), “Riccardo III” con Maria Paiato protagonista (17-18 luglio) e, in chiusura, “La Tempesta” con la regia di Alfredo Arias (24-25 luglio).
E’ una versione diversa rispetto a quella già andata in scena nel 2015 al Teatro Romano di Verona in linea con quello che dice l’autore dell’opera Tom Stoppard e cioè che a sua conoscenza non ci sono mai state due rappresentazioni uguali di questa commedia che deve cambiare per il luogo e per i protagonisti. Alberto Rizzi propone una sua rilettura agile e popolare del testo che mette al centro Rosencrantz e Guildenstern, due personaggi marginali dell’Amleto, trasformati in inconsapevoli protagonisti di un assurdo teatrale. E’ un’operazione riuscita a metà in primo luogo per la scelta di ridurre il cast in scena da 15 a 5 attori e in secondo luogo per la necessità di operare tagli importanti che impoveriscono il meccanismo comico originale.
La storia infatti diverte il pubblico che conosce alla perfezione l’Amleto e assiste ad una sorta di metateatro dove c’è sempre qualcuno che viene osservato e a sua volta osserva gli altri come ad esempio nella famosa scena degli attori dove addirittura possiamo contare 5 piani diversi: il pubblico guarda Rosencrantz e Guildenstern che osservano Amleto vedere la madre e lo zio assistere alla rappresentazione dell’omicidio di Gonzalo.
Molto interessante la scelta della scenografia, ispirata alla commedia dell’arte e ad una sorta di carrozzone degli attori che si trasforma in palazzo, nave, reggia che consente di recitare su un doppio piano come nel teatro elisabettiano. Eppure anche qui il difetto sta che questo baraccone di legno si perde su un palcoscenico importante come quello del Teatro Romano.
I due protagonisti funzionano ma senza riuscirci fino in fondo: Francesco Acquaroli risulta più convincente di Francesco Pannofino che appare più affaticato e non particolarmente convinto. Anche il resto del cast si limita ad una buona esecuzione ma senza troppo smalto.
Io ho visto anche la versione del 2015 andara in scena sempre al Teatro Romano e mi era piaciuta di più per una maggiore coralità e una messa in scena più vicina all’originale di Tom Stoppard.
In conclusione Rosencrantz e Guildenstern nella versione di Alberto Rizzi è uno spettacolo che si lascia seguire, ma che non riesce a fare la differenza nel ricco e ambizioso cartellone di questa Estate Teatrale Veronese.
Com’era la Mantova del 1844? Ce lo racconta Giacomo Cecchin nella puntata di Mantova Segreta dedicata a Charles Dickens. Lo scrittore inglese passò per Mantova venendo da Verona mentre si dirigeva a Milano. La curiosità è che allora come oggi il comportamento dei turisti non cambia: soggiornano con calma a Verona trovandola incantevole e passano di sfuggita per Mantova trovandola suggestiva ma sicuramente con meno appeal della città scaligera. Charles Dickens scriverà di essere arrivato ai “rusty gates of the stagnant Mantua” (alle porte arrugginite della stagnante Mantova). Qui potete vedere la puntata dedicata a Dickens mentre a questo link potete invece guardare tutte le puntate già andate in onda. Continua a leggere →
In occasione del debutto di Talking City (qui trovate tutte le informazioni) a Mantova Lovers porto a 5 i quattro luoghi dove si svolgono le performance artistiche ideate da Federica Restani con Ars Creazione e Spettacolo a partire dai miei testi. Sì perché oramai il 5 è l’unico numero con cui mi confronto ed è divertente raccontare storie d’amore legandole a luoghi mantovani magari minori ma che invece grazie a questo fil rouge prendono vita. Ecco allora i miei 5 luoghi dove parlar d’amore tra duchi, architetti e infelicissimi amanti.
Da quando sono stati scoperti anche gli scheletri abbracciati Mantova è diventata la città dell’amore. Tra l’altro uno scrittore inglese come Aldous Huxley l’ha definita “la città più romantica del mondo con il suo profilo da mille e una notte che si eleva dai laghi”. Senza dimenticare il famoso laghetto a forma di cuore che si trova a Castellaro Lagusello. Perché non provare allora a scegliere 5 storie d’amore per celebrare san Valentino partendo da quelle reali per arrivare a quelle di fantasia che, spesso, sono più vere delle altre. Eccovi una selezione tra Gonzaga, Shakespeare e Rigoletto. Continua a leggere →
Oggi è il 23 aprile 2016 e quattrocento anni fa moriva William Shakespeare. La questione shakespiriana è ancora aperta: è esistito veramente? E se è davvero esistito ha viaggiato in Italia? Girano alcune voci che Shakespeare addirittura fosse italiano e si sarebbe allora chiamato Guglielmo Scuotilancia. E se fosse stato mantovano? Uno dei figli del duca Vincenzo I Gonzaga morto giovanissimo si chiamava Guglielmo Lungaspada e se invece di morire fosse finito in Inghilterra rapito per vendetta dagli amici di quell’ammirabile Critonio ucciso dal duca? Le cose si complicano ma ogni come siano andate c’è da spiegare da dove nasce il titolo del post: da una storia nata a Castel Goffredo, ambientata a Verona e copiata da William Shakespeare. Ecco come andò la storia.
Il nome di Mantova è pronunciato in quasi tutti i teatri del mondo quando guardando in alto, sopra il palcoscenico, si indica la mantovana, un tendaggio di rifinitura che attraversa l’arco scenico sopra il sipario. Naturalmente il nome della nostra città ricorre anche in commedie, tragedie e svariate opere teatrali e liriche ma effettivamente è solo visitandola che se ne possono cogliere pienamente i caratteri fortemente teatrali. Basti pensare alle piazze mantovane, veri e propri palcoscenici su cui si sono recitati alcuni tra i più importanti momenti della storia cittadina. Piazza grande di San Pietro, l’attuale piazza Sordello, vede la cacciata dei Bonacolsi nel quadro di Domenico Morone che rappresenta il colpo di stato gonzaghesco del 1328. Nulla può togliere tuttavia alla piazza il suo essere palcoscenico del potere dei Gonzaga e allo stesso tempo sagrato della cattedrale: un microcosmo che trova il suo eguale in scala minore in piazza Canossa. Peccato sia stata demolita l’esedra cinquecentesca che univa la facciata di Palazzo ducale al Duomo, chiudendo scenograficamente questo spazio urbano.